Relazione incontro ecumenico di sabato 19 gennaio 2013 a Fano

Piccola relazione dell’incontro di sabato mattina 19 gennaio 2013 a Fano nella sala della Parrocchia S.Famiglia

Una cinquantina i presenti comprese le tre delegazioni: 11 dalla parrocchia luterana della Pace di Aarhus – Danimarca

8 dalla parrocchia ortodossa di S.Pietro di Reciza – Romania e il rev. Stephen giovanissimo viceparroco della parrocchia di Sharnbrook – Inghilterra e un breve intervento dei cari amici anglicani rev. Jules e Anders Bergquist oltre al vicario di Fano don Giuseppe Tintori che ha portato il saluto di Mons. Trasarti che era dovuto partire per un impegno fuori città.

L’argomento della tavola rotonda: “Unità dei cristiani per la nuova evangelizzazione”

Flash dei numerosi interventi:

Rev Anders Bergquist : Siamo come i discepoli sulla barca fra le tempeste delle nostre ansie e preoccupazioni e dobbiamo imparare ad accogliere Gesù che viene a noi e riporta pace .

Padre Petru Berbentia – parroco ortodosso Siamo quei guidatori dell’auto della nostra vita che fanno salire Gesà autostoppista ma non gli lasciano la guida dell’auto che guidata da lui sarebbe portata sulla via piana e sicura.

Sig. Daniele Garotta di Fano, scrittore – Il punto di forza della sua vita è stato il Concilio . Ha capito che per dialogare è necessario conoscere bene la propria fede. Il dialogo dei credenti deve essere aperto anche ai non credenti che spesso ci troviamo ad avere anche in casa.

Don Mauro di Fano, resp. della Pastorale Familiare – E’ necessario anche un ecumenismo “ab intra” fra sacerdoti e famiglie per programmare “La Nuova evangelizzazione” INSIEME. Una grande opportunità l’ascolto dei matrimoni misti numerosi nel nostro territorio.

La Rev. Jules (che purtroppo doveva proseguire per Ancona) ci ha lasciato una parola di sereno ottimismo di fede: Non minimizzate le cose che avete fatto. Senza accorgervene avete espresso una teologia dei gesti, un ecumenismo dei gesti.

Don Vincenzo Alesiani di S.Biagio pensa che si debbano evitare sia sottolineature eccessive delle difficoltà che aperture eccessive perché siamo diversi come sensibilità e storie. Ma dobbiamo combattere tutti una grande battaglia contro il grande freddo culturale che c’è oggi.

Ha raccontato la indicatissima storia dei porcospini che pur di non morire di freddo accettano alla fine anche di pungersi un po’ l’un l’altro. Morale – anche nelle difficoltà dobbiamo star uniti – questo vale nel campo personale, familiare, ecclesiale ed ecumenico.

Padre Per il pastore luterano danese ha raccontato che l’amicizia con i cattolici significava molto nella vita della parrocchia e non hanno voluto tenere questa esperienza solo per loro e ne hanno parlato con altre parrocchie e sono due volte 2008 e 2012 che partecipano ad un grande incontro nazionale di tutte le parrocchie che – in qualche modo – hanno dei gemellaggi .A questo proposito Anne Marie la moglie del pastore emerito Life ha raccontato l’evoluzione di questi incontri quadriennali: la prima volta c’erano poche persone che parlavano molto e gli altri ascoltavano. Poi hanno capito che era necessario fare dei piccoli gruppi dove tutti potevano esprimersi e portare il loro contributo e sono rimasti così contenti che il tempo per il prossimo incontro verrà diminuito e diventerà triennale.

Il rev, Stephen, anglicano racconta che purtroppo in Inghilterra il secolarismo cresce e lo diceva facendo un gesto con le mai così eloquente da esprimere una situazione pericolosa.

D:Giorgio Paolini raccogliendo molti dei contributi fa una proposta: sull’onda dell’esito positivo dei meeting dei giovani forse i tempi sono maturi per programmare anche degli incontri annuali delle famiglie. Ben preparati anche con viaggi nelle varie nazioni se necessario e con un programma preciso che forse potrebbe proporre don Alesiani già esperto di incontri di famiglie.

Un giovane presente, Matteo Cecconi da’ gioia a tutti asserendo che molte cose che ha sentito dire oggi le aveva sempre pensate e forse ha trovato il “luogo” che stava cercando. La divisione è una cosa “sciocca”. La guida è Cristo. Tutti conosciamo i motivi storici delle divisioni: ma sono motivi umani! Possiamo forse guardare il lato positivo e dire che è una FORTUNA essere ancora uniti nel nome di Cristo e del Vangelo.

Ho lasciato per ultimo l’intervento di don Mario Florio perché il suo intervento è anche scritto e lo allego interamente. Sottolineo solo che ha approfondito il terzo capoverso: L’evangelizzazione come “Proclamazione” che mi sembra una analisi precisa e attenta del mondo che ci circonda, dei messaggi che bombardano anche tutti noi e che forse queste sottolineature possono aiutarci a decifrare meglio.

Mi scuso di aver dovuto necessariamente sintetizzare molto, L’incontro è stato molto ricco e come sempre il confrontarsi stimola ed entusiasma.

La nuova evangelizzazione in prospettiva ecumenica

Alcuni orientamenti

In ambito cattolico romano l’espressione nuova evangelizzazione rimanda al magistero del Beato Giovanni Paolo II, in particolare ad un discorso del 1983. Il Papa, rivolgendosi allora ai vescovi dell’america latina, offrì alcune prime linee guida di quella tematica che poi doveva divenire programmatica di tutti il suo lungo pontificato e magistero. “La commemorazione del mezzo millennio di evangelizzazione avrà il suo pieno significato se sarà un impegno vostro come vescovi, assieme al vostro presbiterio e ai vostri fedeli; impegno non certo di rievangelizzare, bensì di una nuova evangelizzazione. Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni” (n.3, in AAS 75 I/1983, 778)°1. Il nuovo della evangelizzazione, si dice,non sta nei contenuti che permangono sempre identici, Cristo e la sua parola di salvezza, ma nell’ardore, nei metodi e nei linguaggi.

In ambito ecumenico, specialmente nel mondo pentecostale ed avangelicale, si può ritrovare una singolare convergenza di interesse per il primato della evangelizzazione. Consultando i dialoghi ecumenici emerge in particolare la centralità della proclamazione del messaggio cristiano. Dopo la lunga stagione dell’impegno per la promozione umana dei popoli oppressi come priorità della missione della Chiesa, ampiamente rielaborata e attestata dalle teologie della liberazione, sembra che si sia operata in questi ultimi decenni una virata, ampiamente condivisa dalle Chiese, che punta sull’annuncio esplicito del vangelo con forte taglio kerigmatico.

L’evangelizzazione come proclamazione vuole ribadire, di fronte ad un mondo secolarizzato ove l’esperienza religiosa è ridotta fatto privato ed individuale, che il messaggio cristiano va detto tutto, va detto con franchezza e va detto in pubblico. L’idea soggiacente è che il cristianesimo possa essere ancora principio unificante della vita sociale e pubblica, in tutti i settori. Molte delle Chiese che seguono questa strada, specialmente le free churches di tipo neo-pentecostale, scommettono sui mass-media e sui social networks per interrompere la marginalità in cui si vede confinato il messaggio cristiano e per annunciare un vangelo che libera e conduce ad una vita riuscita, ove la prosperità è segno di affidabilità e credibilità del messaggio stesso (prosperity Gospel). Si tratta di persuadere l’opinione pubblica che l’adesione al vangelo non rende perdenti ma vincenti! Sul piano socio-antropologico questa prassi ha come interlocutori per lo più fasce di persone che, umanamente, da lungo tempo vivono da perdenti ed emarginate rispetto alle piccole minoranze opulente del pianeta. Ma qui non si vede più se il nucleo del messaggio cristiano, l’evento pasquale, sia ancora al centro e se un tale annuncio non rischi di essere un prodotto a servizio dell’ideologia neo-liberista.

Ripercorrendo alcuni testi dei dialoghi ecumenici degli ultimi decenni si può osservare come la questione dell’evangelizzazione occupi un posto assolutamente centrale. E’ il caso del Rapporto 1993 – 2002 relativo al dialogo tra la Chiesa cattolica romana e l’Alleanza evangelicale mondiale, rapporto che già nel titolo è emblematico: Chiesa, evangelizzazione e vincoli di koinonia°2. E’ intanto importante notare e sottolineare come la sezione dedicata alla evangelizzazione (parte II) segue e suppone quella dedicata alla Chiesa come koinonia (parte I), il che metodologicamente risponde all’esigenza di chiarire non solo quale tipo di Chiesa stia alla base dell’evangelizzazione ma ancor prima di ricordare che la stessa vita della Chiesa, il suo essere e il suo manifestarsi come comunione è già evangelizzazione. Nella parte II viene quindi esposta la concezione evangelicale dell’evangelizzazione, cominciando con una affermazione che suona come un assioma: “Per gli evangelicali, il cuore e il nocciolo della missione è la proclamazione”. Ad essa segue immediatamente una precisazione ermeneutica: “Ma è il nocciolo, non la totalità, della missione della chiesa nel piano divino della redenzione” (§ 52). Sulla base del Patto di Losanna (1974, documento fondativo dell’identità evangelicale nel mondo), il testo prosegue tornando nuovamente sulla proclamazione: “Anche se i confini della missione di Dio unitrino coincidono con il suo “disegno cosmico” […], per cui tutto il popolo è chiamato a questa missione onnicomprensiva, gli evangelicali si sforzano di porre al centro la proclamazione, Perciò, il Patto di Losanna definisce l’”evangelismo in sé” “la proclamazione del Cristo storico, biblico come Salvatore (1 Cor 1,23; 2Cor 4.5) e Signore, finalizzata a persuadere le persone ad accostarsi personalmente a lui e a lasciarsi riconciliare con Dio”” (§54). Lo stesso autorevole testo precisa che al centro della predicazione sta la croce e che la stessa Chiesa deve essere segnata dalla croce (cf §17). Teoricamente siamo ben lontani dal “Vangelo della prosperità” (prosperity Gospel) di cui è permeato il mondo neo-pentecostale. Per quanto riguarda il mondo occidentale un passaggio del documento invoca da parte evangelicale “una nuova evangelizzazione o una “rievangelizzazione”” (§51).

Se si passa ad un’altra sezione dei dialoghi ecumenici dello stesso periodo non può sfuggire l’attenzione dedicata alla questione della evangelizzazione nel dialogo svoltosi nel periodo 1990-1997 tra la Chiesa cattolica romana e alcune Chiese e Capi di Chiese pentecostali, rifluito in un testo unitario dal titolo Evangelizzazione, proselitismo e testimonianza comune °3. Nell’alveo di una comune interpretazione e prassi della missione i pentecostali “sottolineano in particolare la proclamazione di Gesù come Salvatore e Signore, che conduce l’individuo all’accettazione consapevole e alla conversione, a una “nuova nascita” come si afferma in Gv 3,33. I pentecostali cercano anche di evangelizzare il mondo in questi “ultimi giorni”, prima del ritorno di Cristo (cf At 2,14-17; Gl 2,28-32), facendo discepoli conformemente all’istruzione di Gesù nel grande mandato” (§13). Il compito della evangelizzazione è esplicitamente compreso nel quadro degli “ultimi tempi” e dell’attesa del ritorno. Questa annotazione escatologica rivela in profondità la ragione della urgenza della missione e connota da un capo all’altro l’autocomprensione del mandato missionario e della natura della Chiesa. Il testo procede nel porre in luce gli elementi di convergenza e di differenza in ordine a due binomi: evangelizzazione/cultura ed evangelizzazione/giustizia sociale. Il perno di tutto , dal punto di vista pentecostale, rimane la proclamazione del kerygma. Nel caso del dialogo con le altre religioni questo elemento emerge con chiarezza : “D’altra parte, molti pentecostali, al pari di molti primi cristiani, tendono a denunciare gli elemti demoniaci presenti nelle altre religioni. Pur riconoscendo l’opera dello Spirito Santo nel mondo per convincere i popoli riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio (cf Gv 16,8-11), i pentecostali non riconoscono generalmente la presenza di elementi salvifici nelle religioni non cristiane. Certi pentecostali vedrebbero una convergenza con la posizione cattolica espressa nel fatto che lo Spirito Santo è all’opera nelle religioni non cristiane, preparando i cuori degli individui a un’eventuale conoscenza del Vangelo di Gesù Cristo. Ma i pentecostali e i cattolici credono congiuntamente che vi è un solo Nome mediante il quale noi possiamo essere salvati (cf At 4,12). Entrambi credono alla necessità di rispondere all’invito divino a cercare Dio e a trovarlo (cf At,17,27)” (§ 21).

Sono solo alcune prospettive che mostrano come la spinta verso la nuova evangelizzazione, condivisa da vari fronti del mondo cristiano contemporaneo, non sembra avere più in Europa il suo baricentro. Al recente simposio della rivista Ad Gentes il missionologo Stephen Bevans osservava come una dedizione così appassionata all’annuncio del vangelo è rara al di fuori dei circoli pentecostali o evangelici, pur essendo stata invocata da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Si tratta di realtà cristiane, numericamente rilevanti, presenti specialmente negli altri continenti, in particolare l’America Latina, l’Asia e l’Africa, che a partire dal basso rilanciano la sfida di un nuovo cristianesimo planetario di tipo marcatamente identitario e alternativo in grado di contrastare la cultura post-moderna e globalizzata o prendendone le distanze o assorbendone e metabolizzandone alcuni principi guida (la ricerca del successo, del benessere psico-fisico, …)°4. Le ambiguità di questi nuovi laboratori del cristianesimo mondiale sono evidenti. Da una parte si ribadisce la priorità della proclamazione del kerygma in chiave dialettica nei confronti della cultura imperante, dall’altra all’insegna della presenza liberante e trasformante dello Spirito si inseguono gli stessi sogni utopistici della società del benessere. Al fondo c’è l’esigenza di comprendere il rapporto tra la missione del Verbo incarnato e quella dello Spirito effuso a Pentecoste. La teologia contemporanea, proprio a partire dal dialogo con le religioni, è riuscita a formulare un principio che può permettere una visione equilibrata e biblicamente fondata del rapporto tra Cristo e lo Spirito: “L’influenza dello Spirito rivela e manifesta l’azione di Cristo e non viceversa” °5. L’asserto rileva una stretta dipendenza dello Spirito da Cristo e nello stesso tempo indica la specifica peculiarità della missione dello Spirito nella storia e nell’universo.

M. Florio

1 Si veda l’Instrumentum laboris del recente Sinodo al § 45; per gli sviluppi del tema nel successivo magistero, cf ibid §§ 46 e 50.

2 Cf EOE 7,813 ss. Per lo status del rapporto, cf ibid, 816 (n. 1690)

3 Cf ibid, 1237 ss.

4 Cf E. PACE – A. BUTTICCI, Le religioni pentecostali, Carocci Ed., Roma, 63 ss.

5 J. DUPUIS, Gesù Cristo incontro alle religioni, Ed. Cittadella, Assisi (PG) 1989, 213.

Settimana di preghiera 18/25 gennaio 2013

Metropolia di Pesaro Fano e Urbino

PROGRAMMA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITA’ 2013

– Venerdì 18 gennaio 2013 – ore 21,15 Veglia di preghiera Cattedrale di Pesaro

– Sabato19 gennaio 2013 mattina – ore 10 Fano, sala don Benzi della parrocchia S.Famiglia, Incontro:”Ecumenismo per la Nuova Evangelizzazione”

– Sabato 19 gennaio 2013 – ore 18 Veglia di Preghiera Cattedrale di Fano

– Domenica 20 gennaio 2013 – Ore 17.00 Veglia di preghiera Chiesa di S.Francesco di Urbino

– Giovedì 24 gennaio 2013 – ore 21,15  Sala dell’Oratorio Parrocchia di Loreto Pesaro Incontro sul tema concordato a livello nazionale (la settima parola dei Comandamenti) fra il Rabbino capo di Bologna Rav Alberto Sermoneta e don Giuseppe Fabbrini, moderatore P.Renzo Piazza dei Missionari Comboniani

– Venerdì 25 gennaio 2013 – ore 20,30 Veglia di preghiera Parrocchia di S. Silvestro in Foglia di Cà Gallo di Montecalvo in Foglia (Urbino) a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani.