Rapporto Incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane del 23.11.11

Incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane

Si è svolto a Jesi, presso la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, l’incontro del Coordinamento delle Chiese Cristiane Marchigiane mercoledì 23 Novembre, che ha visto una cinquantina di partecipanti provenienti da Ancona, Pesaro, Urbino, Senigallia, Fano, Jesi, Montemarciano, San Benedetto, Macerata, Tagliacozzo che si sono ritrovati per riflettere sul tema La giustizia che non c’è, la pace che sogniamo Amos 5,11-24

L’incontro fissato per le ore 16.00 ha avuto inizio con mezz’ora di ritardo per permettere a tutti di arrivare, dato il mal tempo e la difficoltà di parcheggiare.

Dopo il benvenuto della chiesa accogliente, un canto (Symbolum) ed una preghiera,

don Vincenzo Solazzi ha spiegato la differenza fra il Consiglio (istituzionale) ed il Coordinamento (incontro informale tra fratelli in Cristo, di varie estrazioni, che si ritrovano per studiare la Parola di Dio, conoscersi meglio, fare amicizia, pregare insieme).

Liliana Anselmi, della Chiesa Avventista ha poi spiegato i punti peculiari di questa chiesa che nasce dal Risveglio millerita della metà del XIX secolo e continua ancora oggi a proclamare il “Ritorno di Cristo” e l’osservanza del Sabato come giorno di riposo, secondo il 4° Comandamento del decalogo.

Il pastore avventista Michele Abiusi ci ha poi introdotti nella lettura del profeta Amos, contestualizzando il periodo storico vissuta dal profeta, il suo messaggio e constatandone la forte attualità ai nostri giorni.

Ci si è poi divisi in 4 gruppi per riflettere insieme sulla tematica presentata.

Ecco quanto è emerso dai gruppi:

Gruppo guidato da Don Vincenzo di Fano, relatore Franco Frontini: si è preso atto dell’attualità dei mali denunciati dal profeta Amos, ingiustizie ieri uguali a quelle di oggi. Si può opporre la coerenza di vita sia del singolo che delle chiese attraverso strumenti sociologici come la denuncia, la condivisione. E’ indispensabile la saldatura tra vita e liturgia.

 

Gruppo guidato da Don Valter di Ancona: è stata fatta una proposta concreta quella cioè di inserire una iniziativa caritativa o che promuova una cultura sociale durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani per collegare la vita alla liturgia. E’ stato evidenziato che nel testo di Amos l’accusa all’élite ingiusta è anche quella di non aver capito il rapporto di Dio con il suo popolo e gli altri: Dio ama in modo particolare il popolo ebraico, ma per quanto riguarda la giustizia tutti sono uguali davanti a Lui. Inoltre ogni partecipante al gruppo ha descritto le iniziativa caritative svolte dalla chiesa di appartenenza. Infine bisogna essere presenti nella vita sociale sia come singoli che come chiese, senza temere di fare politica.

 

Gruppo guidato da don Giorgio di Pesaro, relatrice Maria Paola Ciasca: E’ emerso un egocentrismo diffuso mentre siamo chiamati ad un Cristocentrismo, è una conversione che ci coinvolge direttamente, anche nell’ambito della famiglia, dei vicini, del lavoro ricordando la regola d’oro “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Aiutare, annunciare, diffondere questa cultura cominciando nel dare a “Cesare quel che è di Cesare …” La salvaguardia dell’ambiente, il problema dell’ecologia è un lato della giustizia. E’ stata da tempo avviata la giornata per la salvaguardia del creato ma ancora non si fa molto, potrebbe essere una iniziativa da portare avanti insieme.

 

Gruppo guidato da Anna Mattioni,SAE Ancona, relatore past. Michele Abiusi – Non formalismo ma sostanza. Il credente va su due binari: quello personale e quello delle chiese. Ognuno si impegna secondo il proprio “cuore”, ma anche le Chiese debbono far sentire la loro voce. C’è un sogno ecumenico: anziché stare a dividerci sulle diverse sensibilità, è tempo che uniamo le voci per una giustizia sociale nel nostro territorio, in quello nazionale ed in particolare nei confronti degli immigrati.

E’ seguito un momento di preghiere spontanee, molto partecipato e sentito.

Abbiamo concluso questa parte spirituale, dopo aver ricevuto un segnalibro in ricordo, con il canto Acqua siamo noi ed il Padre Nostro, recitato in circolo, tenendoci per mano.

E’ seguito un momento conviviale, con un ricco buffet preparato dalla chiesa ospitante, che ci ha permesso di consolidare le nostre amicizie.

Ci siamo dati appuntamento per i prossimi incontri, che vorremmo trimestrali, per continuare a riflettere insieme sui seguenti temi:

Cercare la giustizia                                    Sofonia 2,1-3

Giustizia e misericordia                              Osea 10,12-13 e 12,7

Giustizia, via per la pace                                     Romani 14,13-17

Il nostro auspicio è che ci possa essere una sempre maggiore partecipazione, con il coinvolgimento di un maggior numero di membri delle chiese presenti ed un allargamento a chiese non presenti, con il solo e supremo scopo:

                                                                  SOLI DEO GLORIA!

Past. Michele Abiusi

 

AMOS 5:11-24

Introduzione :

                   Il profeta Amos fu contemporaneo di Osea, ma più vecchio; profetizzò quasi due secoli dopo Salomone ed un secolo dopo Elia.  La maggior parte degli studiosi è d’ac-cordo di datare negli anni 783 – 743 a.C. quando Uzia era re di Giuda e Geroboamo II d’Israele (nel dopo scisma).

Amos era un pastore di pecore di Tekoa, località facente parte della tribù di Giuda, nella parte orientale del Mar Morto a circa 8 Km. da Betlemme.

I CONTESTO STORICO

Siamo nel periodo della dominazione Assira che si era indebolita; infatti dopo il regno di Adad-Nisari III, ci fu un periodi di anarchia in cui i sovrani assiri erano incapaci di domare le rivolte dei popoli assoggettati. Questo permise a Geroboamo II di estendere i confini, portandoli a coincidere con quelli del regno di Salomone.

Ciò permise in più ampio controllo delle vie commerciali ed ebbe come risultato un’immensa prosperità economica ed il costituirsi di una ricca aristocrazia dedita ad una vita lussuo-sa.   I ricchi si fabbricavano case per l’estate e dei palazzi d’avorio per l’inverno, nei quali lussureggiavano su cuscini di seta.      Sfruttavano i poveri; l’idolatria e la corruzione erano terribili come pure la licenza nei costumi.

La nazione sembrava dimenticare che l’idolatria aveva sempre portato la miseria e l’obbrobrio, fin dal tempo di
Geroboamo I, quando aveva istituito l’adorazione del vitello nel nuovo santuario di Betel.

II  IL PROFETA AMOS

E’ in questo quadro storico che sorge il profeta Amos, che non è profeta di professione (scuola dei profeti) né membro di quelle comunità monastiche; divenne profeta per vocazio-ne diretta ad opera di Jahweh. Nel suo caso non troviamo una descrizione ampia della vocazione.

Amos, originario del sud, indirizzi la sua profezia alle tribù del nord, contro Samaria ed il santuario di Betel; questa non era la capitale politica ma sembra essere stata la più grande e la più forte fra le città settentrionali.

Era qui che i sacerdoti ed i profeti costruivano le loro case e praticavano la loro religione pagana ed idolatra.

In quel momento di euforia nazionale, in cui niente faceva pensare alla prossimità della catastrofe nazionale che avrebbe scatenato il re d’Assiria, Tiglat Pileser III (745 – 727 a. C.) con le sua conquiste, si fa sentire come tuono foriero di tempesta la voce franca e rude dell’austero predicatore.

Denunciato come un agitatore sedizioso da Amasia, sacerdote di Betel, fu costretto a ritornare alla sua solitudine

Lasciando pendente sul capo dell’accusatore l’annuncio di una morte disastrosa.

Solo in seguito avrebbe messo per iscritto le sue visioni ed oracoli, in uno stile realista, incisivo, cosparso di immagini
campestri, riflesso fedele della sua predicazione di missio-nario rurale.

III  SCHEMA DEL LIBRO

Non esistono ragioni degne di considerazioni per negare ad Amos la paternità del suo libro.

Il suo stile letterario suscita la simpatia dei critici moderni.

Scrive tra il 785 – 750 a.C.   Le sue profezie rivolte ad Israele, possono essere definite “profezie pastorali”.

  1. Condanna delle nazioni: Damasco, Gaza, Tiro, Edom, Ammon, Moab, Giuda ed Israele         capp.1-2
  2. Condanna d’Israele                           capp.3:1-9:10
  3. Promessa di restaurazione                  cap. 9:11-15

Il cap. 5, di cui ora leggeremo alcuni versi, si situa dopo aver presentato il monoteismo assoluto, che è base indi-scussa in Amos: presenta Dio come Creatore, come Colui che agisce nella storia e come l’unico governatore morale di tutte le nazioni.

Al monoteismo si accompagna l’universalismo morale: Dio è visto come il giudice del mondo e considererà i peccati che vanno contro la luce rivelata, anche se la sua giustizia si sposa alla sovrana pietà che garantisce gli scopi salvifici di Dio.

Ora siamo pronti per gustarci la lettura di Amos 5:11-24.

IV  COMMENTO AL BRANO

Il tema affrontato in questi versi è il motivo centrale del libro: LA GIUSTIZIA. 

Amos condanna, in nome di Dio:

  • La vita corrotta della città (costruite case di pietra squadrate, delle vigne pregiate, …)
  • Le ingiustizie sociali (calpestate il povero, opprimete il giusto, accettate regali)
  • La falsa sicurezza dei riti (Io odio e aborro le vostre feste, non prendo gusto nelle vostre riunioni)

E’ una parola all’insegna della SOLIDARIETA’!

Il profeta smaschera la completa decadenza della giustizia, intesa come attività teorica e pratica, distinzione del bene e del male.   Espressione di giustizia nella vita di una comunità è la sentenza giuridica.  All’epoca l’esercizio del potere giuridico era nelle mani di coloro i quali dominavano per posizione di casato.   In caso di lite, erano i giudici presso le porte della città che emanavano la sentenza.

Però il diritto era caduto in mano ai violenti e perciò era stato violato.   La società era divisa in due branche: i poveri ed i miseri, senza aiuto, ed i potenti. 

Negli affari dominava l’inganno, i pesi e le misure erano falsificate, frumento di scarto, invece del buono, era venduto ai poveri.   Contemporaneamente le feste cultuali ed i giorni festivi venivano scrupolosamente osservati.

Amos si scaglia contro questo tipo di religione.

Per Amos essere profeta è credere in Dio e credere ancora nell’uomo: ricercate il bene e non il male, perché viviate! 

V  APPLICAZIONI PER I NOSTRI TEMPI

Viene da chiedersi: ma in che epoca ha vissuto Amos?

Non sembra, forse, la descrizione dei nostri giorni?

Esiste un senso della giustizia, detto naturale in quanto innato, che impegna ognuno ad avere nei confronti del prossimo, criteri di giudizio e di comportamento, rispondenti a giustizia nel senso di onestà, correttezza e non lesività del prossimo.

È in questo senso che la giustizia diviene virtù morale, in base alla quale si osservano regole comportamentali che riguardano sé e gli altri nei doveri e nelle aspettative. La giustizia si traduce comunque in un dovere e in un diritto che coinvolge la persona, è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; questo è l’ufficio che il magistrato deve porre in atto nei tribunali. La giustizia, che è messa in atto sempre come volontà del popolo, è anche azione repressiva, potere legittimo di tutelare i diritti di tutti, quindi rendere a ognuno, nelle circostanze riconosciute, di accordare giustizia ascoltando richieste per essa e in nome di essa accordando ciò che è giusto quando è dovuto e a chi è dovuto.

E allora cosa è la giustizia senza una giustizia sociale, che è invece l’esigenza di sopprimere la miseria, la disuguaglianza, lo sfruttamento, l’oppressione dei lavoratori o dei poveri tramite un programma politico di attuazione di riforme particolari dell’economia e in generale della società.
Oggi la persona e il lavoro devono essere necessariamente al centro dell’economia e della politica globale.

La crisi economica ha prodotto costi umani elevati, ma quest’ultima crisi è solo la più recente manifestazione di profondi squilibri globali che stanno coinvolgendo e rendendo una polveriera tante parti del mondo.

Le differenze tra ceti è cresciuta ed i ricchi sono sempre più ricchi mentre elemento costante è stato il fardello portato dai poveri, dai disoccupati, dai precari, dai giovani senza futuro, dalle donne sempre più bistrattate.

Quando il costo della vita, il prezzo della benzina, i prezzi del cibo e dell’energia aumentano, quando il costo della vita diventa così alto, i poveri, i disoccupati non sono in grado di sostenerli. Quando soddisfare le necessità primarie diviene una lotta quotidiana, i poveri sono senza tutela, e quando non ci sono più mezzi di sussistenza, non ci sono alternative alla vita squallida e senza dignità, per la sopravvivenza e per dare cibo ai figli, ci si ritrova a fare lavoro in nero,a sfruttare il lavoro minorile, talvolta si ruba.

Oggi, anche la classe media è sotto minaccia. La crescente ingiustizia è destabilizzante per tutti e non c’è più fiducia nelle istituzioni.

La dignità umana e il lavoro invece sono e devono sempre essere al centro della vita delle persone, delle famiglie, delle comunità, delle società e dell’economia.
Dal 1919 i principi fondamentali dell’Organizzazione internazionale del Lavoro affermano che il lavoro non è una merce, ma un elemento centrale della dignità umana e che, se si vuole la pace, bisogna coltivare la giustizia sociale.

In Italia, nel 2010 ogni giorno sono andati perduti circa 73.000 posti di lavoro e ogni giorno più di 200.000 lavoratori sono caduti in povertà e il numero dei giovani disoccupati è aumentato di 10,2 milioni rispetto al 2007. Solo una persona su quattro gode di un’adeguata sicurezza sociale. A molti vengono negati i diritti fondamentali sul posto di lavoro e questo significa lavoro in nero, lavoro minorile, discriminazione. E qui, mentre le grandi aziende continuano ad evadere e a fare soldi e fatturato, che versano all’estero e nascondono al fisco, le piccole imprese, quelle che creano la maggior parte dei posti di lavoro, sono duramente colpite e stanno chiudendo le attività.

Per favorire il benessere, rispettando la dignità umana, per favorire la giustizia sociale, COSA POSSIAMO FARE NOI, CHIESE CRISTIANE?

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, c’è una proposta interessantissima  PARTE TERZA LA VITA IN CRISTO

SEZIONE PRIMA LA VOCAZIONE DELL’UOMO: LA VITA NELLO SPIRITO

CAPITOLO SECONDO         LA COMUNITÀ UMANA

ARTICOLO 3                         LA GIUSTIZIA SOCIALE

1943 La società assicura la giustizia sociale realizzando le condizioni che permettono alle associazioni e agli individui di ottenere ciò a cui 
hanno diritto.

1944 Il rispetto della persona umana conduce a considerare l’altro come « un altro se stesso ». Esso comporta il rispetto dei diritti fondamentali che derivano dall’intrinseca dignità della persona.

1945 L‘uguaglianza tra gli uomini si fonda sulla loro dignità personale e sui diritti che da essa derivano.

1946 Le differenze tra le persone rientrano nel disegno di Dio, il quale vuole che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri. Esse devono spronare alla carità.

1947 L‘eguale dignità delle persone umane richiede l’impegno per ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche eccessive. Essa spinge ad eliminare le disuguaglianze inique.

1948 La solidarietà è una virtù eminentemente cristiana. Essa attua la condivisione dei beni spirituali ancor più che di quelli materiali.

Conclusione :

COSA POSSIAMO FARE NOI, CHIESE CRISTIANE? 

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