I primi frutti

Consapevoli che ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide e che differenze essenziali sul piano della fede impediscono ancora l’unità visibile, attraverso i gemellaggi in corso si intravedono già alcuni frutti:

  • Ci si riconosce fratelli, nasce una relazione di amicizia e stima reciproca, cadono stereotipi e pregiudizi, si conoscono direttamente la vita, le difficoltà, le ricchezze spirituali di ciascuna Chiesa o comunità ecclesiale.
  • Nasce una grande preghiera tra tutte le chiese non solo durante la settimana dell’unità, ma negli incontri e poi nelle rispettive comunità, specie nel giorno del Signore, coinvolgendo le comunità contemplative che vivono nel territorio.
  • Favoriscono uno scambio di esperienze in ordine alle grandi sfide comuni della evangelizzazione dei giovani, dei catecumeni, delle famiglie, utilizzando nello scambio tutti i mezzi della moderna comunicazione sociale.
  • Stimolano la condivisione, anche tramite piccoli gesti, quando si scoprono bisogni e necessità dei fratelli di comunità collegate.

Questa è la nostra esperienza quasi decennale e il nostro convinto e affettuoso invito a tutti voi: proporre a tutte le parrocchie cristiane del vecchio continente, anche geograficamente lontane tra loro, di valorizzare i legami di conoscenza e di vita già presenti, per far nascere un gemellaggio di fraternità con cristiani cattolici- riformati-ortodossi-anglicani, così da generare un movimento ecumenico capace di aiutare anche le diverse confessioni che convivono in un territorio, a riconciliare le memorie e, con in mano la Charta Oecumenica, ad impegnarsi a vivere da fratelli nel pieno rispetto della disciplina della propria chiesa in ordine all’ecumenismo.

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