Celebrazione ecumenica: resoconto e foto

Celebrazione ecumenica: resoconto e foto

 

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Ad un anno esatto dalla firma dello Statuto del Consiglio delle Chiese Cristiane Marchigiane, dandosi appuntamento nello stesso luogo: il centro giovanile Giovanni Paoli II di Montorso – Loreto, le chiese cristiane firmatarie hanno voluto ricordare l’evento con una  mercoledì 13 Giugno 2012 alle ore 19.00.

Il Presidente del Consiglio, don Mario Florio, ha dato il benvenuto ad un centinaio e più di partecipanti ed ha presentato il Consiglio direttivo: la pastora metodista Greetje van Der Veer, vice-presidente, il past. Avventista Michele Abiusi, Segretario e padre Serafino Corallo, ortodosso del patriarcato di Costantinopoli, tesoriere.

Due giovani, Jonathan Benatti e Alan di Liberatore hanno poi introdotto la celebrazione, suonando dei canti dell’innario classico evangelico e ci hanno accompagnato per tutto il tempo.

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Riprendendo il brano delle Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani, I Corinzi 15:51-58 “tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” ogni chiesa (mancavano solo, per cause di forza maggiore, gli Apostolici e la Chiesa Evangelica – Missione pieno Vangelo Marche), ogni chiesa ha preso 10’ per cogliere un aspetto del passo biblico secondo una liturgia che le è propria.

Dopo l’introduzione della Chiesa Metodista con breve meditazione della pastora, abbiamo ascoltato la Chiesa Battista che ci ha presentato Cristo come Colui che serve e ci ha allietato con un coro di giovani “Gesù, dolce musica”.

E’ stata poi la volta degli Avventisti che ci hanno presentato la paziente attesa del Signore e proiettato il canto “Viva speranza”.

La Chiesa Valdese ci ha presentato Gesù come servo sofferente, e la Chiesa Ortodossa, patriarcato di Costantinopoli, tutto cantato (anche la lettura del Vangelo) ci ha presentato l’amore misericordioso di Dio.

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La Chiesa Ortodossa, patriarcato di Bucarest, ha dato il proprio contributo sul tema del Buon Pastore.

Alla Chiesa Cattolica è toccato farci riflettere sul tema Uniti nel Regno di Cristo. Ha concluso la celebrazione la Chiesa Anglicana con una preghiera.

Prima di consumare un buffet preparato dai partecipanti, abbiamo rivisto spezzoni del filmato ripreso lo scorso anno in occasione della firma dello Statuto ed abbiamo ascoltato suor Cecilia, che ci ha parlato delle attività ecumeniche del Centro di Montorso.

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Ora le Chiese si rimetteranno al lavoro comune, perché questo “bebé” che ha compiuto appena 1 anno, possa crescere sano e forte per dare lode a Dio attraverso tutti i suoi esponenti.


Past. Michele Abiusi

Segretario del C.C.C.M.

 

 

 

 

VEGLIA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI – Intervento di S. E. Mone. Piero Coccia (Pesaro, Cattedrale Basilica, 20 gennaio 2012)

VEGLIA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

Intervento di S. E. Mone. Piero Coccia

Pesaro, Cattedrale Basilica, 20 gennaio 2012

TUTTI SAREMO TRASFORMATI DALLA VITTORIA DI GESÙ CRISTO, NOSTRO SIGNORE

(1Cor 15,51-58)

Saluto nella pace del Cristo tutta questa Assemblea liturgica.

Un cordiale saluto lo rivolgo alle delegazioni Luterane, alla delegazione ortodossa e a tutte le componenti delle varie Confessioni Cristiane presenti..

Ci troviamo questa sera per pregare, per riconoscerci nell’unica fede nel Signore, per camminare insieme guidati dalla Parola che risuona nel nostro cuore attraverso l’apostolo Paolo che ci ricorda che “tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore”.(1 Cor 15, 51 -58)

Vorrei soffermarmi con Voi a contemplare l’immenso dono del Cristo vittorioso che ognuno di noi, in modo immeritato, per pura misericordia divina, ha ricevuto per vedere poi a quali conseguenze tale dono ci conduce.

017625 Veglia di preghiera per l'unit+á dei CristianiAnche noi cristiani condividiamo con ogni uomo e ogni donna del nostro tempo il peso dell’attuale frangente storico. La corruzione e la morte sembrano dilagare nella vita personale, familiare e comunitaria delle nostre società plurali. Chi di noi non percepisce ogni giorno nella propria carne il morso della fragilità, soprattutto la nostra incapacità di amare? Chi non soffre davanti alle ferite che tante famiglie subiscono nella propria esperienza affettiva? Chi non si smarrisce di fronte all’insicurezza che l’odierna situazione di crisi economico-finanziaria ha introdotto nel nostro Paese? Chi non sente l’urto della troppa miseria ed emarginazione che attanaglia persone, gruppi, popolazioni intere? Chi non rimane sconcertato quando ascolta le notizie, ancora troppo numerose, di attentati, guerre e violenze che sembrano non poter finire? Non possiamo volgere il nostro sguardo altrove. Ogni fibra del nostro essere grida il bisogno di salvezza! «Chi mi libererà da questo corpo di morte?» (Rm 7,24), supplica altrove l’Apostolo.

La nostra preghiera comune non può prescindere da questo grido che fa di tutti noi una sola cosa. Un grido che condividiamo con tutti i nostri fratelli uomini, di qualunque fede religiosa, e anche con quelli che dicono di non credere o che si ostinano a negare l’esistenza di Dio.

Al nostro grido risponde l’annuncio di una speranza certa: «tutti saremo trasformati … i morti risusciteranno per non morire più e noi saremo trasformati» (1Cor 15,51-52). Una speranza fondata su Colui che ci trasformerà e non sulla nostra capacità di cambiamento. Infatti, l’Apostolo parla esplicitamente «della vittoria per mezzo di Gesù Cristo» (1Cor 15,57). Gesù Cristo, nostro Signore, è il vittorioso. Egli è la nostra speranza.

Noi cristiani, infatti, crediamo nella risurrezione come vittoria sul peccato e sulla morte perché Cristo è risorto. Infatti è Gesù Cristo a dare corpo e figura e avvio alla risurrezione, legandola inscindibilmente alla propria vicenda personale e pertanto sottraendola all’opinabilità e indeterminatezza. Non c’è la risurrezione degli uomini se non nel riferimento alla risurrezione di Gesù Cristo e in questo riferimento la risurrezione degli uomini si compie 2

I cristiani con la loro stessa esistenza dicono al mondo che Cristo crocifisso e risorto è vivo e presente in mezzo a noi. Ebbene in questo annuncio, in Cristo Gesù e nella sua grazia salvifica sta la sorgente perenne dell’unità dei cristiani. Con povertà di spirito, rinnovata dal mistero del Santo Natale, questa sera ci rivolgiamo quindi a Lui. Addolorati per quanto ancora ci divide, ma anzitutto tesi a riconoscerLo come principio dinamico di unità tra di noi.

Annunciare Cristo risorto, speranza del mondo: ecco una strada effettiva e sempre aperta per l’unità dei cristiani.

Anche oggi, nella nostra società affaticata, dove i più vivono sconfortati e sopraffatti dal “mestiere di vivere”, gli uomini, forse inconsapevolmente e a volte addirittura negandolo, attendono l’annuncio del Risorto. Che questo comune nucleo centrale dell’annuncio cristiano ci trovi ancora oggi divisi su alcuni aspetti, chiede a noi un’energica decisione di penitenza e di conversione e di assunzione di responsabilità nei confronti dei nostri contemporanei. Dall’esperienza del Cristo Risorto deve scaturire l’unità tra le nostre chiese e la comune missione.

Da questi atteggiamenti di umile fede scaturisce l’offerta gratuita del Vangelo a tutti i nostri fratelli. Essa sarà l’invito a fare esperienza reale della vittoria del Risorto nell’oggi della storia.

L’esortazione dell’Apostolo – «siate saldi, incrollabili» (1Cor 15,58) – non sta certo a mostrare ai nostri fratelli uomini un’impeccabilità che non abbiamo. La solidità della nostra fede sta nella vittoria di Cristo: di essa noi siamo solo segni viventi, cioè testimoni. L’opera del Signore, infatti, è la trasformazione che la Sua grazia realizza della nostra esistenza, sconfessando la terribile accusa del tragico profeta del nostro tempo il quale parlando dei cristiani tiepidi ed insipidi diceva: “Canti migliori dovrebbero cantarmi, perché io credessi al loro redentore; più redenti dovrebbero apparirmi i suoi discepoli” (F.Nietzsche, Così parlò Zarathustra).

Mostrare la vittoria del Risorto: questo è l’impegno comune prioritario cui siamo chiamati noi tutti, battezzati di ogni Confessione.

Vorrei invitare questa sera tutti i cristiani della Metropolia all’annuncio di Cristo risorto quale via sicura per l’impegno ecumenico. Impegno intrinseco ed imprescindibile per la nostra vita di fede. È questo impegno ad introdurci nella strada della testimonianza. Strada sempre percorribile ma sempre vertiginosa perché ci chiede di pagare di persona. Ma su questa strada, come ci ricorda l’Apostolo, «grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto» (1Cor 15,58).

A Te, Gesù Cristo, vincitore del peccato e della morte questa sera chiediamo di introdurci nel mistero della risurrezione, fonte di unità per tutti i credenti e segno di comunione per tutta l’umanità.

Risana le nostre ferite, aumenta la nostra fede, rafforza la nostra speranza e ravviva la nostra carità. Amen

Intervento di Padre Cipriano Creanca , parroco della parrocchia dell’aeroporto a Sibiu – Romania, nella Veglia in Cattedrale a Pesaro il 20 gennaio 2012

Vostra Eccellenza, cari fratelli

Siamo qui con la benedizione di Mons. Laurentiu Streza Metropolita della diocesi di Sibiu, Romania.

“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” 1 Cor 15,51-58

La Parola di Dio che abbiamo proclamato parla di un cambiamento nella nostra vita.

Gesù Cristo, il nostro Signore, è venuto in questo mondo per insegnarci un nuovo stile di vita.

La chiesa da duemila anni insegna ai suoi fedeli  come bisogna andare dopo  aver ascoltato la Parola di Dio: bisogna amarsi e fare cose buone per tutti.

La chiesa è stata formata da persone che sono andate dopo aver ascoltato Gesù Cristo e la sua parola.

Queste parole di Gesù hanno cambiato loro stessi e la loro vita anche se avevano culture diverse e non si conoscevano.

Come hanno fatto i primi cristiani dobbiamo fare anche noi, fedeli di oggi.: non abbiamo la stessa origine, non parliamo la stessa lingua, ma abbiamo una cosa molto preziosa insieme: il nostro Signore Gesù Cristo e la sua Parola.

Con le nostre preghiere, con il nostro amore, proveremo a cambiare questo mondo.

Bisogna che andiamo sulla strada preparata da Gesù per poter portare la sua luce.

Ringraziamo Dio per questa luce che ha donato a questo mondo.

Preghiamo nostro Signore Gesù Cristo  che questa luce illumini i nostri cuori, le nostre famiglie, le nostre parrocchie, tutti i fedeli  e i popoli di tutto il mondo.

Amen

Rapporto Incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane del 23.11.11

Incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane

Si è svolto a Jesi, presso la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, l’incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane mercoledì 23 Novembre, che ha visto una cinquantina di partecipanti provenienti da Ancona, Pesaro, Urbino, Senigallia, Fano, Jesi, Montemarciano, San Benedetto, Macerata, Tagliacozzo che si sono ritrovati per riflettere sul tema La giustizia che non c’è, la pace che sogniamo Amos 5,11-24

L’incontro fissato per le ore 16.00 ha avuto inizio con mezz’ora di ritardo per permettere a tutti di arrivare, dato il mal tempo e la difficoltà di parcheggiare.

Dopo il benvenuto della chiesa accogliente, un canto (Symbolum) ed una preghiera,

don Vincenzo Solazzi ha spiegato la differenza fra il Consiglio (istituzionale) ed il Coordinamento (incontro informale tra fratelli in Cristo, di varie estrazioni, che si ritrovano per studiare la Parola di Dio, conoscersi meglio, fare amicizia, pregare insieme).

Liliana Anselmi, della Chiesa Avventista ha poi spiegato i punti peculiari di questa chiesa che nasce dal Risveglio millerita della metà del XIX secolo e continua ancora oggi a proclamare il “Ritorno di Cristo” e l’osservanza del Sabato come giorno di riposo, secondo il 4° Comandamento del decalogo.

Il pastore avventista Michele Abiusi ci ha poi introdotti nella lettura del profeta Amos, contestualizzando il periodo storico vissuta dal profeta, il suo messaggio e constatandone la forte attualità ai nostri giorni.

Ci si è poi divisi in 4 gruppi per riflettere insieme sulla tematica presentata.

Ecco quanto è emerso dai gruppi:

Gruppo guidato da Don Vincenzo di Fano, relatore Franco Frontini: si è preso atto dell’attualità dei mali denunciati dal profeta Amos, ingiustizie ieri uguali a quelle di oggi. Si può opporre la coerenza di vita sia del singolo che delle chiese attraverso strumenti sociologici come la denuncia, la condivisione. E’ indispensabile la saldatura tra vita e liturgia.

 

Gruppo guidato da Don Valter di Ancona: è stata fatta una proposta concreta quella cioè di inserire una iniziativa caritativa o che promuova una cultura sociale durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani per collegare la vita alla liturgia. E’ stato evidenziato che nel testo di Amos l’accusa all’élite ingiusta è anche quella di non aver capito il rapporto di Dio con il suo popolo e gli altri: Dio ama in modo particolare il popolo ebraico, ma per quanto riguarda la giustizia tutti sono uguali davanti a Lui. Inoltre ogni partecipante al gruppo ha descritto le iniziativa caritative svolte dalla chiesa di appartenenza. Infine bisogna essere presenti nella vita sociale sia come singoli che come chiese, senza temere di fare politica.

 

Gruppo guidato da don Giorgio di Pesaro, relatrice Maria Paola Ciasca: E’ emerso un egocentrismo diffuso mentre siamo chiamati ad un Cristocentrismo, è una conversione che ci coinvolge direttamente, anche nell’ambito della famiglia, dei vicini, del lavoro ricordando la regola d’oro “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Aiutare, annunciare, diffondere questa cultura cominciando nel dare a “Cesare quel che è di Cesare …” La salvaguardia dell’ambiente, il problema dell’ecologia è un lato della giustizia. E’ stata da tempo avviata la giornata per la salvaguardia del creato ma ancora non si fa molto, potrebbe essere una iniziativa da portare avanti insieme.

 

Gruppo guidato da Anna Mattioni,SAE Ancona, relatore past. Michele Abiusi – Non formalismo ma sostanza. Il credente va su due binari: quello personale e quello delle chiese. Ognuno si impegna secondo il proprio “cuore”, ma anche le Chiese debbono far sentire la loro voce. C’è un sogno ecumenico: anziché stare a dividerci sulle diverse sensibilità, è tempo che uniamo le voci per una giustizia sociale nel nostro territorio, in quello nazionale ed in particolare nei confronti degli immigrati.

E’ seguito un momento di preghiere spontanee, molto partecipato e sentito.

Abbiamo concluso questa parte spirituale, dopo aver ricevuto un segnalibro in ricordo, con il canto Acqua siamo noi ed il Padre Nostro, recitato in circolo, tenendoci per mano.

E’ seguito un momento conviviale, con un ricco buffet preparato dalla chiesa ospitante, che ci ha permesso di consolidare le nostre amicizie.

Ci siamo dati appuntamento per i prossimi incontri, che vorremmo trimestrali, per continuare a riflettere insieme sui seguenti temi:

Cercare la giustizia                                    Sofonia 2,1-3

Giustizia e misericordia                              Osea 10,12-13 e 12,7

Giustizia, via per la pace                                     Romani 14,13-17

Il nostro auspicio è che ci possa essere una sempre maggiore partecipazione, con il coinvolgimento di un maggior numero di membri delle chiese presenti ed un allargamento a chiese non presenti, con il solo e supremo scopo:

                                                                  SOLI DEO GLORIA!

Past. Michele Abiusi

 

AMOS 5:11-24

Introduzione :

                   Il profeta Amos fu contemporaneo di Osea, ma più vecchio; profetizzò quasi due secoli dopo Salomone ed un secolo dopo Elia.  La maggior parte degli studiosi è d’ac-cordo di datare negli anni 783 – 743 a.C. quando Uzia era re di Giuda e Geroboamo II d’Israele (nel dopo scisma).

Amos era un pastore di pecore di Tekoa, località facente parte della tribù di Giuda, nella parte orientale del Mar Morto a circa 8 Km. da Betlemme.

I CONTESTO STORICO

Siamo nel periodo della dominazione Assira che si era indebolita; infatti dopo il regno di Adad-Nisari III, ci fu un periodi di anarchia in cui i sovrani assiri erano incapaci di domare le rivolte dei popoli assoggettati. Questo permise a Geroboamo II di estendere i confini, portandoli a coincidere con quelli del regno di Salomone.

Ciò permise in più ampio controllo delle vie commerciali ed ebbe come risultato un’immensa prosperità economica ed il costituirsi di una ricca aristocrazia dedita ad una vita lussuo-sa.   I ricchi si fabbricavano case per l’estate e dei palazzi d’avorio per l’inverno, nei quali lussureggiavano su cuscini di seta.      Sfruttavano i poveri; l’idolatria e la corruzione erano terribili come pure la licenza nei costumi.

La nazione sembrava dimenticare che l’idolatria aveva sempre portato la miseria e l’obbrobrio, fin dal tempo di
Geroboamo I, quando aveva istituito l’adorazione del vitello nel nuovo santuario di Betel.

II  IL PROFETA AMOS

E’ in questo quadro storico che sorge il profeta Amos, che non è profeta di professione (scuola dei profeti) né membro di quelle comunità monastiche; divenne profeta per vocazio-ne diretta ad opera di Jahweh. Nel suo caso non troviamo una descrizione ampia della vocazione.

Amos, originario del sud, indirizzi la sua profezia alle tribù del nord, contro Samaria ed il santuario di Betel; questa non era la capitale politica ma sembra essere stata la più grande e la più forte fra le città settentrionali.

Era qui che i sacerdoti ed i profeti costruivano le loro case e praticavano la loro religione pagana ed idolatra.

In quel momento di euforia nazionale, in cui niente faceva pensare alla prossimità della catastrofe nazionale che avrebbe scatenato il re d’Assiria, Tiglat Pileser III (745 – 727 a. C.) con le sua conquiste, si fa sentire come tuono foriero di tempesta la voce franca e rude dell’austero predicatore.

Denunciato come un agitatore sedizioso da Amasia, sacerdote di Betel, fu costretto a ritornare alla sua solitudine

Lasciando pendente sul capo dell’accusatore l’annuncio di una morte disastrosa.

Solo in seguito avrebbe messo per iscritto le sue visioni ed oracoli, in uno stile realista, incisivo, cosparso di immagini
campestri, riflesso fedele della sua predicazione di missio-nario rurale.

III  SCHEMA DEL LIBRO

Non esistono ragioni degne di considerazioni per negare ad Amos la paternità del suo libro.

Il suo stile letterario suscita la simpatia dei critici moderni.

Scrive tra il 785 – 750 a.C.   Le sue profezie rivolte ad Israele, possono essere definite “profezie pastorali”.

  1. Condanna delle nazioni: Damasco, Gaza, Tiro, Edom, Ammon, Moab, Giuda ed Israele         capp.1-2
  2. Condanna d’Israele                           capp.3:1-9:10
  3. Promessa di restaurazione                  cap. 9:11-15

Il cap. 5, di cui ora leggeremo alcuni versi, si situa dopo aver presentato il monoteismo assoluto, che è base indi-scussa in Amos: presenta Dio come Creatore, come Colui che agisce nella storia e come l’unico governatore morale di tutte le nazioni.

Al monoteismo si accompagna l’universalismo morale: Dio è visto come il giudice del mondo e considererà i peccati che vanno contro la luce rivelata, anche se la sua giustizia si sposa alla sovrana pietà che garantisce gli scopi salvifici di Dio.

Ora siamo pronti per gustarci la lettura di Amos 5:11-24.

IV  COMMENTO AL BRANO

Il tema affrontato in questi versi è il motivo centrale del libro: LA GIUSTIZIA. 

Amos condanna, in nome di Dio:

  • La vita corrotta della città (costruite case di pietra squadrate, delle vigne pregiate, …)
  • Le ingiustizie sociali (calpestate il povero, opprimete il giusto, accettate regali)
  • La falsa sicurezza dei riti (Io odio e aborro le vostre feste, non prendo gusto nelle vostre riunioni)

E’ una parola all’insegna della SOLIDARIETA’!

Il profeta smaschera la completa decadenza della giustizia, intesa come attività teorica e pratica, distinzione del bene e del male.   Espressione di giustizia nella vita di una comunità è la sentenza giuridica.  All’epoca l’esercizio del potere giuridico era nelle mani di coloro i quali dominavano per posizione di casato.   In caso di lite, erano i giudici presso le porte della città che emanavano la sentenza.

Però il diritto era caduto in mano ai violenti e perciò era stato violato.   La società era divisa in due branche: i poveri ed i miseri, senza aiuto, ed i potenti. 

Negli affari dominava l’inganno, i pesi e le misure erano falsificate, frumento di scarto, invece del buono, era venduto ai poveri.   Contemporaneamente le feste cultuali ed i giorni festivi venivano scrupolosamente osservati.

Amos si scaglia contro questo tipo di religione.

Per Amos essere profeta è credere in Dio e credere ancora nell’uomo: ricercate il bene e non il male, perché viviate! 

V  APPLICAZIONI PER I NOSTRI TEMPI

Viene da chiedersi: ma in che epoca ha vissuto Amos?

Non sembra, forse, la descrizione dei nostri giorni?

Esiste un senso della giustizia, detto naturale in quanto innato, che impegna ognuno ad avere nei confronti del prossimo, criteri di giudizio e di comportamento, rispondenti a giustizia nel senso di onestà, correttezza e non lesività del prossimo.

È in questo senso che la giustizia diviene virtù morale, in base alla quale si osservano regole comportamentali che riguardano sé e gli altri nei doveri e nelle aspettative. La giustizia si traduce comunque in un dovere e in un diritto che coinvolge la persona, è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; questo è l’ufficio che il magistrato deve porre in atto nei tribunali. La giustizia, che è messa in atto sempre come volontà del popolo, è anche azione repressiva, potere legittimo di tutelare i diritti di tutti, quindi rendere a ognuno, nelle circostanze riconosciute, di accordare giustizia ascoltando richieste per essa e in nome di essa accordando ciò che è giusto quando è dovuto e a chi è dovuto.

E allora cosa è la giustizia senza una giustizia sociale, che è invece l’esigenza di sopprimere la miseria, la disuguaglianza, lo sfruttamento, l’oppressione dei lavoratori o dei poveri tramite un programma politico di attuazione di riforme particolari dell’economia e in generale della società.
Oggi la persona e il lavoro devono essere necessariamente al centro dell’economia e della politica globale.

La crisi economica ha prodotto costi umani elevati, ma quest’ultima crisi è solo la più recente manifestazione di profondi squilibri globali che stanno coinvolgendo e rendendo una polveriera tante parti del mondo.

Le differenze tra ceti è cresciuta ed i ricchi sono sempre più ricchi mentre elemento costante è stato il fardello portato dai poveri, dai disoccupati, dai precari, dai giovani senza futuro, dalle donne sempre più bistrattate.

Quando il costo della vita, il prezzo della benzina, i prezzi del cibo e dell’energia aumentano, quando il costo della vita diventa così alto, i poveri, i disoccupati non sono in grado di sostenerli. Quando soddisfare le necessità primarie diviene una lotta quotidiana, i poveri sono senza tutela, e quando non ci sono più mezzi di sussistenza, non ci sono alternative alla vita squallida e senza dignità, per la sopravvivenza e per dare cibo ai figli, ci si ritrova a fare lavoro in nero,a sfruttare il lavoro minorile, talvolta si ruba.

Oggi, anche la classe media è sotto minaccia. La crescente ingiustizia è destabilizzante per tutti e non c’è più fiducia nelle istituzioni.

La dignità umana e il lavoro invece sono e devono sempre essere al centro della vita delle persone, delle famiglie, delle comunità, delle società e dell’economia.
Dal 1919 i principi fondamentali dell’Organizzazione internazionale del Lavoro affermano che il lavoro non è una merce, ma un elemento centrale della dignità umana e che, se si vuole la pace, bisogna coltivare la giustizia sociale.

In Italia, nel 2010 ogni giorno sono andati perduti circa 73.000 posti di lavoro e ogni giorno più di 200.000 lavoratori sono caduti in povertà e il numero dei giovani disoccupati è aumentato di 10,2 milioni rispetto al 2007. Solo una persona su quattro gode di un’adeguata sicurezza sociale. A molti vengono negati i diritti fondamentali sul posto di lavoro e questo significa lavoro in nero, lavoro minorile, discriminazione. E qui, mentre le grandi aziende continuano ad evadere e a fare soldi e fatturato, che versano all’estero e nascondono al fisco, le piccole imprese, quelle che creano la maggior parte dei posti di lavoro, sono duramente colpite e stanno chiudendo le attività.

Per favorire il benessere, rispettando la dignità umana, per favorire la giustizia sociale, COSA POSSIAMO FARE NOI, CHIESE CRISTIANE?

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, c’è una proposta interessantissima  PARTE TERZA LA VITA IN CRISTO

SEZIONE PRIMA LA VOCAZIONE DELL’UOMO: LA VITA NELLO SPIRITO

CAPITOLO SECONDO         LA COMUNITÀ UMANA

ARTICOLO 3                         LA GIUSTIZIA SOCIALE

1943 La società assicura la giustizia sociale realizzando le condizioni che permettono alle associazioni e agli individui di ottenere ciò a cui 
hanno diritto.

1944 Il rispetto della persona umana conduce a considerare l’altro come « un altro se stesso ». Esso comporta il rispetto dei diritti fondamentali che derivano dall’intrinseca dignità della persona.

1945 L‘uguaglianza tra gli uomini si fonda sulla loro dignità personale e sui diritti che da essa derivano.

1946 Le differenze tra le persone rientrano nel disegno di Dio, il quale vuole che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri. Esse devono spronare alla carità.

1947 L‘eguale dignità delle persone umane richiede l’impegno per ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche eccessive. Essa spinge ad eliminare le disuguaglianze inique.

1948 La solidarietà è una virtù eminentemente cristiana. Essa attua la condivisione dei beni spirituali ancor più che di quelli materiali.

Conclusione :

COSA POSSIAMO FARE NOI, CHIESE CRISTIANE? 

Coordinamento chiese cristiane marchigiane

 

CARI AMICI VI INVITIAMO A PARTECIPARE AL COORDINAMENTO DELLE CHIESE CRISTIANE MARCHIGIANE PRESSO LA CHIESA AVVENTISTA DEL SETTIMO GIORNO A IESI.
E’ L’UNICA OCCASIONE CHE ABBIAMO APERTA A TUTTI  PER CONOSCERCI TRA CHIESE CRISTIANE DELLA REGIONE E PREGARE INSIEME.
SONO INVITATI TUTTI SACERDOTI, RELIGIOSI E RELIGIOSE  E LAICI DELLE COMUNITA’ PARROCCHIALI E MOVIMENTI E ASSOCIAZIONI ECCLESIALI.
NELL’ALLEGATO TROVERETE IUL PROGRAMMA PREPARATO DAL PASTORE MICHELE ABIUSI.

SE AVETE PROBLEMI PER ARRIVARCI ,TELEFONATE ENTRO MARTEDI’  A QUESTI NUMERI (  O721 863128   0721 804198) Estella, Paolo, Ludovico, don vincenzo

COORDINAMENTO CHIESE CRISTIANE MARCHIGIANE

MERCOLEDI’ 23  ORE 16

PRESSO CHIESA AVVENTISTA SETTIMO GIORNO A IESI.

Via XX Settembre 2/b – Jesi tel. 347 1154192

Incontro trimestrale di preghiera sul tema:

La giustizia che non c’è, la pace che sogniamo

Programma

ore 16.00              Benvenuto e presentazioni

ore 16.15              Canto e preghiera iniziale

ore 16.20              Differenza fra coordinamento e CCCM        don Vincenzo Solazzi

ore 16.30              Ciò che caratterizza la chiesa ospitante         Liliana Anselmi

ore 16.40              Lettura ecumenica della Parola 

                            Dov’è la giusizia?                                      Amos 5,11-24

ore 16.45              Introduzione al testo                                   past. Michele Abiusi

ore 17.10              Divisione in gruppi di riflessione

ore 17.40              Condivisione delle riflessioni in assemblea

ore 18.00              Preghiere spontanee (“Ascoltaci Signore”)

ore 18.15              Canto finale e preghiera finale

ore 18.20              Un segno per ricordo; creiamo una mailing list

ore 18.30              Buffet

 

Prossimi incontri

Cercare la giustizia                                    Sofonia 2,1-3

Giustizia e misericordia                             Osea 10,12-13 e 12,7

Giustizia, via per la pace                                     Romani 14,13-17

NOTA

La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno è ubicata accanto al Circolo Cittadino.

La si raggiunge imboccando l’arco Clementino del C.so Matteotti, ove c’è l’obbligo di svolta

Comunicato stampa prima assemblea del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche

COMUNICATO STAMPA

Prima assemblea del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche

Al Centro Giovanni Paolo II° di Montorso (Loreto), il 21 ottobre scorso, si è riunito per la prima volta il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche (CCCM), dopo la firma dello Statuto, avvenuta il 10 giugno scorso.

Al momento ne fanno parte dieci Chiese: Cattolica Romana, Ortodossa del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, Ortodossa del Patriarcato di Bucarest, Anglicana, Avventista del Settimo Giorno, Battista U.C.E.B.I., Evangelica Valdese, Evangelica Apostolica in Italia, Evangelica Missione Pieno Vangelo Marche ed Evangelica Metodista.

In questo primo incontro si è proceduto alla elezione del Comitato di Presidenza del CCCM che resterà in carica per due anni. Dopo lo scrutinio a voto segreto (un voto per ogni Chiesa rappresentata) sono stati eletti: il Presidente, D. Mario Florio (Chiesa Cattolica Romana); la Vice-Presidente, Pastora Greetje Van Der Veer (Chiesa Metodista); il Segretario, Pastore Michele Abiusi (Chiesa Avventista del Settimo Giorno); il Tesoriere Padre Serafino Corallo (Chiesa Ortodossa – Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli).1° Cons.Chiese xne Marche

Il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche nasce dal desiderio di testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo in un mondo che appare sempre più lacerato da divisioni e frammentazioni, spesso violente.

Il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche, costituitosi nel decimo anniversario della Charta Oecumenica, ha come obiettivo di superare le divisioni e di annunciare insieme, in modo credibile, il messaggio del Vangelo tra i popoli. Non possiamo ritenerci appagati dell’attuale stato di cose, perché Gesù Cristo, poco prima di morire, ha pregato Suo Padre con le parole: “Che TUTTI siano UNO” (Gv.17,21).

Il CCCM vuole essere un piccolo strumento nelle mani dello Spirito Santo in questa direzione.

La prossima assemblea si svolgerà nella sede del CCCM in Ancona il prossimo 13 gennaio, in prossimità della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Il Comitato di Presidenza del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche.

Statuto del Consiglio delle Chiese cristiane delle Marche

INTRODUZIONE STORICO-ECUMENICA

Nella “preghiera sacerdotale” o, come più modernamente si dice, “preghiera dell’unità” Gesù prega accoratamente il Padre perché conservi i suoi discepoli nell’unità: “E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv. 17,22-23). Il dialogo per l’unità dei cristiani poggia su questo fondamento: alimentare la preghiera di Gesù. Se non si torna a queste radici, il cammino ecumenico fin qui percorso rischia di perdere la sua forza spirituale e di arrendersi di fronte alle difficoltà dovute alla nostra fragilità umana. L’inizio del movimento ecumenico si fa risalire all’assemblea di Edimburgo 1910. Esso si è imposto alla Chiesa considerando la realtà dell’impegno missionario che veniva vanificato e spesso compromesso dalle divisioni delle varie Chiese. La missione senza unità espone l’annuncio del Vangelo al fallimento. L’unità infatti è il segno che dà credibilità all’annuncio. La ricerca dell’unità si impone, di conseguenza, come dovere primario delle Chiese. Tutte queste iniziative sono nate e si sono sviluppate all’interno del Protestantesimo ad opera della comunione anglicana mondiale, a cui va il merito di aver sentito per prima la necessità di un annunzio concorde del vangelo e aver posto chiaramente il problema del riconoscimento reciproco tra le chiese cristiane in base a certi fattori oggettivi di unità, più forti di tutte le divisioni storiche della chiesa (conferenza di Lambeth del 1888).

Quasi subito questo lavoro ha coinvolto le Chiese Ortodosse e spesso anche interlocutori cattolici. Nel 1937 sorge il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), con sede a Ginevra, quale strumento per le Chiese per poterle guidare e coordinare nell’ambito della discussione ecumenica, pur non avendo delle competenze di carattere giuridico negli ordinamenti delle singole chiese. Il Consiglio non sarebbe stato una “super-chiesa”, piuttosto un centro di propulsione al dialogo che avrebbe dovuto ricordare alle chiese la loro responsabilità nel lavoro in prospettiva dell’unità.

Nel 1948, ad Amsterdam, si può procedere alla costituzione ufficiale del CEC, sotto la guida del Pastore Visser’t Hooft, notevole figura di cristiano e di teologo: 147 Chiese ortodosse ed evangeliche figurano tra i membri fondatori. Nel secolo scorso il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli prende delle iniziative mirate allo sviluppo del rapporto con le altre Chiese con le sue tre Encicliche storiche. Nella prima del 1902 durante il Patriarcato di Gioacchino III già viene auspicata una riarmonizzazione delle varie Chiese ortodosse ed il loro rapporto con le altre due linee del cristianesimo (Cattolici e Protestanti), opera grata a Dio. La seconda Enciclica del 1920 del Patriarca di Costantinopoli al titolo Alle Chiese di Cristo nel mondo. Il testo propone una serie di iniziative per favorire la collaborazione tra cristiani di differenti confessioni: suggerisce l’adozione di un calendario comune, la creazione di relazioni tra facoltà teologiche e lo scambio di studenti, la possibilità di studi comuni su motivi di divisione tra le Chiese. Di grandissima importanza è anche la terza Enciclica del 1952 durante il Patriarcato di Sua Santità Atenagora I. Nella prima parte viene affermata la necessità di collaborazione; nella seconda sono indicati in maniera ammirevole i mezzi e i modi per attuarla.

L’opera di riavvicinamento e collaborazione con tutte le Confessioni ed organizzazioni cristiane è obbligo sacro e dovere santo, aspetto che viene messo in rilievo nell’enciclica patriarcale. I rapporti con gli Anglicani risalgono ai tempi della conferenza di Lambeth del 1920. La svolta definitiva è iniziata con Papa Giovanni XXIII, Atenagora I e Paolo VI. I momenti salienti sono notissimi: Gerusalemme 1964, Costantinopoli 1967, Roma 1967; come pure la parola fine posta al triste capitolo delle scomuniche che rappresentò il culmine degli avvenimenti del 1054, decretando la definitiva separazione tra Roma e Bisanzio. Nel contempo inizia anche il cammino teologico, vera sostanza di tutto il discorso di riconciliazione, che si accentra, da parte ortodossa, nel documento finale della Terza Conferenza Panortodossa di Rodi(1964). Non sono mancati in campo cattolico dei profeti dell’ecumenismo, quali ad esempio Anna Maria Vingiani, che, con la sua opera e con la fondazione del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche, di natura interconfessionale), hanno preparato l’approvazione del decreto conciliare Unitatis redintegratio (21 novembre 1964). Analogamente fin dal dopoguerra movimenti come quello interreligioso e interconfessionale dei Focolari e, negli anni 60, il movimento del Rinnovamento nello Spirito Santo hanno fermentato l’ambiente cattolico in senso ecumenico. E’ così potuto nascere nel 1960 prima il Segretariato Vaticano e poi il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani con le grandi figure del card. Bea e del card. Willebrands. Il Concilio Vaticano II, dopo aver esposto la dottrina sulla Chiesa, e desideroso di ristabilire l’unità fra tutti i discepoli di Cristo, propone a tutti i cattolici “gli aiuti, i metodi e i modi, con i quali possono essi stessi rispondere a questa vocazione e grazia divina” (UR 1) dell’ecumenismo.

Il concilio presenta quattro principi direttivi per il cammino ecumenico. Anzitutto distinguere la sostanza della verità cristiana dal suo rivestimento espressivo. Si tratta del problema vasto del rapporto tra fede e cultura. Il rivestimento è necessario: trasmette, traduce, rende vicino ciò che altrimenti resterebbe lontano e inaccessibile. Ma nemmeno lo si può assolutizzare: diventerebbe un ostacolo per la conoscenza della Parola di Dio. Il secondo principio riguarda la cosiddetta “gerarchia delle verità” con cui si afferma il primato e la centralità di Cristo. E le Chiese debbono tornare a concentrarsi sempre e solo su Cristo. Il cammino ecumenico, in terzo luogo, si deve ispirare alle leggi del dialogo non solo tra i singoli membri della stessa Chiesa, ma anche tra le singole Chiese particolari e le diverse confessioni cristiane. Infine il Concilio invita a tener conto della diversità delle situazioni perché l’ecumenismo diventi progetto concreto, e perciò articolato. Se gli interlocutori vanno presi sul serio, bisogna costruire il dialogo a partire dalle diversità. Paolo VI nella sua prima enciclica “Ecclesiam suam” (1964) pone il suo pontificato sotto l’insegna del dialogo. Si deve mettere in evidenza quanto è comune prima di passare all’analisi di quanto divide. Gli sforzi ecumenici di Paolo VI hanno trovato continuazione nel pontificato di Giovanni Paolo II. L’importanza che il Papa attribuisce all’ecumenismo risulta chiara specialmente nella sua enciclica Ut unum sint (1995) sull’impegno ecumenico. I teologi cattolici hanno partecipato a dialoghi bilaterali e a quelli multilaterali della Commissione “Fede e costituzione”, contribuendo alla pubblicazione di vari documenti ecumenici. Ricordiamo il “Rapporto di Malta” (1968), il Documento di Lima “Battesimo, Eucarestia, Ministero” (BEM:1982) e “Confessare una sola fede”(1992). Ma l’ecumenismo si fa strada anche tra le chiese protestanti: Nel 1973 a Leuenburg (Basilea) le chiese evangeliche luterane e le chiese riformate sottoscrivono una formula di Concordia che ristabilisce la comunione tra loro dopo oltre 4 secoli di separazione. A Porvoo (1992) infine si ristabilisce la piena comunione e lo scambio di ministri tra la Comunione Anglicana e le chiese luterane baltiche dotate di episcopato storico.

Particolare importanza riveste poi la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale, firmata solennemente ad Augsburg il 31 ottobre 1999 e, successivamente, dal Consiglio Mondiale Metodista. L’elemento decisivo della Dichiarazione è rappresentato dal fatto che il documento non è stato sottoscritto dai teologi o gruppi da teologi ma dalle stesse Chiese. E proprio in questo va individuata la differenza qualitativa di questa Dichiarazione rispetto agli altri documenti ecumenici.

Il 1959 vede la nascita di una nuova struttura ecumenica europea costituita da Chiese ortodosse, protestanti, anglicane e vecchio-cattoliche: la Conferenza delle Chiese Europee (KEK) che oggi conta 126 Chiese-membro. Obiettino della KEK è la promozione del dialogo tra le Chiese cristiane del continente europeo. La KEK è stata la promotrice, insieme al Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), delle tre assemblee ecumeniche europee tenutesi a Basilea (1989), Graz (1997) e a Sibiu (2007). L’ultimo documento sottoscritto dalla Conferenza delle Chiese Europee e dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee è la Charta oecumenica. Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa (2001). Le Chiese europee, in un tempo caratterizzato da un accentuato pluralismo culturale, ma anche dal fenomeno della globalizzazione economica e culturale, intendono impegnarsi con il Vangelo per la dignità della persona umana, creata a immagine a Dio, e contribuire alla riconciliazione delle chiese cristiane, delle religioni abramitiche e di tutti i popoli e le culture.

Il Movimento Ecumenico nelle Marche

Negli ultimi decenni le Diocesi delle Marche si sono interrogate in ordine alla ricezione del Concilio nelle nostre Chiese locali prima attraverso incontri di Ecumenismo Teologico e successivamente con iniziative di Ecumenismo pastorale e spirituale che progressivamente hanno interessato tutta la regione ecclesiastica.

L’Istituto Teologico Marchigiano, nella duplice sede di Ancona e Fermo, specie a partire dal documento del 1993 del Pontificio Consiglio sulla formazione ecumenica degli aspiranti agli ordini sacri, ha promosso il corso di Ecumenismo e Seminari teologici che hanno coinvolto, oltre gli studenti, preti e laici sensibili della regione con la partecipazione di eminenti docenti anche di altre Confessioni. Anche gli Istituti di Scienze Religiose della Regione si sono aperti alla formazione ecumenica con piccoli corsi accompagnati da Seminari teologici a livello di Diocesi o Metropolia.

Di particolare rilievo sono stati due convegni teologico–pastorali svoltisi a Loreto in occasione del grande Giubileo del 2000. Il primo, nel febbraio 2000, un Simposio teologico tra il Patriarcato della Chiesa Ortodossa Russa e la Chiesa Cattolica delle Marche che ha visto la partecipazione diretta del Patriarcato. Nel Natale successivo una delegazione della nostra Chiesa ha incontrato il Patriarca portando doni e messaggi dei nostri Vescovi. Il secondo, nel giugno 2001, un Convegno sulla “Charta Oecumenica” all’indomani della sua pubblicazione. Entrambi i convegni sono stati aperti dalla Lectio Magistralis del Card Kasper con relazioni e approfondimenti di teologi e pastori delle diverse Confessioni cristiane e partecipanti da tutta la regione.

L’Ecumenismo pastorale e spirituale in Regione, oltre all’impegno di ogni singola Diocesi, specie in occasione della Settimana per l’Unità dei Cristiani, è stato anche stimolato da un cammino ecumenico tra Chiese Locali e Parrocchie cristiane in Europa. Questo movimento ha portato le parrocchie e i monasteri ad essere partecipi di una pastorale ecumenica, ha favorito il nascere delle Commissioni diocesane e parrocchiali per l’ecumenismo, ha attivato un coinvolgimento della Caritas regionale come è accaduto con i cattolici di Romania e Albania e con la Chiesa Ortodossa Serba nella ricostruzione di un monastero ortodosso.

L’Ecumenismo spirituale in Regione si è concretizzato prima attraverso il Coordinamento delle Chiese Cristiane e successivamente attraverso la Commissione Ecumenica regionale presieduta da un Vescovo Delegato. Il Coordinamento delle Chiese cristiane delle Marche è esperienza ecumenica e occasione di crescita spirituale, incontro, amicizia, conoscenza, preghiera, lettura delle Scritture e riflessione su esse. Il primo incontro si è tenuto nel 1998 ad Ancona, dove si è riunito un piccolo gruppo di cristiani appartenenti alle chiese Cattolica, Evangelica, Ortodossa Romena, Valdese. Successivamente sono entrati a far parte del Coordinamento il Segretariato Attività Ecumeniche di Ancona, la Chiesa Avventista del Settimo Giorno di Iesi, la Chiesa Ortodossa di Costantinopoli. Il Coordinamento ha aiutato il superamento di pregiudizi, divisioni e steccati e ha generato legami di vera fraternità in Cristo. Gli Incontri del Coordinamento sono avvenuti con una certa regolarità e in modo itinerante in diverse diocesi e le presenze sono state sempre più numerose, animate da fraternità e spirito ecumenico.

Quasi da una “costola “ del Coordinamento è nata la proposta di realizzare un Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche, un organismo ufficiale sullo stile del Consiglio delle Chiese di Milano che da anni operava con frutto.

La Commissione Regionale per l’Ecumenismo e il Dialogo presieduta da Mons Edoardo Menichelli ha preparato la bozza di statuto che successivamente è stata approvata dai Vescovi e dai rappresentanti di alcune chiese cristiane delle Marche. La Charta Oecumenica per l’Europa è il punto di riferimento per quanto riguarda gli ambiti di azione pastorale. Il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche nasce dunque in un contesto ecumenico già avviato il cui frutto più bello e carico di speranza è costituito da giovani europei di diversa confessione che da tre anni di incontrano presso il Centro Giovanni Paolo II in Loreto in un meeting ecumenico di cattolici, ortodossi, anglicani e luterani. Una esperienza nuova in Europa che coinvolge i responsabili della pastorale giovanile di alcune chiese locali di diversa Confessione e apre al futuro.

In questo orizzonte regionale il nascente Consiglio delle Chiese cristiane costituisce un punto di riferimento essenziale e uno strumento di proposta per il cammino futuro dell’ecumenismo. Esso è un dono del Signore che ci permette di fissare insieme lo sguardo su Gesù autore e consumatore della fede (Eb12,2) sulla scia del primo pellegrinaggio ecumenico regionale in Terra Santa del 2005, che aveva come tema “volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”.

STATUTO E REGOLAMENTO

Premessa

Dopo le fraterne e feconde relazioni sviluppatesi nell’ambito del Gruppo di Coordinamento delle Chiese Cristiane della regione Marche, istituito de facto nel 1998 per iniziativa di alcuni rappresentanti della Chiesa Cattolica, delle Chiese Evangeliche e della Chiesa Ortodossa di Romania, è nata, sempre più forte e condivisa, l’esigenza, anche da parte di tutti i fratelli che nei dieci anni di cammino si sono aggiunti a tale esperienza di ecumenismo di popolo, di dare

– una “veste” più formale a tale unione di cristiani per la reciproca conoscenza, collaborazione ed edificazione spirituale;

– un vincolo più forte, nella verità e nella carità, per tutti i componenti, capace di una più incisiva rappresentatività ad extra per la piena e visibile unità di tutti i credenti in Cristo;

– un’ origine e un modus operandi collegiali alle scelte e alle iniziative comuni

– uno strumento di cooperazione né burocratico, né dirigistico, ma finalizzato, nella sostanza e nello stile, ad un’azione pastorale di carattere ecumenico.

A tal fine si è pensato di costituire il Consiglio delle Chiese della regione Marche, aperto a tutti i fratelli cristiani che vogliono, insieme nella diversità, testimoniare e confessare il Cristo crocifisso e risorto, unico e comune Signore e il Suo Vangelo di giustizia, speranza e salvezza per l’intera umanità, in un mondo e in un tempo di grandi domande e sfide culturali, morali e spirituali.

Aderiscono le segg. Chiese:

Chiesa Cattolica

Chiesa Ortodossa romena

Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli

Chiesa Avventista del settimo giorno

Chiesa Valdese

Chiesa Anglicana

Chiesa Battista U.C.E.B.I.

Chiesa Evangelica Apostolica in Italia

Chiesa Evangelica Pieno Vangelo

Chiesa Evangelica Metodista

Statuto

Art. 1

Il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche è una unione di Chiese e Comunità che confessano il Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore secondo le Sacre Scritture e le rispettive Tradizioni e Discipline, cercando di adempiere alla comune vocazione alla gloria di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Art. 2

Il Consiglio ha sede in Ancona.

Esso è costituito dalle Chiese che sottoscrivono il presente Statuto.

Eventuali nuove adesioni sono deliberate dall’Assemblea del Consiglio, secondo le modalità indicate all’art.10.

Art. 3

Il Consiglio si propone le seguenti finalità:

a) testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo;

b) coltivare nelle Chiese una mentalità e una prassi ecumeniche;

c) favorire la corretta e reciproca conoscenza delle Chiese;

d) studiare e sostenere insieme attività ecumeniche;

e) diffondere l’informazione sulle attività del movimento ecumenico;

f) cercare risposte comuni ai problemi religiosi ed etici che interpellano la fede cristiana;

g) proporre orientamenti e iniziative di pastorale ecumenica;

h) discutere e affrontare con parresia evangelica e carità fraterna eventuali problematiche tra le Chiese;

i) prestare attenzione alla correttezza dei fatti e delle notizie relative alle Chiese nei diversi mezzi di informazione e comunicazione sociale.

Art. 4

Tutte le Chiese, presenti per delegazioni, hanno nel Consiglio posizione paritetica ed esprimono ciascuna un solo voto all’interno dell’Assemblea. Esse comunicano ogni due anni i componenti delle proprie delegazioni ed il rispettivo portavoce.

Ogni delegazione può essere composta da 1 a 5 membri

Art. 5

Il Consiglio delle Chiese si riunisce in Assemblea ed è coordinato dal Comitato di presidenza. Ciascun membro delle delegazioni ha in Assemblea voce consultiva.

Art. 6 L’Assemblea è costituita dalle delegazioni delle Chiese aderenti.

Essa:

– delibera in merito all’attuazione delle finalità del Consiglio;

– valuta proposte di iniziative ed attività comuni;

– fissa temi di riflessione comune;

– autorizza partecipazioni del Consiglio a manifestazioni esterne.

L’Assemblea elegge, al suo interno, un Presidente ed un Comitato di presidenza; è convocata dal Presidente almeno due volte l’anno ed è validamente costituita con la presenza dei 2/3 delle delegazioni delle Chiese aderenti.

L’Assemblea delibera all’unanimità. nei seguenti casi:

1. modifiche del presente Statuto;

2. richiesta di adesione di nuove Chiese come membri del Consiglio Regionale;

3. pubblicazione di documenti ufficiali riguardanti temi particolarmente delicati in materia di etica e di teologia, fatta a nome del Consiglio.

Eventuali questioni procedurali e organizzative sono, invece, decise a maggioranza. Il voto è espresso in modo palese, fatta eccezione per le elezioni di persone.

L’Assemblea, ove lo ritenga opportuno, può operare attraverso Commissioni da essa costituite e formate dai membri delle diverse delegazioni. Può autorizzare, all’unanimità, la partecipazione ai propri lavori di osservatori e consulenti.

Art. 7 (cfr. Art. 1 Regolamento di attuazione)

Il Comitato di presidenza opera collegialmente e si compone di quattro membri appartenenti a Confessioni diverse, con le funzioni di Presidente, Vicepresidente, Segretario e Tesoriere.

I membri del Comitato restano in carica per due anni e sono rieleggibili.

Il Comitato:

– porta ad esecuzione le decisioni assunte dall’Assemblea;

– coordina le iniziative delle Commissioni;

– rappresenta il Consiglio nelle sedi istituzionali;

– garantisce il rispetto dello Statuto.

Art. 8 (cfr. Art. 2 Regolamento di attuazione)

Le Commissioni sono l’organo operativo del Consiglio.

Esse:

– danno pratica attuazione alle finalità del Consiglio delle Chiese, ai programmi annuali e alle iniziative indicate e richieste dall’Assemblea;

– in collegamento con il Comitato di Presidenza, si danno metodi e tempi di lavoro ed agiscono nell’organizzazione di incontri e/o manifestazioni.

Art. 9

Il Consiglio si sostiene con il contributo ordinario delle Chiese aderenti fissato a maggioranza dall’assemblea. Può ricevere offerte e sussidi straordinari finalizzati al sostegno delle proprie attività ecumeniche.

Art. 10

Le Chiese che intendano aderire al Consiglio devono inoltrare al Comitato di Presidenza apposita domanda firmata dal proprio legale rappresentante, indicante nome ufficiale, sede pubblica e riconosciuta, nonché dichiarazione di accettazione dello Statuto. Verificata la documentazione il Comitato di Presidenza sottopone la domanda all’Assemblea del Consiglio che delibera all’unanimità.

Art. 11

Le variazioni al presente Statuto sono deliberate all’unanimità dall’Assemblea, previo assenso formale ricevuto dalle Chiese aderenti al Consiglio.

Norma finale

Il presente Statuto entra in vigore a seguito dell’approvazione formale delle Chiese componenti il Consiglio.

Regolamento

 

Art. 1. Comitato di Presidenza (Cfr. art. 7 Statuto).

I membri del Comitato di Presidenza (CdP) sono eletti dall’Assemblea, secondo le modalità di cui agli artt. 4 e 6 dello Statuto. Essi agiscono a servizio e in rappresentanza dell’intero Consiglio e non delle singole Chiese di appartenenza.

Il Cdp opera collegialmente ed attua le deliberazioni assunte dall’Assemblea.

Le elezioni di tale organismo hanno luogo, a cadenza biennale, nel mese di giugno, durante la prima riunione dell’Assemblea dopo la festa di Pentecoste.

Le competenze dei membri del CdP sono le seguenti:

a) Il Presidente:

– convoca e presiede i lavori dell’Assemblea;

– rappresenta il Consiglio di fronte alle istituzioni civili ed ecclesiali e ne è il portavoce;

– firma la documentazione e corrispondenza ufficiale.

b) Il Vicepresidente:

– esercita le competenze del Presidente in sua assenza;

– ha funzione di collegamento tra il CdP e le Commissioni del Consiglio.

c) Il Segretario:

– redige il verbale dell’Assemblea ed introduce gli eventuali emendamenti per la sua approvazione;

– cura il disbrigo della corrispondenza assieme al Presidente;

– tiene i rapporti con i vari membri del Consiglio.

d) Il Tesoriere:

– cura la contabilità;

– tiene i rapporti con gli Istituti di credito;

– promuove il reperimento di offerte e sussidi straordinari finalizzati al sostegno delle iniziative ed attività ecumeniche e ne propone l’accettazione al CdP.

Art. 2 Commissioni (Cfr. art. 8 Statuto)

Nel Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche operano, su mandato dell’Assemblea, quattro Commissioni con competenze propositive ed operative.

Ogni membro può far parte al massimo di due Commissioni.

Ogni Commissione individua al proprio interno un moderatore.

Tali organismi possono avvalersi, se necessario, di esperti convocati dal moderatore.

Le competenze delle Commissioni sono le seguenti:

a) Commissione teologico- pastorale- culturale:

– esamina e propone all’Assemblea orientamenti ed iniziative a carattere teologico, pastorale e culturale;

– organizza incontri a carattere ecumenico-culturale;

– esamina e propone soluzioni per le eventuali situazioni di incomprensioni e divergenze tra le Chiese membro.

b) Commissione liturgica:

– cura e coordina la preparazione delle celebrazioni ecumeniche con particolare attenzione alle diverse sensibilità, discipline e tradizioni.

c) Commissione informazione e comunicazione:

– prepara e propone materiali per la migliore conoscenza delle Chiese membro;

– propone ai mezzi di comunicazione sociale notizie su avvenimenti della vita delle Chiese e dell’Ecumenismo;

– segnala alle Chiese del Consiglio eventuali pubblicazioni o notizie inesatte sulla loro fede e vita e collabora con esse per le opportune rettifiche e la diffusione di una corretta informazione al riguardo.

d) Commissione pace, giustizia e salvaguardia del creato:

– propone e organizza incontri per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato condividendo le diverse sensibilità dottrinali, etiche e sociali al riguardo;

– raccoglie e studia materiali di approfondimento o di diffusione riguardanti il rapporto tra testimonianza di fede ed impegno sociale;

– promuove e favorisce tutte le iniziative dirette al rispetto della libertà, della dignità e dei diritti fondamentali della persona umana.

ATTO DI COSTITUZIONE

Il giorno 10 giugno 2011 si sono riuniti i rappresentati delle seguenti chiese cristiane delle Marche per apporre la loro firma a questo statuto e regolamento del Consiglio delle Chiese cristiane delle Marche:

S.E. Mons. Edoardo Menichelli

Chiesa cattolica delle Marche _____________________________________________

Padre Joan Radu

Chiesa ortodossa romena _____________________________________________

S.E. Gennadios Zervos

Patriarcato di Costantinopoli ______________________________________________

Pastore Michele Abiusi

Chiesa Avventista del settimo giorno ______________________________________________

Pastora Maria Bonafede

Moderatora della Tavola Valdese ______________________________________________

Rev. Jonathan Boardman

Chiesa Anglicana ______________________________________________

Pastore Raffaele Volpe

Chiesa Battista U.C.E.B.I. ______________________________________________

Pastore Marco Sammartino

Chiesa Evangelica Apostolica in Italia ______________________________________________

Pastore Giuseppe Mascari

Chiesa Evangelica Pieno Vangelo Marche ______________________________________________

Diacona Alessandra Trotta

Chiesa Evangelica Metodista _____________________________________________