VEGLIA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI – Intervento di S. E. Mone. Piero Coccia (Pesaro, Cattedrale Basilica, 20 gennaio 2012)

VEGLIA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

Intervento di S. E. Mone. Piero Coccia

Pesaro, Cattedrale Basilica, 20 gennaio 2012

TUTTI SAREMO TRASFORMATI DALLA VITTORIA DI GESÙ CRISTO, NOSTRO SIGNORE

(1Cor 15,51-58)

Saluto nella pace del Cristo tutta questa Assemblea liturgica.

Un cordiale saluto lo rivolgo alle delegazioni Luterane, alla delegazione ortodossa e a tutte le componenti delle varie Confessioni Cristiane presenti..

Ci troviamo questa sera per pregare, per riconoscerci nell’unica fede nel Signore, per camminare insieme guidati dalla Parola che risuona nel nostro cuore attraverso l’apostolo Paolo che ci ricorda che “tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore”.(1 Cor 15, 51 -58)

Vorrei soffermarmi con Voi a contemplare l’immenso dono del Cristo vittorioso che ognuno di noi, in modo immeritato, per pura misericordia divina, ha ricevuto per vedere poi a quali conseguenze tale dono ci conduce.

017625 Veglia di preghiera per l'unit+á dei CristianiAnche noi cristiani condividiamo con ogni uomo e ogni donna del nostro tempo il peso dell’attuale frangente storico. La corruzione e la morte sembrano dilagare nella vita personale, familiare e comunitaria delle nostre società plurali. Chi di noi non percepisce ogni giorno nella propria carne il morso della fragilità, soprattutto la nostra incapacità di amare? Chi non soffre davanti alle ferite che tante famiglie subiscono nella propria esperienza affettiva? Chi non si smarrisce di fronte all’insicurezza che l’odierna situazione di crisi economico-finanziaria ha introdotto nel nostro Paese? Chi non sente l’urto della troppa miseria ed emarginazione che attanaglia persone, gruppi, popolazioni intere? Chi non rimane sconcertato quando ascolta le notizie, ancora troppo numerose, di attentati, guerre e violenze che sembrano non poter finire? Non possiamo volgere il nostro sguardo altrove. Ogni fibra del nostro essere grida il bisogno di salvezza! «Chi mi libererà da questo corpo di morte?» (Rm 7,24), supplica altrove l’Apostolo.

La nostra preghiera comune non può prescindere da questo grido che fa di tutti noi una sola cosa. Un grido che condividiamo con tutti i nostri fratelli uomini, di qualunque fede religiosa, e anche con quelli che dicono di non credere o che si ostinano a negare l’esistenza di Dio.

Al nostro grido risponde l’annuncio di una speranza certa: «tutti saremo trasformati … i morti risusciteranno per non morire più e noi saremo trasformati» (1Cor 15,51-52). Una speranza fondata su Colui che ci trasformerà e non sulla nostra capacità di cambiamento. Infatti, l’Apostolo parla esplicitamente «della vittoria per mezzo di Gesù Cristo» (1Cor 15,57). Gesù Cristo, nostro Signore, è il vittorioso. Egli è la nostra speranza.

Noi cristiani, infatti, crediamo nella risurrezione come vittoria sul peccato e sulla morte perché Cristo è risorto. Infatti è Gesù Cristo a dare corpo e figura e avvio alla risurrezione, legandola inscindibilmente alla propria vicenda personale e pertanto sottraendola all’opinabilità e indeterminatezza. Non c’è la risurrezione degli uomini se non nel riferimento alla risurrezione di Gesù Cristo e in questo riferimento la risurrezione degli uomini si compie 2

I cristiani con la loro stessa esistenza dicono al mondo che Cristo crocifisso e risorto è vivo e presente in mezzo a noi. Ebbene in questo annuncio, in Cristo Gesù e nella sua grazia salvifica sta la sorgente perenne dell’unità dei cristiani. Con povertà di spirito, rinnovata dal mistero del Santo Natale, questa sera ci rivolgiamo quindi a Lui. Addolorati per quanto ancora ci divide, ma anzitutto tesi a riconoscerLo come principio dinamico di unità tra di noi.

Annunciare Cristo risorto, speranza del mondo: ecco una strada effettiva e sempre aperta per l’unità dei cristiani.

Anche oggi, nella nostra società affaticata, dove i più vivono sconfortati e sopraffatti dal “mestiere di vivere”, gli uomini, forse inconsapevolmente e a volte addirittura negandolo, attendono l’annuncio del Risorto. Che questo comune nucleo centrale dell’annuncio cristiano ci trovi ancora oggi divisi su alcuni aspetti, chiede a noi un’energica decisione di penitenza e di conversione e di assunzione di responsabilità nei confronti dei nostri contemporanei. Dall’esperienza del Cristo Risorto deve scaturire l’unità tra le nostre chiese e la comune missione.

Da questi atteggiamenti di umile fede scaturisce l’offerta gratuita del Vangelo a tutti i nostri fratelli. Essa sarà l’invito a fare esperienza reale della vittoria del Risorto nell’oggi della storia.

L’esortazione dell’Apostolo – «siate saldi, incrollabili» (1Cor 15,58) – non sta certo a mostrare ai nostri fratelli uomini un’impeccabilità che non abbiamo. La solidità della nostra fede sta nella vittoria di Cristo: di essa noi siamo solo segni viventi, cioè testimoni. L’opera del Signore, infatti, è la trasformazione che la Sua grazia realizza della nostra esistenza, sconfessando la terribile accusa del tragico profeta del nostro tempo il quale parlando dei cristiani tiepidi ed insipidi diceva: “Canti migliori dovrebbero cantarmi, perché io credessi al loro redentore; più redenti dovrebbero apparirmi i suoi discepoli” (F.Nietzsche, Così parlò Zarathustra).

Mostrare la vittoria del Risorto: questo è l’impegno comune prioritario cui siamo chiamati noi tutti, battezzati di ogni Confessione.

Vorrei invitare questa sera tutti i cristiani della Metropolia all’annuncio di Cristo risorto quale via sicura per l’impegno ecumenico. Impegno intrinseco ed imprescindibile per la nostra vita di fede. È questo impegno ad introdurci nella strada della testimonianza. Strada sempre percorribile ma sempre vertiginosa perché ci chiede di pagare di persona. Ma su questa strada, come ci ricorda l’Apostolo, «grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto» (1Cor 15,58).

A Te, Gesù Cristo, vincitore del peccato e della morte questa sera chiediamo di introdurci nel mistero della risurrezione, fonte di unità per tutti i credenti e segno di comunione per tutta l’umanità.

Risana le nostre ferite, aumenta la nostra fede, rafforza la nostra speranza e ravviva la nostra carità. Amen

“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore.” (1.Cor.15,51-58)(Pesaro, Cattedrale Basilica, 20 gennaio 2012 – Veglia di preghiera per l’unità dei cristiani)

“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore.” (1.Cor.15,51-58)

Questa dichiarazione di speranza è il titolo di questa settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. – È bene, è Cristo e la sua vittoria, la nostra speranza, non ciò che noi stessi possiamo fare. Se solo avessimo noi stessi su cui sperare, non va bene.

In Luca capitolo 19 versetto 42 si legge che Gesù piange su Gerusalemme. Piangeva sopra la città, perche la città non sapeva cosa serviva per la sua pace. Lui piangeva per le divisioni, l’ empietà, l’abuso e la mentalità mercenaria.

Mi chiedo cosa pensa Gesù  di noi e del nostro modo di gestire la nostra vita, il nostro mondo e le nostre chiese?

Sappiamo noi oggi, cosa serve per la nostra pace?

Penso di no, perché anche oggi ci sono lotte per il potere, orgoglio e ricchezza ovunque nel nostro mondo. Ci sono battaglie tra le diverse religioni e all’interno delle religioni ci sono  conflitti e  tensioni. La chiesa cristiana non fa eccezione.

Gesù ha pregato che tutti i credenti di Cristo siano uno, come Egli e il Padre sono uno. Ma non è così oggi. Siamo divisi e molto diversi. E molte volte abbiamo problemi a riconoscerci  reciprocamente nelle nostre diversità, anche se in tutte le chiese confessiamo Cristo come Signore e Salvatore.

La rissa nella Chiesa della Natività a Betlemme poco prima di Natale è un’indicazione che ci sono forze potenti in gioco nella nostra diversità.

Le parole di Gesù che piange su Gerusalemme sono un ammonimento per noi di fermarci e riflettere se prendiamo sul serio la pace di Dio, la pace che implica  riconciliazione, amore, servizio, fiducia, fede e speranza.

Si tratta di un impegno serio per noi, ma dobbiamo dire che è difficile – inumanamente difficile.

Pertanto noi, che spesso tradiamo, dobbiamo confortarci sapendo che quando Gesù piange sul tempio, che era diventato  una spelonca di ladri, non volta le spalle e se ne va.

Egli non si arrende di fronte alle persone che si rattristano, egli rimane e continua a cercare di farci dialogare  insieme

Ha sgomberato non solo il tempio di Gerusalemme dai commercianti, ma dona la sua vita per sgomberare uno spazio nei nostri cuori, così possiamo vedere che noi siamo di Dio, tutti noi che facilmente dimentichiamo quello che serve per la nostra pace. Per uomini come noi, Gesù è vissuto, è morto ed è risorto.

È a causa del suo amore infinito per noi, che egli ci dà un posto nel regno di Dio. Non sono le nostre forze e la nostra volontà, che ci daranno la vittoria. No!! Saremo salvati perché Cristo ci dona la sua vittoria. È attraverso di Lui e solo in Lui possiamo condividere la vittoria della vita. Cristo è la nostra unica speranza.

Questa fede è la nostra salvezza, e in questa fede siamo uno in Cristo e con questa fede possiamo lottare con coraggio per la pace e la riconciliazione – e con questa convinzione possiamo vivere nel mondo, sapendo che ci concede la sua pace. Sia reso grazie a Dio!

Questo è ciò, che chiediamo quando preghiamo per l’unità dei cristiani.

Amen!

 

 

Sognepræst Per Thomsen

Traduzione omelia Pastore svedese Sverker Linge per la veglia di preghiera gennaio 2012

Che cos’è un essere umano?

Durante i funerali si dicono alcune parole nel momento in cui si butta la terra sopra la bara: “polvere sei e in polvere ritornerai”

Questo significa che ogni essere è formato di materia. Tutti siamo costituiti della stessa materia, così come tutta la creazione: acqua, calcio, grassi, ecc. Siamo chimica e fisica. E  quando moriamo il materiale di cui siamo formati torna alla natura. Noi siamo parte di ciò che si conosce come natura temporale.

Ma nei funerali si dice anche: Gesù Cristo, nostro Salvatore, ti risusciterà nell’ultimo giorno.

Quando diciamo questo la nostra vita acquisisce una nuova dimensione. L’essere umano non è solo materia, non solo tessuto e ossa.

Abbiamo celebrato da poco il Natale. Abbiamo celebrato il mistero dell’Incarnazione. Come Dio diventa uomo in Gesù Cristo.

Dio in sè stesso è diventato un essere umano in Gesù Cristo. Ha vissuto la nostra vita, ha incontrato la nostra morte, è risuscitato nuovamente perchè noi potessimo essere di nuovo creati in una nuova vita.

In questo mondo deperibile avviene l’immortalità.

 

Che cos’è un essere umano?

Un essere umano è più che materia. Sicuro una nuova creazione in Gesù Cristo. Nel battesimo riceviamo la vita di Cristo nella nostra vita. Riceviamo la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione, la nuova vita eterna.

Il battesimo è l’inizio. Quando siamo stati battezzati siamo stati vestiti di bianco; di bianco e pulito lino che simboleggia la vita di Cristo e la giustizia di Cristo. Siamo stati rivestiti del vestito di Cristo.

Il battesimo è l’inizio della vita cristiana. Una vita che a volte è difficile da vivere. A volte facciamo cose sbagliate, pensieri cattivi, abbiamo peccato contro Dio e contro il nostro prossimo.

 

Martin Lutero ha detto: “Cristo è il cappotto che la persona che gela nel peccato può indossare, dal quale può ricevere calore”. Non siamo abbandonati. Possiamo sempre tornare a Cristo e riscaldarci nel suo amore e nella sua misericordia.

Gesù Cristo, dopo la sua risurrezione, è sempre presente in ciascuno di noi.

Dobbiamo essere trasformati. San Paolo scrive:”Il dono che Dio per grazia (liberamente) ci dà è la vita eterna attraverso Gesù Cristo nostro Signore. Dio sta costruendo qualcosa di nuovo, un mondo nuovo.

 

Che cos’è la chiesa, le chiese?

 

Anche la chiesa è come noi, materia. La chiesa è formata di persone. Una chiesa è un organismo, ha una struttura, si trova nella materia temporale. Prende la carne e il peccato. Facciamo sbagli e abbiamo delle mancanze. Siamo divisi e deboli, però non è tutta la realtà  sulla Chiesa.

La Chiesa è più di questo. E’ qualcosa di grande. Siamo anche il corpo di Cristo. La chiesa porta il mistero di cui San Paolo ci parla in Corinzi 15,51-58.

Porta quella vita che Cristo ci mostra con la sua risurrezione. Porta questo mistero pasquale: è la vita indistruttibile, la nuova vita, la vita fresca, la vita che la morte non può sconfiggere.

La chiesa deve rivestirsi in Cristo. E’ rivestita della sua immortalità.

Si riveste nella vittoria di Cristo nonostante le brutture, le debolezze. Cristo è trionfatore anche sulle forze che creano discordia e divisione.

Più cerchiamo la comunione con Cristo, più siamo vicini gli uni agli altri. Il nostro compito è di permettere a Cristo Risorto di vivere tra noi: Lui è capace di ricreare l’unità!

Cristo è risorto. Lui è qui in mezzo a noi. Dà sè stesso, la sua vita e la sua vicinanza come dono, senza riserve. Questo è il centro della fede cristiana.

La vittoria di Cristo passa attraverso il servizio agli altri e attraverso la sofferenza. Questa è anche la nostra via verso la vittoria. Essere servi gli uni degli altri e, insieme nel mondo, essere servi verso il mondo. Insieme possiamo prendere ispirazione dalla vita di Cristo e dalle sue opere: da come Lui ha incontrato gli altri, dalla sua sofferenza, dalla sua morte e risurrezione. Dobbiamo cercare insieme di vivere la sua vita nel mondo.

Cristo è con noi come ci ha promesso e Lui ci trasformerà.

Intervento di Padre Cipriano Creanca , parroco della parrocchia dell’aeroporto a Sibiu – Romania, nella Veglia in Cattedrale a Pesaro il 20 gennaio 2012

Vostra Eccellenza, cari fratelli

Siamo qui con la benedizione di Mons. Laurentiu Streza Metropolita della diocesi di Sibiu, Romania.

“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” 1 Cor 15,51-58

La Parola di Dio che abbiamo proclamato parla di un cambiamento nella nostra vita.

Gesù Cristo, il nostro Signore, è venuto in questo mondo per insegnarci un nuovo stile di vita.

La chiesa da duemila anni insegna ai suoi fedeli  come bisogna andare dopo  aver ascoltato la Parola di Dio: bisogna amarsi e fare cose buone per tutti.

La chiesa è stata formata da persone che sono andate dopo aver ascoltato Gesù Cristo e la sua parola.

Queste parole di Gesù hanno cambiato loro stessi e la loro vita anche se avevano culture diverse e non si conoscevano.

Come hanno fatto i primi cristiani dobbiamo fare anche noi, fedeli di oggi.: non abbiamo la stessa origine, non parliamo la stessa lingua, ma abbiamo una cosa molto preziosa insieme: il nostro Signore Gesù Cristo e la sua Parola.

Con le nostre preghiere, con il nostro amore, proveremo a cambiare questo mondo.

Bisogna che andiamo sulla strada preparata da Gesù per poter portare la sua luce.

Ringraziamo Dio per questa luce che ha donato a questo mondo.

Preghiamo nostro Signore Gesù Cristo  che questa luce illumini i nostri cuori, le nostre famiglie, le nostre parrocchie, tutti i fedeli  e i popoli di tutto il mondo.

Amen