AL CENTRO PASTORALE DIOCESANO INCONTRO CON SALVATORE MARTINEZ – Lo Spirito Santo nel segno dell’ecumenismo

FANO – Un incontro gioioso, molto partecipato, nel segno dell’ecumenismo, quello che si è tenuto mercoledì 11 marzo, nella Sala Riunioni del Centro Pastorale Diocesano, con il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez. Ad introdurre il relatore don Vincenzo Solazzi, responsabile dell’” Ecumenismo e dialogo”, il quale ha esortato tutti, parrocchie, associazioni e movimenti ad impegnarsi insieme nella pastorale ecumenica. La parola è poi passata al Vescovo Armando il quale ha ricordato alcuni momenti, importanti per la Chiesa, vissuti con Martinez come ad esempio la GMG di Rio, ha sottolineato la sua matura e serena presidenza e, ricordando le parole del pastore evangelico Traettino, ha invitato tutti a lavorare per riconciliare i cristiani che è una necessità e non un’opzione.

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Tema centrale della relazione di Salvatore Martinez è stata la riscoperta dello Spirito Santo. “Se si vuole parlare di una grazia particolare nella Chiesa del nostro tempo essa è legata – ha sottolineato Martinez – alla persona dello Spirito Santo. Il secolo trascorso sarà ricordato come il “secolo del risveglio dello Spirito Santo”. Nella vita della Chiesa e di ciascuno lo Spirito Santo non viene alla fine, come coronamento di tutto o come premio di quando di buono ci è dato di compiere. E’ vero il contrario. Noi non potremmo fare nulla, se non avessimo lo Spirito Santo, la sua unzione, la sua assistenza carismatica, la sua potenza dinamica”. Facendo poi riferimento al Rinnovamento nello Spirito ha sottolineato come esso sia libera iniziativa dello Spirito, parte di un movimento di risveglio carismatico ancora più grande, suscitato dallo Spirito medesimo. “Non è facile – ha affermato Martinez – parlare dello Spirito Santo. Ancor più non è facile rimanere a Lui sottomessi. E’ l’Amore, eppure rimane la persona della Santissima Trinità meno cercata e conosciuta. E’ l’amore del Padre che ci lega al Figlio, ma molti uomini, molti credenti, preferiscono esserne “slegati” e pertanto tradiscono l’amore di Dio Padre e del Figlio Gesù e ancor più la loro vocazione ad essere uomini capaci di amare e di essere amati”. Parlando di Spirito Santo, Martinez ha fatto riferimento a ciò che Benedetto XVI scrisse su di Lui in occasione della GMG di Sidney. “La presenza della Persona dello Spirito – ha sottolineato Martinez nella sua relazione – comporta in noi alcuni segni distintivi. Benché silenzioso e invisibile, è Lui che offre “direzione e definizione” alla nostra testimonianza su Gesù Cristo. Non è mai assente, ma spetta a noi rendere operante la Sua presenza”. Si è soffermato, poi, su Papa Francesco in cui la Persona dello Spirito Santo, la “teologia dello Spirito” hanno una focalizzazione, un’origine e una finalizzazione argomentative costantemente riscontrabili nei suoi scritti e nei suoi interventi”. Martinez ha sottolineato, inoltre, l’importanza della preghiera. “Lo Spirito Santo ci ricorda il primato della preghiera, la riscoperta del grande mezzo della preghiera. La preghiera è il luogo e il modo della verità, della libertà, di ogni giusta decisione. Solo esperimentando “l’invaghimento del cuore”, cioè una passione smisurata per la gloria di Dio, un amore ardente per il nome di Gesù, un mai pago desiderio di “stare” alla presenza di Dio, saremo in grado di esprimere una preghiera che superi i confini del Cenacolo e prenda dimora in ogni ambiente, così da permeare la storia dell’amore dello Spirito di Dio. Alle radici dell’esistenza umana è la preghiera. Nonostante le apparenze, nel nostro mondo la preghiera è un fenomeno di vastissime proporzioni, una specie di battito universale del cuore umano, una ossigenazione di trascendenza e di spiritualità per tutta la famiglia umana. Un credente – ha proseguito Martinez – vale quanto prega. Chi non prega resta solo, perde Dio, perde se stesso, perde il suo prossimo. E così smarrisce l’amore, lo immiserisce, lo consuma, non ne sente più la portata nella triplice direzione, Dio, se stessi, il prossimo”.

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Martinez ha focalizzato, poi, l’attenzione sulla crisi spirituale del nostro tempo che “va esaminata con attenzione per i riverberi che ha sulla causa ecumenica”. “Il nostro tempo sta consegnandoci un uomo de-spiritualizzato, perché la prima vera crisi del nostro tempo, la madre di tutte le crisi, è spirituale. L’umanità, le nostre società, non possono mancare di un principio interiore, soprannaturale, che tenda a unificare la diversità e a rimuovere i conflitti derivanti dalla nostra fragile e contraddittoria natura umana bisognosa di un ordine spirituale. La storia ci ha insegnato che il tempo della crisi è anche il tempo dello Spirito, in cui il primato della vita spirituale si ripropone come principio vitale, come fonte di aggregazione di una umanità delusa, ripiegata su se stessa, arrabbiata con Dio e con gli uomini. Serve – ha proseguito Martinez – una riserva spirituale per questo mondo. Uomini e donne spirituali che vincono la paura, l’indifferenza, l’impotenza, la confusione, la pigrizia, l’individualismo con le inoffensive armi della preghiera”. Martinez si è soffermato poi sui gesti “rivoluzionari” di Papa Francesco, un Papa che continua a sorprende e a suscitare stupore e clamore. Ha ricordato l’incontro con il Rinnovamento nello Spirito, le numerose visite private con personalità evangeliche e pentecostali e l’importanza di “quell’unità che viene dallo Spirito Santo. In conclusione, Martinez ha messo in evidenza la figura di Maria quale donna dello Spirito, modello carismatico nella vita della Chiesa. In Lei lo stesso Spirito ha compito la suprema tra le azioni prodigiosa che consiste nell’aver suscitato in Maria la vita stessa del Messia. Le conclusioni, prima della preghiera finale guidata dal presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito, sono state affidate al Vescovo Armando il quale ha sottolineato come solo guardandoci e pregando insieme ci riconosciamo figli dello stesso Padre e riprendendo tre parole care a Martinez, novità, armonia e missione, ha invitato il popolo di Dio a costruire, custodire e difendere l’unità guardandosi con occhi nuovi, armoniosi e desiderosi di comunicare. Nel corso della serata, alcuni ragazzi della nostra diocesi e non solo hanno voluto portare la testimonianza di esperienze ecumeniche che hanno avuto la possibilità di vivere assieme ad altri giovani europei.

E P

Da Il Nuovo Amico n.10 del 22.3.2015

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