Gallerie fotografiche del viaggio ecumenico ai luoghi di Lutero del gruppo cattolico italiano e luterano danese

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9 agosto 2016 – I giovani di alcune parrocchie marchigiane hanno incontrato i giovani europei del meeting ecumenico a Montorso (foto)

Un’esperienza bella e arricchente

INCONTRO ECUMENICO CON LA CHIESA LUTERANA DI SVEZIA


FANO- E’ sempre un’esperienza bella e arricchente ritrovarsi con fratelli di altre confessioni cristiane per un confronto, uno scambio di opinioni e di vita… e poi la preghiera insieme, la condivisione della stessa mensa. Sabato 24 ottobre alla Gran Madre di Dio e domenica 25 alla Santa Famiglia ci siamo incontrati con Padre Sverker e altri sei confratelli e consorelle Pastori della Chiesa Luterana di Svezia della stessa diocesi, con i quali da qualche anno si è aperto un dialogo ecumenico molto cordiale, iniziato al Meeting europeo dei giovani a Loreto e fatto di visite ricambiate, contatti via mail, ricordo reciproco nella liturgia festiva…Stiamo coinvolgendo anche la parrocchia di Bellocchi, presente in questi due giorni con alcuni laici interessati, nella prospettiva di poter iniziare gemellaggi tra comunità della nostra e della loro diocesi, come già esistono con parrocchie ortodosse e anglicane. Questo cammino avrà una tappa importante nel gennaio prossimo, durante la Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani: al termine della Veglia in Cattedrale ci sarà la firma di un Atto ecumenico di impegno a camminare insieme tra le nostre parrocchie. Era presente anche P.Constantin della Chiesa Ortodossa Rumena: insieme abbiamo pregato lo stesso Padre del cielo per i problemi che affliggono l’umanità e perché i cristiani delle varie confessioni diano testimonianza di unità – anche se non piena – una diversità riconciliata: la conoscenza fa crescere il rispetto e la stima, l’amore fraterno e la possibilità di far risplendere nel mondo la bellezza del Vangelo di Cristo.

Don Giuseppe Marini

Da “Il Nuovo Amico”  01-11-2015 N. 38

una esperienza arricchente

ALLA GIORNATA PER LA SALVAGUARDIA DEL CREATO FAMIGLIE CRISTIANE E ISLAMICHE

Camminare insieme, custodire la casa comune

“Coltivare e custodire il creato” è un compito che Dio assegna a ciascuno di noi. Ci chiede di “far crescere il mondo con responsabilità”, impreziosendolo perché sia “un giardino, un luogo abitabile per tutti”.

Naturalmente non si tratta solo del rapporto tra noi e l’ambiente, tra noi e il creato, ma di qualcosa di più, che “riguarda gli stessi rapporti umani”.

Sono alcune parole di Papa Francesco. Vi è riflesso il suo pensiero sull’ambiente.

Nell’Enciclica Laudato Si’, il Papa arricchisce di argomentazioni la posizione della Chiesa, auspicando che si formi nella società una vera e propria “cittadinanza ecologica”.

Assume per questo un particolare significato la bella iniziativa Camminare insieme, custodire la casa comune, svoltasi a Borgo Santa Maria il pomeriggio di domenica 4 ottobre, nella ricorrenza della festa di San Francesco D’Assisi.

Gi organizzatori, hanno voluto dare all’iniziativa un carattere ecumenico, allargandola ad ogni confessione d’ispirazione cristiana e ad altre fedi religiose.

Erano presenti in tanti. Molti giovani e anche famiglie, tra queste anche alcune musulmane.

A guidare la camminata su per il crinale che, dal piano della vecchia Chiesa di Borgo Santa Maria, conduce su al nucleo storico del paese, Don Giorgio Paolini e Don Mario Florio.

Suggestive e toccanti le tappe realizzate durante il percorso, intercalate da riflessioni.

Oltre ai due Parroci, hanno letto brani tratti dall’Enciclica Laudato Si’ e dal messaggio dei Vescovi, in occasione della 10° Giornata per la custodia del creato, i rappresentanti di altre Chiese, quella Anglicana e Ortodossa, e religioni, quella islamica.

Costante lungo il cammino il pensiero a San Francesco e alla sua esperienza di vita terrena.

E’ davvero straordinario che sia stato proprio San Francesco, nella sua assoluta povertà, a donarci, poco prima della sua morte, il Cantico delle Creature, uno deitesti più belli della letteratura italiana, dalle origini. Ma il creato parla anche alle persone comuni. Parla anche a noi, eccome. Parla a ogni cuore, anche ai pi

ù dubbiosi e increduli.

Se si porge l’orecchio, ci si accorge come questo messaggio sia un invito alla riconciliazione, poiché ci richiama all’umiltà e soprattutto alla modestia.

Oggi che prima di “essere” è di moda “sembrare”, per apparire, mentre i segni di questa vanità diffusa sono visibili in molte espressioni degenerate della società contemporanea e purtroppo, non solo nella politica.

Crediamo sia anche per questo che Papa Francesco non m

Ecco che quello del creato e delle sue creature diventa il vero linguaggio universale, più potente di qualsiasi esperanto. Ci piace allora lasciarci trasportare e concludere questa breve nota con le parole di Von Balthasar: “Una canzone dorme in ogni cosa. E’dato all’uomo semplice di poterla ascoltare”.anchi ogni giorno di ricordarci le nostre cadute e le nostre fragilità di fronte alle mode e al consumismo.

Gianluigi Storti

Copyright (c)2015 Il Nuovo Amico, Edition 11/10/2015

Testimonianza della pastora valdese Giuseppina Bagnato di Rimini

I media hanno dato immediatamente risalto alla visita senza precedenti di papa Bergoglio presso il tempio valdese di corso Principe Oddone di Torino. Le mura, la posizione di quella chiesa, hanno un profondo significato per la memoria di un popolo che assieme all’ebraismo italiano, conosce il senso del sopravvivere al ghetto, del sopravvivere nella e alla storia.

Sopravvivere ma anche vivere, perché questo per noi è il senso ultimo della nostra fede. Una fede così radicata nella Parola di speranza dell’Evangelo da renderci certi: perché “Fedele è Colui che vi chiama” (I Tessalonicesi 5: 24a).

Ma molti di noi avevano smesso di sperare nei gesti di una cristianità che pure a Dio dovrebbe far riferimento. Pochi immaginavano si sarebbe mai potuto parlare con fraterna schiettezza con la Chiesa Cattolica Romana nei momenti di ufficialità. Il divario era sempre stato troppo doloroso nei secoli e nel passato più recente c’erano state troppe aperture incerte, chiusure, tentennamenti…

Ma quel 22 giugno a Torino è accaduto qualcosa di unico per la nostra storia. È stato il gesto definitivo che aspettavamo, il momento non soltanto del ri-conoscimento ma anche dello scambio di sguardi.

Le piccole cose sono quelle che rimandano alla grandezza dei momenti e lì, accolto anche dalla musicalità di una lingua materna e fraterna assieme, il pontefice si è alzato e si è rivolto alla chiesa.

L’ha fatto alzandosi dalla sua sedia di legno: una sedia uguale a quella dei suoi fratelli e delle sue sorelle vicini di posto, non una sedia impreziosita dal peso di un pontificato millenario ma una sedia che parlava come lui ha parlato: fra pari, come a una realtà apostolica primitiva verso cui ci ha resi attenti, come le chiese del libro degli Atti, in cui la varietà di doni, di linguaggi e di predicazioni erano il segno del nascere e rinascere a Cristo.  Perché solo in questa ricchezza e varietà di doni, riusciamo a cogliere l’ampiezza dello sguardo del Salvatore. E Francesco ha dimostrato di comprenderlo e volerlo comunicare. Ha parlato da credente a credente con l’afflato del salmista che riconosce la sua condizione umana peccatrice in cammino, costellata di ripensamenti e in ricerca di una parola di grazia in Dio.

Credo che la forza di quel gesto stia nell’essersi reso testimone del suo pastorato. Perché questo papa si pone come pastore del popolo che guida ancor prima che come capo di una Chiesa dal potere secolare. La rivoluzione di queste parole sta nell’averle ponderate pensando ai volti amici con cui aveva già predicato l’evangelo in Argentina: uomini e donne, protestanti, cattolici e credenti di varie fedi in lotta per la Giustizia e per un regno diverso. Un percorso di cammino dal basso.

Ecco forse la continuità celata. Sono anni benedetti da Dio quelli che tanti di noi hanno vissuto sparsi nei territori credendo fortemente nell’incontro, nella comprensione, nel riconoscimento e nel perdono.

A volte lo abbiamo fatto in solitudine, non sostenuti nemmeno dalle nostre chiese, ma lo abbiamo fatto perché non abbiamo mai creduto che la parola umana potesse essere degna e così forte da ammutolire la voce di Dio. Un Dio che ci chiama al suo Amore quale segno da condividere fra i popoli.

Tante parole potranno seguire a queste, ma mi auguro che invece seguiranno i gesti concreti. Di conoscenze, accettazione e dialogo. Perché il dialogo autentico non si sottrae alle criticità ma le investiga e prova a comprenderle certo che da esse ne trarrà una crescita e un beneficio.

E poi penso al nostro dovere di mediatori e mediatrici, di conciliatori e conciliatrici nei confronti di tutte quelle realtà familiari o sociali in cui dovremmo favorire un atteggiamento di ascolto e non alimentare le divisioni, delimitando i territori, ponendo il sigillo delle nostre confessioni.

L’unico sigillo, quello più autentico che potremmo mai apporre, è il nome di Dio di cui spesso abusiamo.

Forse non è un caso che l’ebraismo non osi nemmeno pronunciarlo, cosciente del fatto che le nostre labbra sono spesso troppo impure per accostarsi al nome dell’Iddio di Misericordia.

Giuseppina Bagnato – Pastora valdese di Rimini

In Romania con il Vescovo Armando

DAL 20 AL 27 LUGLIO IL PELLEGRINAGGIO ECUMENICO

In Romania con il Vescovo Armando

FANO – Per i 31 partecipanti è ormai vicina la partenza per il pellegrinaggio ecumenico-turistico-culturale in Romania del 20-27 luglio, con il Vescovo Armando e la guida di Padre Constantin Cornis, alla scoperta dei monasteri e dei siti più affascinanti del centro e del nord-est: Cluj, Sighet, Sucevita, Iasi, Targu Neamt, Brasov e Sibiu. Tra i partecipanti alcuni sacerdoti, diversi diaconi con le famiglie, laici impegnati nell’ecumenismo.

Ilviaggioèstatopensatogiàdaqualcheanno, nell’ambito delle iniziative ecumeniche della Metropolia (Pesaro-Fano-Urbino) e per lo sviluppo dei gemellaggi che legano alcune parrocchie con varie comunità ortodosse della Romania, con la presenza di un Vescovo cattolico, il nostro Vescovo Armando, una presenza molto significativa perché dà peso e concretezza al cammino di avvicinamento tra le chiese cristiane, nell’incontro cordiale e nella preghiera comune con i fratelli Metropoliti di Cluj, di Iasi, di Sibiu, che condividono la responsabilità della guida della Chiesa di Cristo. Incontreremo e visiteremo anche le comunità e le autorità cattoliche, i principali Monasteri del Nord, località turistiche molto suggestive e avremo modo di entrare nella cultura, nelle tradizione e nel folklore di questa terra molto legata all’Italia per la presenza di tanti Rumeni in mezzo a noi e per l’amicizia e la collaborazione che si è creata con Padre Constatin che è il Pastore incaricato per tutti i Rumeni ortodossi della Provincia. Approfittiamo per dare notizia di una iniziativa che si ripete più volte durante l’anno. Giovedì 16 luglio alle ore 19 abbiamo partecipato alla PREGHIERA dell’AKATHISTOS, Memoria della Beata Vergine del Carmelo, presso la chiesa parrocchiale della Gran Madre di Dio, nel quartiere San Lazzaro. Abbiamo invocato la protezione della Vergine sul nostro Pellegrinaggio. La preghiera alla Vergine Sposa è stata guidata come sempre da Padre Constantin ed è stata seguita da un momento di condivisione conviviale. Al ritorno dal Pellegrinaggio avremo modo di fare un resoconto dettagliato. La Vergine, tanto venerata da entrambe le confessioni con titoli altisonanti di grande contenuto teologico e spirituale, ci accompagni nel cammino ecumenico e ci tenga uniti in Cristo suo Figlio.

don Giuseppe Marini (da “Il nuovo amico – 19 luglio 2015, pag 13)

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