INCONTRO CON LA PASTORA DELLA CHIESA VALDESE DI RIMINI – LE STRADE DELL’ECUMENISMO A PESARO

Nel cammino di formazione per i gruppi di animazione ecumenica delle diocesi di Fano, Pesaro, Urbino, lunedì 16 marzo alle ore 18,30 presso la Sala pastorale dell’Arcidiocesi di Pesaro (V. Rossini, 66) la Pastora Giuseppina Bagnato ha tenuto una conversazione sulla storia della Chiesa valdese e sul cammino di accoglienza della donna al ministero pastorale della stessa Chiesa, Un incontro di grande interesse per gli elementi di novità che sono emersi all’orecchio dei cattolici presenti che, anche nelle domande, hanno mostrato di essere proprio ai primi passi nella conoscenza di una realtà ecclesiale presente in Italia da circa otto secoli (visita il sito: www.chiesavaldese.org).

L’incontro fa parte di un percorso di formazione per la conoscenza in presa diretta  (con interlocutori delle stesse Chiese) di realtà ecclesiali cristiane che appartengono alla variegata galassia del mondo riformato ed evangelicale. Il prossimo incontro si svolgerà presso la Chiesa parrocchiale di Talacchio (Diocesi di Urbino) il prossimo 15 aprile alle ore 19 con il Pastore Michele Abiusi della Chiesa avventista del settimo giorno, attuale presidente del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche.

I nostri auguri alla Pastora valdese per il suo ministero che tocca una comunità che da Ravenna attraverso Rimini si spinge fino alle Marche.

Don Mario Florio

Direttore Ufficio Ecumenismo  Pesaro

Da Il Nuovo Amico n.10 del 22.3.2015

Intervento di Padre Cipriano Creanca , parroco della parrocchia dell’aeroporto a Sibiu – Romania, nella Veglia in Cattedrale a Pesaro il 20 gennaio 2012

Vostra Eccellenza, cari fratelli

Siamo qui con la benedizione di Mons. Laurentiu Streza Metropolita della diocesi di Sibiu, Romania.

“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” 1 Cor 15,51-58

La Parola di Dio che abbiamo proclamato parla di un cambiamento nella nostra vita.

Gesù Cristo, il nostro Signore, è venuto in questo mondo per insegnarci un nuovo stile di vita.

La chiesa da duemila anni insegna ai suoi fedeli  come bisogna andare dopo  aver ascoltato la Parola di Dio: bisogna amarsi e fare cose buone per tutti.

La chiesa è stata formata da persone che sono andate dopo aver ascoltato Gesù Cristo e la sua parola.

Queste parole di Gesù hanno cambiato loro stessi e la loro vita anche se avevano culture diverse e non si conoscevano.

Come hanno fatto i primi cristiani dobbiamo fare anche noi, fedeli di oggi.: non abbiamo la stessa origine, non parliamo la stessa lingua, ma abbiamo una cosa molto preziosa insieme: il nostro Signore Gesù Cristo e la sua Parola.

Con le nostre preghiere, con il nostro amore, proveremo a cambiare questo mondo.

Bisogna che andiamo sulla strada preparata da Gesù per poter portare la sua luce.

Ringraziamo Dio per questa luce che ha donato a questo mondo.

Preghiamo nostro Signore Gesù Cristo  che questa luce illumini i nostri cuori, le nostre famiglie, le nostre parrocchie, tutti i fedeli  e i popoli di tutto il mondo.

Amen

Rapporto Incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane del 23.11.11

Incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane

Si è svolto a Jesi, presso la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, l’incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane mercoledì 23 Novembre, che ha visto una cinquantina di partecipanti provenienti da Ancona, Pesaro, Urbino, Senigallia, Fano, Jesi, Montemarciano, San Benedetto, Macerata, Tagliacozzo che si sono ritrovati per riflettere sul tema La giustizia che non c’è, la pace che sogniamo Amos 5,11-24

L’incontro fissato per le ore 16.00 ha avuto inizio con mezz’ora di ritardo per permettere a tutti di arrivare, dato il mal tempo e la difficoltà di parcheggiare.

Dopo il benvenuto della chiesa accogliente, un canto (Symbolum) ed una preghiera,

don Vincenzo Solazzi ha spiegato la differenza fra il Consiglio (istituzionale) ed il Coordinamento (incontro informale tra fratelli in Cristo, di varie estrazioni, che si ritrovano per studiare la Parola di Dio, conoscersi meglio, fare amicizia, pregare insieme).

Liliana Anselmi, della Chiesa Avventista ha poi spiegato i punti peculiari di questa chiesa che nasce dal Risveglio millerita della metà del XIX secolo e continua ancora oggi a proclamare il “Ritorno di Cristo” e l’osservanza del Sabato come giorno di riposo, secondo il 4° Comandamento del decalogo.

Il pastore avventista Michele Abiusi ci ha poi introdotti nella lettura del profeta Amos, contestualizzando il periodo storico vissuta dal profeta, il suo messaggio e constatandone la forte attualità ai nostri giorni.

Ci si è poi divisi in 4 gruppi per riflettere insieme sulla tematica presentata.

Ecco quanto è emerso dai gruppi:

Gruppo guidato da Don Vincenzo di Fano, relatore Franco Frontini: si è preso atto dell’attualità dei mali denunciati dal profeta Amos, ingiustizie ieri uguali a quelle di oggi. Si può opporre la coerenza di vita sia del singolo che delle chiese attraverso strumenti sociologici come la denuncia, la condivisione. E’ indispensabile la saldatura tra vita e liturgia.

 

Gruppo guidato da Don Valter di Ancona: è stata fatta una proposta concreta quella cioè di inserire una iniziativa caritativa o che promuova una cultura sociale durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani per collegare la vita alla liturgia. E’ stato evidenziato che nel testo di Amos l’accusa all’élite ingiusta è anche quella di non aver capito il rapporto di Dio con il suo popolo e gli altri: Dio ama in modo particolare il popolo ebraico, ma per quanto riguarda la giustizia tutti sono uguali davanti a Lui. Inoltre ogni partecipante al gruppo ha descritto le iniziativa caritative svolte dalla chiesa di appartenenza. Infine bisogna essere presenti nella vita sociale sia come singoli che come chiese, senza temere di fare politica.

 

Gruppo guidato da don Giorgio di Pesaro, relatrice Maria Paola Ciasca: E’ emerso un egocentrismo diffuso mentre siamo chiamati ad un Cristocentrismo, è una conversione che ci coinvolge direttamente, anche nell’ambito della famiglia, dei vicini, del lavoro ricordando la regola d’oro “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Aiutare, annunciare, diffondere questa cultura cominciando nel dare a “Cesare quel che è di Cesare …” La salvaguardia dell’ambiente, il problema dell’ecologia è un lato della giustizia. E’ stata da tempo avviata la giornata per la salvaguardia del creato ma ancora non si fa molto, potrebbe essere una iniziativa da portare avanti insieme.

 

Gruppo guidato da Anna Mattioni,SAE Ancona, relatore past. Michele Abiusi – Non formalismo ma sostanza. Il credente va su due binari: quello personale e quello delle chiese. Ognuno si impegna secondo il proprio “cuore”, ma anche le Chiese debbono far sentire la loro voce. C’è un sogno ecumenico: anziché stare a dividerci sulle diverse sensibilità, è tempo che uniamo le voci per una giustizia sociale nel nostro territorio, in quello nazionale ed in particolare nei confronti degli immigrati.

E’ seguito un momento di preghiere spontanee, molto partecipato e sentito.

Abbiamo concluso questa parte spirituale, dopo aver ricevuto un segnalibro in ricordo, con il canto Acqua siamo noi ed il Padre Nostro, recitato in circolo, tenendoci per mano.

E’ seguito un momento conviviale, con un ricco buffet preparato dalla chiesa ospitante, che ci ha permesso di consolidare le nostre amicizie.

Ci siamo dati appuntamento per i prossimi incontri, che vorremmo trimestrali, per continuare a riflettere insieme sui seguenti temi:

Cercare la giustizia                                    Sofonia 2,1-3

Giustizia e misericordia                              Osea 10,12-13 e 12,7

Giustizia, via per la pace                                     Romani 14,13-17

Il nostro auspicio è che ci possa essere una sempre maggiore partecipazione, con il coinvolgimento di un maggior numero di membri delle chiese presenti ed un allargamento a chiese non presenti, con il solo e supremo scopo:

                                                                  SOLI DEO GLORIA!

Past. Michele Abiusi

 

AMOS 5:11-24

Introduzione :

                   Il profeta Amos fu contemporaneo di Osea, ma più vecchio; profetizzò quasi due secoli dopo Salomone ed un secolo dopo Elia.  La maggior parte degli studiosi è d’ac-cordo di datare negli anni 783 – 743 a.C. quando Uzia era re di Giuda e Geroboamo II d’Israele (nel dopo scisma).

Amos era un pastore di pecore di Tekoa, località facente parte della tribù di Giuda, nella parte orientale del Mar Morto a circa 8 Km. da Betlemme.

I CONTESTO STORICO

Siamo nel periodo della dominazione Assira che si era indebolita; infatti dopo il regno di Adad-Nisari III, ci fu un periodi di anarchia in cui i sovrani assiri erano incapaci di domare le rivolte dei popoli assoggettati. Questo permise a Geroboamo II di estendere i confini, portandoli a coincidere con quelli del regno di Salomone.

Ciò permise in più ampio controllo delle vie commerciali ed ebbe come risultato un’immensa prosperità economica ed il costituirsi di una ricca aristocrazia dedita ad una vita lussuo-sa.   I ricchi si fabbricavano case per l’estate e dei palazzi d’avorio per l’inverno, nei quali lussureggiavano su cuscini di seta.      Sfruttavano i poveri; l’idolatria e la corruzione erano terribili come pure la licenza nei costumi.

La nazione sembrava dimenticare che l’idolatria aveva sempre portato la miseria e l’obbrobrio, fin dal tempo di
Geroboamo I, quando aveva istituito l’adorazione del vitello nel nuovo santuario di Betel.

II  IL PROFETA AMOS

E’ in questo quadro storico che sorge il profeta Amos, che non è profeta di professione (scuola dei profeti) né membro di quelle comunità monastiche; divenne profeta per vocazio-ne diretta ad opera di Jahweh. Nel suo caso non troviamo una descrizione ampia della vocazione.

Amos, originario del sud, indirizzi la sua profezia alle tribù del nord, contro Samaria ed il santuario di Betel; questa non era la capitale politica ma sembra essere stata la più grande e la più forte fra le città settentrionali.

Era qui che i sacerdoti ed i profeti costruivano le loro case e praticavano la loro religione pagana ed idolatra.

In quel momento di euforia nazionale, in cui niente faceva pensare alla prossimità della catastrofe nazionale che avrebbe scatenato il re d’Assiria, Tiglat Pileser III (745 – 727 a. C.) con le sua conquiste, si fa sentire come tuono foriero di tempesta la voce franca e rude dell’austero predicatore.

Denunciato come un agitatore sedizioso da Amasia, sacerdote di Betel, fu costretto a ritornare alla sua solitudine

Lasciando pendente sul capo dell’accusatore l’annuncio di una morte disastrosa.

Solo in seguito avrebbe messo per iscritto le sue visioni ed oracoli, in uno stile realista, incisivo, cosparso di immagini
campestri, riflesso fedele della sua predicazione di missio-nario rurale.

III  SCHEMA DEL LIBRO

Non esistono ragioni degne di considerazioni per negare ad Amos la paternità del suo libro.

Il suo stile letterario suscita la simpatia dei critici moderni.

Scrive tra il 785 – 750 a.C.   Le sue profezie rivolte ad Israele, possono essere definite “profezie pastorali”.

  1. Condanna delle nazioni: Damasco, Gaza, Tiro, Edom, Ammon, Moab, Giuda ed Israele         capp.1-2
  2. Condanna d’Israele                           capp.3:1-9:10
  3. Promessa di restaurazione                  cap. 9:11-15

Il cap. 5, di cui ora leggeremo alcuni versi, si situa dopo aver presentato il monoteismo assoluto, che è base indi-scussa in Amos: presenta Dio come Creatore, come Colui che agisce nella storia e come l’unico governatore morale di tutte le nazioni.

Al monoteismo si accompagna l’universalismo morale: Dio è visto come il giudice del mondo e considererà i peccati che vanno contro la luce rivelata, anche se la sua giustizia si sposa alla sovrana pietà che garantisce gli scopi salvifici di Dio.

Ora siamo pronti per gustarci la lettura di Amos 5:11-24.

IV  COMMENTO AL BRANO

Il tema affrontato in questi versi è il motivo centrale del libro: LA GIUSTIZIA. 

Amos condanna, in nome di Dio:

  • La vita corrotta della città (costruite case di pietra squadrate, delle vigne pregiate, …)
  • Le ingiustizie sociali (calpestate il povero, opprimete il giusto, accettate regali)
  • La falsa sicurezza dei riti (Io odio e aborro le vostre feste, non prendo gusto nelle vostre riunioni)

E’ una parola all’insegna della SOLIDARIETA’!

Il profeta smaschera la completa decadenza della giustizia, intesa come attività teorica e pratica, distinzione del bene e del male.   Espressione di giustizia nella vita di una comunità è la sentenza giuridica.  All’epoca l’esercizio del potere giuridico era nelle mani di coloro i quali dominavano per posizione di casato.   In caso di lite, erano i giudici presso le porte della città che emanavano la sentenza.

Però il diritto era caduto in mano ai violenti e perciò era stato violato.   La società era divisa in due branche: i poveri ed i miseri, senza aiuto, ed i potenti. 

Negli affari dominava l’inganno, i pesi e le misure erano falsificate, frumento di scarto, invece del buono, era venduto ai poveri.   Contemporaneamente le feste cultuali ed i giorni festivi venivano scrupolosamente osservati.

Amos si scaglia contro questo tipo di religione.

Per Amos essere profeta è credere in Dio e credere ancora nell’uomo: ricercate il bene e non il male, perché viviate! 

V  APPLICAZIONI PER I NOSTRI TEMPI

Viene da chiedersi: ma in che epoca ha vissuto Amos?

Non sembra, forse, la descrizione dei nostri giorni?

Esiste un senso della giustizia, detto naturale in quanto innato, che impegna ognuno ad avere nei confronti del prossimo, criteri di giudizio e di comportamento, rispondenti a giustizia nel senso di onestà, correttezza e non lesività del prossimo.

È in questo senso che la giustizia diviene virtù morale, in base alla quale si osservano regole comportamentali che riguardano sé e gli altri nei doveri e nelle aspettative. La giustizia si traduce comunque in un dovere e in un diritto che coinvolge la persona, è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; questo è l’ufficio che il magistrato deve porre in atto nei tribunali. La giustizia, che è messa in atto sempre come volontà del popolo, è anche azione repressiva, potere legittimo di tutelare i diritti di tutti, quindi rendere a ognuno, nelle circostanze riconosciute, di accordare giustizia ascoltando richieste per essa e in nome di essa accordando ciò che è giusto quando è dovuto e a chi è dovuto.

E allora cosa è la giustizia senza una giustizia sociale, che è invece l’esigenza di sopprimere la miseria, la disuguaglianza, lo sfruttamento, l’oppressione dei lavoratori o dei poveri tramite un programma politico di attuazione di riforme particolari dell’economia e in generale della società.
Oggi la persona e il lavoro devono essere necessariamente al centro dell’economia e della politica globale.

La crisi economica ha prodotto costi umani elevati, ma quest’ultima crisi è solo la più recente manifestazione di profondi squilibri globali che stanno coinvolgendo e rendendo una polveriera tante parti del mondo.

Le differenze tra ceti è cresciuta ed i ricchi sono sempre più ricchi mentre elemento costante è stato il fardello portato dai poveri, dai disoccupati, dai precari, dai giovani senza futuro, dalle donne sempre più bistrattate.

Quando il costo della vita, il prezzo della benzina, i prezzi del cibo e dell’energia aumentano, quando il costo della vita diventa così alto, i poveri, i disoccupati non sono in grado di sostenerli. Quando soddisfare le necessità primarie diviene una lotta quotidiana, i poveri sono senza tutela, e quando non ci sono più mezzi di sussistenza, non ci sono alternative alla vita squallida e senza dignità, per la sopravvivenza e per dare cibo ai figli, ci si ritrova a fare lavoro in nero,a sfruttare il lavoro minorile, talvolta si ruba.

Oggi, anche la classe media è sotto minaccia. La crescente ingiustizia è destabilizzante per tutti e non c’è più fiducia nelle istituzioni.

La dignità umana e il lavoro invece sono e devono sempre essere al centro della vita delle persone, delle famiglie, delle comunità, delle società e dell’economia.
Dal 1919 i principi fondamentali dell’Organizzazione internazionale del Lavoro affermano che il lavoro non è una merce, ma un elemento centrale della dignità umana e che, se si vuole la pace, bisogna coltivare la giustizia sociale.

In Italia, nel 2010 ogni giorno sono andati perduti circa 73.000 posti di lavoro e ogni giorno più di 200.000 lavoratori sono caduti in povertà e il numero dei giovani disoccupati è aumentato di 10,2 milioni rispetto al 2007. Solo una persona su quattro gode di un’adeguata sicurezza sociale. A molti vengono negati i diritti fondamentali sul posto di lavoro e questo significa lavoro in nero, lavoro minorile, discriminazione. E qui, mentre le grandi aziende continuano ad evadere e a fare soldi e fatturato, che versano all’estero e nascondono al fisco, le piccole imprese, quelle che creano la maggior parte dei posti di lavoro, sono duramente colpite e stanno chiudendo le attività.

Per favorire il benessere, rispettando la dignità umana, per favorire la giustizia sociale, COSA POSSIAMO FARE NOI, CHIESE CRISTIANE?

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, c’è una proposta interessantissima  PARTE TERZA LA VITA IN CRISTO

SEZIONE PRIMA LA VOCAZIONE DELL’UOMO: LA VITA NELLO SPIRITO

CAPITOLO SECONDO         LA COMUNITÀ UMANA

ARTICOLO 3                         LA GIUSTIZIA SOCIALE

1943 La società assicura la giustizia sociale realizzando le condizioni che permettono alle associazioni e agli individui di ottenere ciò a cui 
hanno diritto.

1944 Il rispetto della persona umana conduce a considerare l’altro come « un altro se stesso ». Esso comporta il rispetto dei diritti fondamentali che derivano dall’intrinseca dignità della persona.

1945 L‘uguaglianza tra gli uomini si fonda sulla loro dignità personale e sui diritti che da essa derivano.

1946 Le differenze tra le persone rientrano nel disegno di Dio, il quale vuole che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri. Esse devono spronare alla carità.

1947 L‘eguale dignità delle persone umane richiede l’impegno per ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche eccessive. Essa spinge ad eliminare le disuguaglianze inique.

1948 La solidarietà è una virtù eminentemente cristiana. Essa attua la condivisione dei beni spirituali ancor più che di quelli materiali.

Conclusione :

COSA POSSIAMO FARE NOI, CHIESE CRISTIANE? 

Coordinamento chiese cristiane marchigiane

 

CARI AMICI VI INVITIAMO A PARTECIPARE AL COORDINAMENTO DELLE CHIESE CRISTIANE MARCHIGIANE PRESSO LA CHIESA AVVENTISTA DEL SETTIMO GIORNO A IESI.
E’ L’UNICA OCCASIONE CHE ABBIAMO APERTA A TUTTI  PER CONOSCERCI TRA CHIESE CRISTIANE DELLA REGIONE E PREGARE INSIEME.
SONO INVITATI TUTTI SACERDOTI, RELIGIOSI E RELIGIOSE  E LAICI DELLE COMUNITA’ PARROCCHIALI E MOVIMENTI E ASSOCIAZIONI ECCLESIALI.
NELL’ALLEGATO TROVERETE IUL PROGRAMMA PREPARATO DAL PASTORE MICHELE ABIUSI.

SE AVETE PROBLEMI PER ARRIVARCI ,TELEFONATE ENTRO MARTEDI’  A QUESTI NUMERI (  O721 863128   0721 804198) Estella, Paolo, Ludovico, don vincenzo

COORDINAMENTO CHIESE CRISTIANE MARCHIGIANE

MERCOLEDI’ 23  ORE 16

PRESSO CHIESA AVVENTISTA SETTIMO GIORNO A IESI.

Via XX Settembre 2/b – Jesi tel. 347 1154192

Incontro trimestrale di preghiera sul tema:

La giustizia che non c’è, la pace che sogniamo

Programma

ore 16.00              Benvenuto e presentazioni

ore 16.15              Canto e preghiera iniziale

ore 16.20              Differenza fra coordinamento e CCCM        don Vincenzo Solazzi

ore 16.30              Ciò che caratterizza la chiesa ospitante         Liliana Anselmi

ore 16.40              Lettura ecumenica della Parola 

                            Dov’è la giusizia?                                      Amos 5,11-24

ore 16.45              Introduzione al testo                                   past. Michele Abiusi

ore 17.10              Divisione in gruppi di riflessione

ore 17.40              Condivisione delle riflessioni in assemblea

ore 18.00              Preghiere spontanee (“Ascoltaci Signore”)

ore 18.15              Canto finale e preghiera finale

ore 18.20              Un segno per ricordo; creiamo una mailing list

ore 18.30              Buffet

 

Prossimi incontri

Cercare la giustizia                                    Sofonia 2,1-3

Giustizia e misericordia                             Osea 10,12-13 e 12,7

Giustizia, via per la pace                                     Romani 14,13-17

NOTA

La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno è ubicata accanto al Circolo Cittadino.

La si raggiunge imboccando l’arco Clementino del C.so Matteotti, ove c’è l’obbligo di svolta

Comunicato stampa prima assemblea del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche

COMUNICATO STAMPA

Prima assemblea del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche

Al Centro Giovanni Paolo II° di Montorso (Loreto), il 21 ottobre scorso, si è riunito per la prima volta il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche (CCCM), dopo la firma dello Statuto, avvenuta il 10 giugno scorso.

Al momento ne fanno parte dieci Chiese: Cattolica Romana, Ortodossa del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, Ortodossa del Patriarcato di Bucarest, Anglicana, Avventista del Settimo Giorno, Battista U.C.E.B.I., Evangelica Valdese, Evangelica Apostolica in Italia, Evangelica Missione Pieno Vangelo Marche ed Evangelica Metodista.

In questo primo incontro si è proceduto alla elezione del Comitato di Presidenza del CCCM che resterà in carica per due anni. Dopo lo scrutinio a voto segreto (un voto per ogni Chiesa rappresentata) sono stati eletti: il Presidente, D. Mario Florio (Chiesa Cattolica Romana); la Vice-Presidente, Pastora Greetje Van Der Veer (Chiesa Metodista); il Segretario, Pastore Michele Abiusi (Chiesa Avventista del Settimo Giorno); il Tesoriere Padre Serafino Corallo (Chiesa Ortodossa – Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli).1° Cons.Chiese xne Marche

Il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche nasce dal desiderio di testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo in un mondo che appare sempre più lacerato da divisioni e frammentazioni, spesso violente.

Il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche, costituitosi nel decimo anniversario della Charta Oecumenica, ha come obiettivo di superare le divisioni e di annunciare insieme, in modo credibile, il messaggio del Vangelo tra i popoli. Non possiamo ritenerci appagati dell’attuale stato di cose, perché Gesù Cristo, poco prima di morire, ha pregato Suo Padre con le parole: “Che TUTTI siano UNO” (Gv.17,21).

Il CCCM vuole essere un piccolo strumento nelle mani dello Spirito Santo in questa direzione.

La prossima assemblea si svolgerà nella sede del CCCM in Ancona il prossimo 13 gennaio, in prossimità della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Il Comitato di Presidenza del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche.

Verso il XXV Congresso Eucaristico

Il messaggio di invito dei Vescovi italiani

Verso il XXV Congresso Eucaristico

 

Con data 27 gennaio 2011 il Consiglio episcopale permanente della CEI riunito in Ancona ha reso pubblico il Messaggio d’invito al xxv Congresso Eucaristico Nazionale (Metropolia di Ancona 4-11 settembre 2011). Il tema è già noto ed è stato diffuso capillarmente attraverso gli stendardi che sono stati inviati a tutte le Diocesi e Parrocchie italiane: “Signore, da chi andremo? “ (Gv 6,68). L’eucaristia per la vita quotidiana.

Percorriamo rapidamente il testo del Messaggio dei Vescovi italiani sottolineandone alcune parole chiave per offrire qualche spunto di riflessione per una lettura personale e comunitaria dello stesso testo. Innanzitutto una precisazione: il Messaggio segue di pochi mesi la pubblicazione degli Orientamenti pastorali della CEI per il decennio 2010 – 2020 Educare alla vita buona del Vangelo. La scelta è chiara: offrire uno strumento agile ed essenziale che possa accompagnare in modo semplice e concreto il cammino della Chiesa Cattolica in Italia verso il Congresso Eucaristico Nazionale in sintonia con quanto espresso dagli Orientamenti pastorali decennali sul tema della emergenza educativa.

Ecco dunque alcune parole chiave.

L’unicità singolare.

Di chi si parla? Nel linguaggio parlato singolarità fa pensare ad originalità. Un personaggio singolare è come una persona speciale, un po’ fuori del comune. Nel Messaggio la singolarità è quella di Gesù: la sua storia concreta, il suo vissuto, il dono della salvezza che viene da Lui e solo da Lui. In continuità con il Convegno ecclesiale di Verona (2006) la Chiesa Cattolica in Italia è chiamata a scoprire e riscoprire la persona di Gesù di Nazareth, dono del Padre per la salvezza dell’umanità e centro della vita di ogni comunità cristiana.

Una “sosta” preziosa.

Il Congresso Eucaristico vuole essere una sosta, una pausa di raccoglimento e di meditazione ai piedi del dono prezioso che il Signore Gesù fa di Sé nell’Eucaristia. Ogni Diocesi e Parrocchia, ogni Comunità religiosa, è chiamata a vivere la fatica dell’impegno e il tempo del riposo e dell’adorazione. La settimana del Congresso Eucaristico vuole sollecitare a riscoprire uno stile di vita fatto di contemplazione e di capacità di rientrare in se stessi per stare con Lui, il Signore.

Vissuto quotidiano.

E’ la nota caratterizzante il Congresso Eucaristico che, dopo quello di Bari (2005) incentrato sulla Domenica, il giorno del Signore, vuole stimolare a verificare in modo concreto, secondo i diversi aspetti della vita quotidiana messi in evidenza al Convegno ecclesiale nazionale di Verona (lavoro e festa, affettività, fragilità, tradizione, cittadinanza), la capacità che ha la celebrazione domenicale e feriale dell’Eucaristia di illuminare, purificare e trasformare secondo la logica del Vangelo la vita quotidiana di ogni cristiano.

La bellezza della liturgia.

E’ un punto nodale dello stile di vita di ogni comunità cristiana: la cura nella celebrazione dell’Eucaristia e della liturgia come espressione di dedizione al Signore Gesù per imparare a vivere da persone “belle”, cioè da veri testimoni del Suo amore nella vita di tutti i giorni.

Non si tratta di una esperienza per alcuni ma per ogni cristiano, per tutto il popolo cristiano. La Chiesa è popolo di Dio e come tale è chiamata ad accogliere ogni persona aiutandola a scoprire la propria vocazione, i propri carismi per il servizio del Regno di Dio.

La prospettiva ecumenica.

Il Congresso Eucaristico vuole essere un’occasione particolare di attenzione e di incontro anche con altri cristiani non cattolici, in particolare con le Chiese d’Oriente e con la crescente presenza di comunità ortodosse nelle nostre terre.

Per informazioni:

www.congressoeucaristico.it

Per il testo del Messaggio :

www.teologiamarche.it

D. Mario Florio

Preside Istituto Teologico Marchigiano

 

Incontro parrocchie ecumeniche gemellate – Candelara – Pesaro 10 maggio 2009

Sono convenute circa settanta persone rappresentanti delle varie parrocchie della metropolia che fanno esperienza del gemellaggio ecumenico (vedi programma).

Dopo una videosintesi (videosintesi) delle esperienze ecumeniche vissute nell’ultimo anno, don Antonio Sebastiani responsabile dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo della diocesi di Trento ha sviluppato il tema “Lectio condivisa della parola: via privilegiata per l’unità tra crisitiani” (1° parte – relazione-di-don-sebastiani).

Poi l’assemblea  ha riflettuto sul volto ecumenico della parrocchia e don Francesco Pierpaoli ha presentato la vocazione ecumenica del centro Giovanni Paolo II di Montorso (htt ://www.giovaniloreto.it/) e il programma del campo ecumenico per giovani (depliant-campo-ecumenico) che avrà luogo nei giorni 3 – 10 agosto 2009 (2-parte-verifiche-e-prospettive).

Un momento di preghiera e una cena conviviale hanno concluso questa fruttuosa esperienza di fraternità tra parrocchie ecumeniche gemellate