Messaggio del Papa

Papa Francesco invia un messaggio per incontrare pastori pentecostali e leader del Texas. In questo video storico, Papa Francesco invia un messaggio per incontrare pastori pentecostali e leader dal Texas (USA), presieduto da Kenneth Coperland.

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MATRIMONI INTERCONFESSIONALI: SFIDA E OPPORTUNITA’ PER UN CRISTIANESIMO ECUMENICO

MATRIMONI  INTERCONFESSIONALI:  SFIDA  E  OPPORTUNITA’  PER  UN  CRISTIANESIMO  ECUMENICO

PREMESSA: Quando un matrimonio è interconfessionale?

PARTE PRIMA: VISIONE E REGOLE DEL MATRIMONIO NELLE CHIESE PROTESTANTI TRADIZIONALI ITALIANE (valdesi e metodisti, battisti, avventisti, evangelico-luterani e anglicani): una risposta personale della coppia credente all’appello salvifico della Parola di Dio nella comunità cristiana

PARTE SECONDA: VISIONE E REGOLE DEL MATRIMONIO NELLE CHIESE ORTODOSSE: la sintesi feconda, come nell’incarnazione, tra un elemento umano, ossia il consenso di amore dei fidanzati simboleggiato dall’anello, e un elemento divino, cioè il sacramento, contrassegnato dalla “benedizione” del prete e  dai relativi riti

PARTE TERZA: OSSERVAZIONI PATORALI E INDICAZIONI PRATICHE PER LE COPPIE: il matrimonio interconfessionale richiede una migliore preparazione e un maggiore inserimento dei fidanzati nella propria comunità di appartenenza

 

PREMESSA: Un matrimonio è interconfessionale quando coinvolge le due diverse comunità cristiane di appartenenza dei fidanzati, rispettandone le regole, superando reciproche chiusure e pregiudizi e favorendone lo scambio di doni spirituali. La prima sfida è quella di mettere d’accordo tradizioni e regole  spesso alternative, dovute a visioni diverse del matrimonio. Ma solo conoscendo le reciproche concezioni del matrimonio cristiano è possibile comprendere e rispettare le regole di comportamento di ciascuna confessione cristiana.

 

1/  VISIONE E REGOLE DEL MATRIMONIO NELLE CHIESE PROTESTANTI TRADIZIONALI

                Dio crea la coppia umana, costituita da due persone, una maschile e l’altra femminile, consapevoli e liberi, chiamati alla comunione di vita, di destino  e di solidarietà. Chiamati poi ad essere parabola dell’Alleanza tra Dio e il suo popolo, nonché  immagine dell’unione tra Cristo e la sua chiesa. L’amore coniugale comporta dialogo rispettoso, lealtà, fedeltà e perdono cristiano, cioè rigida esclusione di altri legami affettivi fuori del matrimonio

Il matrimonio NON è sacramento, ma solo impegno di fede personale e comunitario in risposta alla chiamata personale della Parola di Dio a ciascun fidanzato. Il pastore autorizzato invoca sugli sposi la benedizione di Dio, senza avere il potere di trasmettere efficacemente la grazia che salva. Infatti nel protestantesimo l’unico segno e strumento efficace della grazia (sacramento) è la Parola di Dio, non i riti sacramentali della chiesa.

Quanto al rito liturgico del matrimonio le chiese protestanti condividono con la chiesa cattolica la stessa sequenza celebrativa: 1/ dichiarazione di intenzioni 2/consenso e promesse di fedeltà degli sposi 3/ Scambio degli anelli (facoltativo per i protestanti) 4/ Benedizione degli sposi. Il rito protestante prevede anche la consegna di una bibbia.

I coniugi si promettono fedeltà per sempre, secondo la parola evangelica, ma in caso di dissoluzione della coppia le chiese protestanti ritengono non contrario al vangelo permettere ai divorziati, come male minore, un nuovo matrimonio in chiesa. D’altra parte non è necessario, come per i cattolici, la volontà esplicita di non escludere i figli. E infine è concesso ai coniugi l’uso di anticoncezionali artificiali per la regolazione delle nascite. Solo la chiesa cattolica chiede al partner cattolico la promessa di fare quanto è in suo potere per ché i figli siano battezzati ed educati nella chiesa cattolica, rimettendosi tuttavia alla libera decisione della coppia stessa.

Solo due sono le forme riconosciute della celebrazione: benedizione in chiesa subito dopo il consenso matrimoniale con rito civile, oppure matrimonio concordatario durante un culto domenicale della comunità. Il partner cattolico può ottenere dal vescovo, su richiesta scritta, la dispensa dal rito cattolico e il riconoscimento di validità del suo matrimonio con rito protestante.

Se la coppia opta invece per il rito cattolico, è bene che questo si svolga senza celebrazione eucaristica per non evidenziare la mancata intercomunione tra le rispettive chiese. E’ concesso inoltre che il ministro cattolico o protestante possa prendere la parola durante la celebrazione di matrimonio di una chiesa diversa dalla propria.

 

 

 

2/ VISIONE  E REGOLE DEL MATRIMONIO NELLE CHIESE ORTODOSSE

Le chiese ortodosse distinguono nel matrimonio cristiano due elementi costitutivi: l’elemento umano costituito dal consenso pubblico tra gli sposi, detto sponsale e caratterizzato dallo scambio degli anelli e l’elemento divino costituito dal sacramento del matrimonio inteso come benedizione del vescovo o del prete sugli sposi e caratterizzato da notevoli gesti simbolici. Il parroco unisce le destre degli sposi, poi fa una triplice incoronazione sul loro capo, porge per tre volte una coppa di vino benedetto (ma non eucaristico) a ciascun sposo e fa con gli sposi una triplice processione attorno all’altare (“danza di Isaia”, cioè lo stesso gesto dell’ordinazione sacerdotale e della tonsura monacale).

Il consenso pubblico è necessario al matrimonio come la persona umana di Cristo è necessaria per l’incarnazione del Verbo divino. Ma quest’ultima si compie solo mediante il dono del Figlio di Dio che si fa uomo per amore. Così nel matrimonio è la benedizione nel nome di Gesù Cristo che restituisce alla volontà della coppia, compromessa dal peccato originale, la dignità e la forza dell’amore paradisiaco della prima coppia creata.

                In tal modo la celebrazione della sola parte umana del matrimonio, ad esempio davanti all’ufficiale civile oppure al ministro di altra chiesa cristiana, comporta il dovere morale di accedere alla parte divina, ma non comporta nel frattempo la esclusione dall’eucarestia, come accade nella chiesa cattolica. Di conseguenza il matrimonio interconfessionale con partner cattolico e celebrato con rito cattolico è ritenuto valido, ma incompleto e non ancora sacramentale. Infatti è vero che in tale rito è presente una benedizione, ma è anche vero che per la teologia cattolica i ministri del sacramento sono ritenuti gli sposi e non i preti celebranti. A questo punto può essere conveniente che il partner cattolico accetti il rito ortodosso, visto che è riconosciuto sacramento da ambedue le chiese. E’ da respingere invece una doppia celebrazione cattolica e poi ortodossa. Per le chiese ortodosse infine il matrimonio può essere sacramento solo tra due battezzati ed è sconsigliato con un fedele delle chiese protestanti, dal momento che queste ritengono che il matrimonio non sia sacramento, ma solo atto di fede e di obbedienza alla Parola di Dio, quale unico canale di salvezza.

                Per quanto riguarda lo spinoso problema del permesso di un secondo e terzo matrimonio in caso di fallimento dei precedenti, l’ortodossia considera unico per tutta la vita il matrimonio valido e scoraggia ogni altro matrimonio anche in caso di vedovanza. Tuttavia come misura pastorale di misericordia prevede un secondo matrimonio ed un terzo (ma questo solo per coniugi rimasti vedovi) a causa della debolezza umana. Tali matrimoni vengono considerati non sacramentali e in antico prevedevano i soli sponsali, senza incoronazione, e un tempo di penitenza degli sposi di 2-3 anni. Questa tradizione ortodossa comporta seri problemi per i matrimoni interconfessionali poiché il partner cattolico non può sposare partner ortodossi al secondo o terzo matrimonio, a meno che costoro non siano vedovi del primo e/o del secondo coniuge o che il precedente matrimonio ortodosso sia stato annullato da un tribunale ecclesiastico cattolico (visto che gli ortodossi non hanno la prassi della dichiarazione di nullità matrimoniale).

 

3/ OSSERVAZIONI PASTORALI E INDICAZIONI PRATICHE

“I matrimoni fra cattolici ed altri battezzati presentano, pur nella loro particolare fisionomia, numerosi elementi che è bene valorizzare e sviluppare, sia per il loro intrinseco valore, sia per l’apporto che possono dare al movimento ecumenico. Ciò è particolarmente vero quando ambedue i coniugi sono fedeli ai loro impegni religiosi. Il comune battesimo e il dinamismo della grazia forniscono agli sposi, in questi matrimoni, la base e la motivazione per esprimere la loro unità nella sfera dei valori morali e spirituali.

A tal fine, anche per mettere in evidenza l’importanza ecumenica di un tale matrimonio misto, vissuto pienamente nella fede dei due coniugi cristiani, va ricercata – anche se non sempre ciò si rivela facile – una cordiale collaborazione tra il ministro cattolico e quello non cattolico, fin dal tempo della preparazione al matrimonio e delle nozze” (Giovanni Paolo II°, Familiaris consortio, 1982).

                Le diverse chiese cristiane si ritrovano oggi di fatto alleate di fronte alla pervasiva cultura secolarizzata dell’Occidente, che tende a privatizzare la vita di coppia e lo stesso matrimonio religioso, considerato come una bella e irrilevante cornice esteriore, familistica e tradizionale. Una grande opportunità di crescita della coscienza ecumenica è data dai corsi pre-matrimoniali allo scopo di riprendere un cammino di fede spesso interrotto o insicuro, nonché di accogliere e valorizzare le coppie e renderle protagoniste della vita della comunità. Più i fidanzati saranno impegnati nelle rispettive comunità d’origine e meglio potranno realizzare come coppie gli obiettivi fondamentali di una fede cristiana autenticamente ecumenica. Tali obiettivi sono: superamento della diffidenza e paura del cristiano “diverso” e sconosciuto, attraverso l’amicizia e la frequentazione reciproca; rimozione di pregiudizi, incomprensioni e veti incrociati e soprattutto scambio di doni spirituali e pastorali propri di ciascuna chiesa.

In tal modo le coppie interconfessionali, motivate e preparate, avranno la possibilità di partecipare a momenti di catechesi, preghiera e culto di due chiese diverse, con il vantaggio di poter approfondire sia il comune patrimonio della fede cristiana, sia la specifica identità confessionale.

 

INDICAZIONI PRATICHE:

A/ E’ bene che i fidanzati intensifichino i loro contatti con la propria comunità cristiana di appartenenza e insieme frequentino la diversa chiesa del partner per cercare di capirla dall’interno, senza tuttavia rinunciare alla propria identità

B/ I fidanzati dovrebbero darsi una regola di vita di coppia mista basata sui punti di convergenza della propria visione cristiana con quella del partner, realizzando per quanto possibile utili compromessi pratici

C/ Ciascun partner  deve saper parlare ai figli della propria storia di fede particolare in dialogo con quella del coniuge.

D/ Le coppie miste dovrebbero saper condividere esperienze cristiane ecumeniche con altre coppie interconfessionali

E/ E’ bene non delegare solo agli esperti (catechisti, professori di religione, nonni, ecc.) l’educazione cristiana dei figli. La trasmissione della fede cristiana avviene anzitutto nei primi dieci anni di vita, all’interno della famiglia e da parte dei genitori sinceramente credenti … A tale scopo esistono schede catechistiche, preparate dal SAE (Segretariato Attività Ecumeniche), per dare ai figli una educazione ecumenica  approvata dalle varie chiese cristiane.

 A queste condizioni la famiglia di mista confessione può diventare il laboratorio sperimentale  di uno stile di vita cristiana autenticamente ecumenico, dialogico, profetico e  creativo.

 

Don Valter Pierini,  Fano  25.02.2014

 

BIBLIOGRAFIA

 

+ P. CONS. PER LA PROMOZIONE DELL’UNITA’ DEI CRISTIANI, Direttorio per l’applicazione dei principi e delle normesull’ecumenismo, Città del Vaticano 1994, L.E.V.

 

+ CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, UNIONE DELLE CHIESE VALDESI E METODISTE, I matrimoni tra

 

+ conf. Episcopale italiana, unione cristiana evangelica barttista d’italia, Documento comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e battisti in Italia, Bologna 2009, EDB.

 

+ COMMISSIONE CEI PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO, I matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti in  Italia, Bologna 2001, EDB.

 

+ ECKERT U., I matrimoni interconfessionali in Italia, Torino 1995, Claudiana.

 

CONF. EPISCOPALE ITALIANA, Vademecum per la pastorale delle parrocchie cattoliche verso gli Orientali non cattolici, in  AA.VV., L’ortodossia in Italia. Le sfide di un incontro., a cura di Gino Battaglia,

Bologna 2011, EDB.

 

+ EVDOKIMOV P., L’ortodossia,  Bologna 1981, EDB

+   “      “      Sacramento dell’amore. Il mistero dell’amore secondo la tradizione ortodossa, Vicenza 1969,  Centro di studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il monte, Bergamo.