La sfida del pluralismo culturale e religioso

SCHEDA DI SINTESI

del Laboratorio II° – Ambito IV°

“La sfida del pluralismo culturale e religioso”

che si è svolto sabato 23 novembre al CONVEGNO ECCLESIALE MARCHIGIANO

Facilitatori: Romano, Matcovich, Giacchetta

(organizzata per proposizioni)

0. Premessa

Hanno partecipato al laboratorio uomini e donne, presbiteri, religiosi e laici provenienti da tutte le diocesi marchigiane. Sono anche intervenuti ai lavori i rappresentanti della maggior parte delle Chiese cristiane presenti al Convegno:

Arcidiocesi ortodossa di Italia e Malta – Patriarcato di Costantinopoli

Chiesa ortodossa rumena – Patriarcato di Bucarest

Chiesa ortodossa rumena – Diocesi di Sibiu

Chiesa d’Inghilterra – Comunione anglicana – Marche

Chiesa cristiana avventista del settimo giorno – Marche

Chiesa cristiana evangelico-battista – Marche

La sintesi qui di seguito riportata propone pertanto il contributo di tutti.

1. Su che cosa siamo tutti d’accordo?

1.1. Il pluralismo delle confessioni cristiane

– Il cammino ecumenico è paradigma del dialogo tra le Chiese e all’interno di ciascuna Chiesa.

-Il dialogo ecumenico conosce diverse tipologie tutte egualmente necessarie: teorico-dottrinale, spirituale,pratico, “di base”. Pertanto è sensato parlare di “ecumenismi”.

– Inserire l’ecumenismo nella prassi e nell’urgenza dell’annuncio del vangelo e della promozione umana

– L’ecumenismo va purificato e salvaguardato da ogni forma di proselitismo

– Il cammino ecumenico è irrevocabile nonostante talvolta si registrino rallentamenti ed ostacoli

– L’ecumenismo deve coinvolgere l’educazione alla fede fin dall’infanzia e proseguire nella formazione permanente del credente.

– Ecumenismo come ambito non circoscritto o specialistico, ma ordinario e trasversale della pastorale ordinaria

– L’unità evangelica mira alla comunione nella diversità mai all’uniformità

1.2. Il pluralismo delle religioni

– Il necessario dialogo interreligioso va praticato senza rinunciare alla propria identità: non c’è un “esperanto” della fede e neppure un linguaggio neutrale

– L’identità credente non è mai esclusiva ma inclusiva ed estroversa; così la fede degli altri non è mai una minaccia ma una risorsa e un patrimonio

1.3. Il pluralismo delle culture

– La ricerca della felicità e del senso è la piattaforma da cui partire per il dialogo interculturale

– Il dialogo interculturale da parte del credente si fa efficace quando non si contrappone alla ricerca ed al dubbio

– Il dialogo interculturale non è solo tra fedi diverse ma tra culture diverse all’interno della stessa fede

– Il dialogo interculturale è anche intergenerazionale

– Il dialogo interculturale è reso necessario dall’omologazione al relativismo valoriale degli stessi credenti

– C’è convergenza sui seguenti interrogativi: perché nelle parrocchie non si ravvisa, al pari di altri ambiti e/o percorsi, un’attenzione pastorale alla formazione e al dialogo interculturale? Perché in poche diocesi esistono gli Uffici o le Commissioni culturali? Perché, nella diversità di ruoli e finalità, non sono così frequenti sinergie di collaborazione con le associazioni culturali di varie aspirazioni o con le Istituzioni pubbliche nel creare eventi significativi sul piano culturale?

2. Su che cosa ci sono posizioni diverse? (Far emergere i problemi aperti)

1.1. Il pluralismo delle confessioni cristiane

– La distinzione tra comunità ecclesiali e Chiese cristiane: si chiede di superare una terminologia che piuttosto che distinguere discrimina

– L’IRC nella scuola pubblica di ogni ordine e grado è percepito come un problema alla condivisione intercristiana della responsabilità educativa nei confronti delle nuove generazioni nel nostro tempo

1.2. Il pluralismo delle religioni

– Non si rilevano al riguardo punti di disaccordo

1.3. Il pluralismo delle culture

– Il ricorso a concetti metafisici di derivazione scolastica in alcuni testi dottrinali e di magistero rappresenta un impedimento al dialogo interculturale e alla trasmissione della fede all’uomo postmoderno

3. Che cosa si propone alle Chiese delle Marche per il futuro?

1.1. Il pluralismo delle Confessioni cristiane

– Promuovere gemellaggi ecumenici tra parrocchie di Confessione diversa

– Favorire la nascita e/o diffondere con più coraggio e convinzione gruppi ecumenici parrocchiali

– Istituire e/o potenziare gli Uffici diocesani per l’Ecumenismo e il dialogo religioso

– Avviare o implementare sui territori diocesani la conoscenza delle chiese cristiane presenti ed operanti (mappatura ecumenica del territorio)

– Favorire la dimensione ecumenica della giornata per la Custodia del Creato e di ogni attività volta alla solidarietà e alla edificazione della pace

1.2. Il pluralismo delle religioni

– Le Chiese cristiane favoriscano momenti di aggregazione e conoscenza reciproca mediante la promozione di esperienze conviviali, sportive, educative (doposcuola), ludiche.                            (sono state narrate tante esperienze di buone pratiche già in atto in alcune parrocchie dove l’organizzazione di feste permette la condivisione di musica, cultura, cibo tra uomini di fedi diverse)

– Per quanto riguarda il dialogo islamo-cristiano: promuovere incontri culturali da proporre alla cittadinanza in cui si confrontano i testi sacri del cristianesimo e dell’islam relativamente ad alcuni personaggi cari ad entrambe le tradizioni (Abramo, Maria, Gesù…)

– Migliorare l’attenzione e la sensibilità per quanto concerne l’accoglienza dei credenti di altre religioni nei momenti d’incontro ufficiali e/o conviviali (cerimoniale, purità alimentari, calendario…). La società civile mostra già questa sensibilità.

– Investire risorse, magari a livello diocesano, sui mediatori/animatori interculturali quali facilitatori del dialogo interrreligioso

1.3. Il pluralismo delle culture

– Laddove è possibile, è raccomandabile che migranti cattolici di diversa etnia si inseriscano nella comunità parrocchiale anche animando la liturgia domenicale

– Promuovere nelle diocesi e, laddove possibile, nelle parrocchie/vicarie spazi d’incontro e dialogo tra culture diverse in modo da fare del sagrato il punto d’incontro metaforico tra l’agorà e il tempio (Cattedra dei non credenti, Cortile dei gentili…): la vera differenza non è tra credenti e non credenti ma tra persone pensanti e non.

– Valorizzare le esperienze monastiche già impegnate nel confronto culturale (Fontavellana, Monte Giove…)

Loreto, lì 23 novembre 2013

Paolo Matcovich

Milena Romano

Francesco Giacchetta

Considerazioni di un pastore avventista sul II Convegno Ecclesiale Marchigiano

E’ stato proprio un bel convegno, il II Convegno Ecclesiale Marchigiano di Ancona – Loreto del 22-24 Novembre 2013!

Anche se ho potuto partecipare solo il sabato pomeriggio e la domenica mattina, ho potuto constare l’efficienza dell’organizzazione e la profondità degli argomenti trattati; tematiche antropologiche e sociali su cui tutte le fedi cristiane si interrogano.

Ringrazio il past. Luis Giuliani per aver presentato il saluto del Consiglio delle Chiese Cristiane Marchigiane.

Ho avuto occasione di leggere l’intervento del card. Angelo Bagnasco: una bellissima intuizione quella di proporre “alzati e sta” (con Gesù) per adempiere l’”alzati e va”, motto del convegno.

I laboratori, divisi in 4 ambiti o aree tematiche, hanno lavorato sodo ed encomiabile è stato lo sforzo di sintesi per presentare all’assemblea i lavori svolti.

Sintetizzo in queste poche parole ciò che ho colto: una chiesa (cattolica) che si interroga, che cerca di mettere al centro “la persona”, che vuole mettersi in relazione con le altre sensibilità e confessioni religiose. Una chiesa che vuol far fronte alle vecchie e nuove povertà e che desidera “formare” gli uomini politici cattolici alla “res comunis”, ecc.

L’intervento dell’Arcivescovo Luigi Conti, Presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, a conclusione dei lavori della domenica mattina, ci ha fatto riflettere profondamente sulle sfide del cristianesimo e della chiesa nella nostra Regione in questo terzo millennio, sottolineando che solo “il fuoco” del cristianesimo può portare soluzioni ai problemi che vive la nostra società.

Del suo intervento sottolineo: siamo chiamati a “custodire la Parola”, “proporre la famiglia”, “la questione educativa”. Fare dei cristiani permanenti!

Concludo queste brevi righe ringraziando gli organizzatori che mi hanno invitato, permettendomi di vivere questa esperienza che considero molto positiva.

Sicuramente il Convegno nazionale di Firenze del 2015 Trasmettere la fede oggi in Italia, prenderà diversi spunti da questi lavori.

Un saluto fraterno a tutti

Michele Abiusi