Statuto del Consiglio delle Chiese cristiane delle Marche

INTRODUZIONE STORICO-ECUMENICA

Nella “preghiera sacerdotale” o, come più modernamente si dice, “preghiera dell’unità” Gesù prega accoratamente il Padre perché conservi i suoi discepoli nell’unità: “E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv. 17,22-23). Il dialogo per l’unità dei cristiani poggia su questo fondamento: alimentare la preghiera di Gesù. Se non si torna a queste radici, il cammino ecumenico fin qui percorso rischia di perdere la sua forza spirituale e di arrendersi di fronte alle difficoltà dovute alla nostra fragilità umana. L’inizio del movimento ecumenico si fa risalire all’assemblea di Edimburgo 1910. Esso si è imposto alla Chiesa considerando la realtà dell’impegno missionario che veniva vanificato e spesso compromesso dalle divisioni delle varie Chiese. La missione senza unità espone l’annuncio del Vangelo al fallimento. L’unità infatti è il segno che dà credibilità all’annuncio. La ricerca dell’unità si impone, di conseguenza, come dovere primario delle Chiese. Tutte queste iniziative sono nate e si sono sviluppate all’interno del Protestantesimo ad opera della comunione anglicana mondiale, a cui va il merito di aver sentito per prima la necessità di un annunzio concorde del vangelo e aver posto chiaramente il problema del riconoscimento reciproco tra le chiese cristiane in base a certi fattori oggettivi di unità, più forti di tutte le divisioni storiche della chiesa (conferenza di Lambeth del 1888).

Quasi subito questo lavoro ha coinvolto le Chiese Ortodosse e spesso anche interlocutori cattolici. Nel 1937 sorge il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), con sede a Ginevra, quale strumento per le Chiese per poterle guidare e coordinare nell’ambito della discussione ecumenica, pur non avendo delle competenze di carattere giuridico negli ordinamenti delle singole chiese. Il Consiglio non sarebbe stato una “super-chiesa”, piuttosto un centro di propulsione al dialogo che avrebbe dovuto ricordare alle chiese la loro responsabilità nel lavoro in prospettiva dell’unità.

Nel 1948, ad Amsterdam, si può procedere alla costituzione ufficiale del CEC, sotto la guida del Pastore Visser’t Hooft, notevole figura di cristiano e di teologo: 147 Chiese ortodosse ed evangeliche figurano tra i membri fondatori. Nel secolo scorso il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli prende delle iniziative mirate allo sviluppo del rapporto con le altre Chiese con le sue tre Encicliche storiche. Nella prima del 1902 durante il Patriarcato di Gioacchino III già viene auspicata una riarmonizzazione delle varie Chiese ortodosse ed il loro rapporto con le altre due linee del cristianesimo (Cattolici e Protestanti), opera grata a Dio. La seconda Enciclica del 1920 del Patriarca di Costantinopoli al titolo Alle Chiese di Cristo nel mondo. Il testo propone una serie di iniziative per favorire la collaborazione tra cristiani di differenti confessioni: suggerisce l’adozione di un calendario comune, la creazione di relazioni tra facoltà teologiche e lo scambio di studenti, la possibilità di studi comuni su motivi di divisione tra le Chiese. Di grandissima importanza è anche la terza Enciclica del 1952 durante il Patriarcato di Sua Santità Atenagora I. Nella prima parte viene affermata la necessità di collaborazione; nella seconda sono indicati in maniera ammirevole i mezzi e i modi per attuarla.

L’opera di riavvicinamento e collaborazione con tutte le Confessioni ed organizzazioni cristiane è obbligo sacro e dovere santo, aspetto che viene messo in rilievo nell’enciclica patriarcale. I rapporti con gli Anglicani risalgono ai tempi della conferenza di Lambeth del 1920. La svolta definitiva è iniziata con Papa Giovanni XXIII, Atenagora I e Paolo VI. I momenti salienti sono notissimi: Gerusalemme 1964, Costantinopoli 1967, Roma 1967; come pure la parola fine posta al triste capitolo delle scomuniche che rappresentò il culmine degli avvenimenti del 1054, decretando la definitiva separazione tra Roma e Bisanzio. Nel contempo inizia anche il cammino teologico, vera sostanza di tutto il discorso di riconciliazione, che si accentra, da parte ortodossa, nel documento finale della Terza Conferenza Panortodossa di Rodi(1964). Non sono mancati in campo cattolico dei profeti dell’ecumenismo, quali ad esempio Anna Maria Vingiani, che, con la sua opera e con la fondazione del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche, di natura interconfessionale), hanno preparato l’approvazione del decreto conciliare Unitatis redintegratio (21 novembre 1964). Analogamente fin dal dopoguerra movimenti come quello interreligioso e interconfessionale dei Focolari e, negli anni 60, il movimento del Rinnovamento nello Spirito Santo hanno fermentato l’ambiente cattolico in senso ecumenico. E’ così potuto nascere nel 1960 prima il Segretariato Vaticano e poi il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani con le grandi figure del card. Bea e del card. Willebrands. Il Concilio Vaticano II, dopo aver esposto la dottrina sulla Chiesa, e desideroso di ristabilire l’unità fra tutti i discepoli di Cristo, propone a tutti i cattolici “gli aiuti, i metodi e i modi, con i quali possono essi stessi rispondere a questa vocazione e grazia divina” (UR 1) dell’ecumenismo.

Il concilio presenta quattro principi direttivi per il cammino ecumenico. Anzitutto distinguere la sostanza della verità cristiana dal suo rivestimento espressivo. Si tratta del problema vasto del rapporto tra fede e cultura. Il rivestimento è necessario: trasmette, traduce, rende vicino ciò che altrimenti resterebbe lontano e inaccessibile. Ma nemmeno lo si può assolutizzare: diventerebbe un ostacolo per la conoscenza della Parola di Dio. Il secondo principio riguarda la cosiddetta “gerarchia delle verità” con cui si afferma il primato e la centralità di Cristo. E le Chiese debbono tornare a concentrarsi sempre e solo su Cristo. Il cammino ecumenico, in terzo luogo, si deve ispirare alle leggi del dialogo non solo tra i singoli membri della stessa Chiesa, ma anche tra le singole Chiese particolari e le diverse confessioni cristiane. Infine il Concilio invita a tener conto della diversità delle situazioni perché l’ecumenismo diventi progetto concreto, e perciò articolato. Se gli interlocutori vanno presi sul serio, bisogna costruire il dialogo a partire dalle diversità. Paolo VI nella sua prima enciclica “Ecclesiam suam” (1964) pone il suo pontificato sotto l’insegna del dialogo. Si deve mettere in evidenza quanto è comune prima di passare all’analisi di quanto divide. Gli sforzi ecumenici di Paolo VI hanno trovato continuazione nel pontificato di Giovanni Paolo II. L’importanza che il Papa attribuisce all’ecumenismo risulta chiara specialmente nella sua enciclica Ut unum sint (1995) sull’impegno ecumenico. I teologi cattolici hanno partecipato a dialoghi bilaterali e a quelli multilaterali della Commissione “Fede e costituzione”, contribuendo alla pubblicazione di vari documenti ecumenici. Ricordiamo il “Rapporto di Malta” (1968), il Documento di Lima “Battesimo, Eucarestia, Ministero” (BEM:1982) e “Confessare una sola fede”(1992). Ma l’ecumenismo si fa strada anche tra le chiese protestanti: Nel 1973 a Leuenburg (Basilea) le chiese evangeliche luterane e le chiese riformate sottoscrivono una formula di Concordia che ristabilisce la comunione tra loro dopo oltre 4 secoli di separazione. A Porvoo (1992) infine si ristabilisce la piena comunione e lo scambio di ministri tra la Comunione Anglicana e le chiese luterane baltiche dotate di episcopato storico.

Particolare importanza riveste poi la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale, firmata solennemente ad Augsburg il 31 ottobre 1999 e, successivamente, dal Consiglio Mondiale Metodista. L’elemento decisivo della Dichiarazione è rappresentato dal fatto che il documento non è stato sottoscritto dai teologi o gruppi da teologi ma dalle stesse Chiese. E proprio in questo va individuata la differenza qualitativa di questa Dichiarazione rispetto agli altri documenti ecumenici.

Il 1959 vede la nascita di una nuova struttura ecumenica europea costituita da Chiese ortodosse, protestanti, anglicane e vecchio-cattoliche: la Conferenza delle Chiese Europee (KEK) che oggi conta 126 Chiese-membro. Obiettino della KEK è la promozione del dialogo tra le Chiese cristiane del continente europeo. La KEK è stata la promotrice, insieme al Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), delle tre assemblee ecumeniche europee tenutesi a Basilea (1989), Graz (1997) e a Sibiu (2007). L’ultimo documento sottoscritto dalla Conferenza delle Chiese Europee e dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee è la Charta oecumenica. Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa (2001). Le Chiese europee, in un tempo caratterizzato da un accentuato pluralismo culturale, ma anche dal fenomeno della globalizzazione economica e culturale, intendono impegnarsi con il Vangelo per la dignità della persona umana, creata a immagine a Dio, e contribuire alla riconciliazione delle chiese cristiane, delle religioni abramitiche e di tutti i popoli e le culture.

Il Movimento Ecumenico nelle Marche

Negli ultimi decenni le Diocesi delle Marche si sono interrogate in ordine alla ricezione del Concilio nelle nostre Chiese locali prima attraverso incontri di Ecumenismo Teologico e successivamente con iniziative di Ecumenismo pastorale e spirituale che progressivamente hanno interessato tutta la regione ecclesiastica.

L’Istituto Teologico Marchigiano, nella duplice sede di Ancona e Fermo, specie a partire dal documento del 1993 del Pontificio Consiglio sulla formazione ecumenica degli aspiranti agli ordini sacri, ha promosso il corso di Ecumenismo e Seminari teologici che hanno coinvolto, oltre gli studenti, preti e laici sensibili della regione con la partecipazione di eminenti docenti anche di altre Confessioni. Anche gli Istituti di Scienze Religiose della Regione si sono aperti alla formazione ecumenica con piccoli corsi accompagnati da Seminari teologici a livello di Diocesi o Metropolia.

Di particolare rilievo sono stati due convegni teologico–pastorali svoltisi a Loreto in occasione del grande Giubileo del 2000. Il primo, nel febbraio 2000, un Simposio teologico tra il Patriarcato della Chiesa Ortodossa Russa e la Chiesa Cattolica delle Marche che ha visto la partecipazione diretta del Patriarcato. Nel Natale successivo una delegazione della nostra Chiesa ha incontrato il Patriarca portando doni e messaggi dei nostri Vescovi. Il secondo, nel giugno 2001, un Convegno sulla “Charta Oecumenica” all’indomani della sua pubblicazione. Entrambi i convegni sono stati aperti dalla Lectio Magistralis del Card Kasper con relazioni e approfondimenti di teologi e pastori delle diverse Confessioni cristiane e partecipanti da tutta la regione.

L’Ecumenismo pastorale e spirituale in Regione, oltre all’impegno di ogni singola Diocesi, specie in occasione della Settimana per l’Unità dei Cristiani, è stato anche stimolato da un cammino ecumenico tra Chiese Locali e Parrocchie cristiane in Europa. Questo movimento ha portato le parrocchie e i monasteri ad essere partecipi di una pastorale ecumenica, ha favorito il nascere delle Commissioni diocesane e parrocchiali per l’ecumenismo, ha attivato un coinvolgimento della Caritas regionale come è accaduto con i cattolici di Romania e Albania e con la Chiesa Ortodossa Serba nella ricostruzione di un monastero ortodosso.

L’Ecumenismo spirituale in Regione si è concretizzato prima attraverso il Coordinamento delle Chiese Cristiane e successivamente attraverso la Commissione Ecumenica regionale presieduta da un Vescovo Delegato. Il Coordinamento delle Chiese cristiane delle Marche è esperienza ecumenica e occasione di crescita spirituale, incontro, amicizia, conoscenza, preghiera, lettura delle Scritture e riflessione su esse. Il primo incontro si è tenuto nel 1998 ad Ancona, dove si è riunito un piccolo gruppo di cristiani appartenenti alle chiese Cattolica, Evangelica, Ortodossa Romena, Valdese. Successivamente sono entrati a far parte del Coordinamento il Segretariato Attività Ecumeniche di Ancona, la Chiesa Avventista del Settimo Giorno di Iesi, la Chiesa Ortodossa di Costantinopoli. Il Coordinamento ha aiutato il superamento di pregiudizi, divisioni e steccati e ha generato legami di vera fraternità in Cristo. Gli Incontri del Coordinamento sono avvenuti con una certa regolarità e in modo itinerante in diverse diocesi e le presenze sono state sempre più numerose, animate da fraternità e spirito ecumenico.

Quasi da una “costola “ del Coordinamento è nata la proposta di realizzare un Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche, un organismo ufficiale sullo stile del Consiglio delle Chiese di Milano che da anni operava con frutto.

La Commissione Regionale per l’Ecumenismo e il Dialogo presieduta da Mons Edoardo Menichelli ha preparato la bozza di statuto che successivamente è stata approvata dai Vescovi e dai rappresentanti di alcune chiese cristiane delle Marche. La Charta Oecumenica per l’Europa è il punto di riferimento per quanto riguarda gli ambiti di azione pastorale. Il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche nasce dunque in un contesto ecumenico già avviato il cui frutto più bello e carico di speranza è costituito da giovani europei di diversa confessione che da tre anni di incontrano presso il Centro Giovanni Paolo II in Loreto in un meeting ecumenico di cattolici, ortodossi, anglicani e luterani. Una esperienza nuova in Europa che coinvolge i responsabili della pastorale giovanile di alcune chiese locali di diversa Confessione e apre al futuro.

In questo orizzonte regionale il nascente Consiglio delle Chiese cristiane costituisce un punto di riferimento essenziale e uno strumento di proposta per il cammino futuro dell’ecumenismo. Esso è un dono del Signore che ci permette di fissare insieme lo sguardo su Gesù autore e consumatore della fede (Eb12,2) sulla scia del primo pellegrinaggio ecumenico regionale in Terra Santa del 2005, che aveva come tema “volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”.

STATUTO E REGOLAMENTO

Premessa

Dopo le fraterne e feconde relazioni sviluppatesi nell’ambito del Gruppo di Coordinamento delle Chiese Cristiane della regione Marche, istituito de facto nel 1998 per iniziativa di alcuni rappresentanti della Chiesa Cattolica, delle Chiese Evangeliche e della Chiesa Ortodossa di Romania, è nata, sempre più forte e condivisa, l’esigenza, anche da parte di tutti i fratelli che nei dieci anni di cammino si sono aggiunti a tale esperienza di ecumenismo di popolo, di dare

– una “veste” più formale a tale unione di cristiani per la reciproca conoscenza, collaborazione ed edificazione spirituale;

– un vincolo più forte, nella verità e nella carità, per tutti i componenti, capace di una più incisiva rappresentatività ad extra per la piena e visibile unità di tutti i credenti in Cristo;

– un’ origine e un modus operandi collegiali alle scelte e alle iniziative comuni

– uno strumento di cooperazione né burocratico, né dirigistico, ma finalizzato, nella sostanza e nello stile, ad un’azione pastorale di carattere ecumenico.

A tal fine si è pensato di costituire il Consiglio delle Chiese della regione Marche, aperto a tutti i fratelli cristiani che vogliono, insieme nella diversità, testimoniare e confessare il Cristo crocifisso e risorto, unico e comune Signore e il Suo Vangelo di giustizia, speranza e salvezza per l’intera umanità, in un mondo e in un tempo di grandi domande e sfide culturali, morali e spirituali.

Aderiscono le segg. Chiese:

Chiesa Cattolica

Chiesa Ortodossa romena

Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli

Chiesa Avventista del settimo giorno

Chiesa Valdese

Chiesa Anglicana

Chiesa Battista U.C.E.B.I.

Chiesa Evangelica Apostolica in Italia

Chiesa Evangelica Pieno Vangelo

Chiesa Evangelica Metodista

Statuto

Art. 1

Il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche è una unione di Chiese e Comunità che confessano il Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore secondo le Sacre Scritture e le rispettive Tradizioni e Discipline, cercando di adempiere alla comune vocazione alla gloria di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Art. 2

Il Consiglio ha sede in Ancona.

Esso è costituito dalle Chiese che sottoscrivono il presente Statuto.

Eventuali nuove adesioni sono deliberate dall’Assemblea del Consiglio, secondo le modalità indicate all’art.10.

Art. 3

Il Consiglio si propone le seguenti finalità:

a) testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo;

b) coltivare nelle Chiese una mentalità e una prassi ecumeniche;

c) favorire la corretta e reciproca conoscenza delle Chiese;

d) studiare e sostenere insieme attività ecumeniche;

e) diffondere l’informazione sulle attività del movimento ecumenico;

f) cercare risposte comuni ai problemi religiosi ed etici che interpellano la fede cristiana;

g) proporre orientamenti e iniziative di pastorale ecumenica;

h) discutere e affrontare con parresia evangelica e carità fraterna eventuali problematiche tra le Chiese;

i) prestare attenzione alla correttezza dei fatti e delle notizie relative alle Chiese nei diversi mezzi di informazione e comunicazione sociale.

Art. 4

Tutte le Chiese, presenti per delegazioni, hanno nel Consiglio posizione paritetica ed esprimono ciascuna un solo voto all’interno dell’Assemblea. Esse comunicano ogni due anni i componenti delle proprie delegazioni ed il rispettivo portavoce.

Ogni delegazione può essere composta da 1 a 5 membri

Art. 5

Il Consiglio delle Chiese si riunisce in Assemblea ed è coordinato dal Comitato di presidenza. Ciascun membro delle delegazioni ha in Assemblea voce consultiva.

Art. 6 L’Assemblea è costituita dalle delegazioni delle Chiese aderenti.

Essa:

– delibera in merito all’attuazione delle finalità del Consiglio;

– valuta proposte di iniziative ed attività comuni;

– fissa temi di riflessione comune;

– autorizza partecipazioni del Consiglio a manifestazioni esterne.

L’Assemblea elegge, al suo interno, un Presidente ed un Comitato di presidenza; è convocata dal Presidente almeno due volte l’anno ed è validamente costituita con la presenza dei 2/3 delle delegazioni delle Chiese aderenti.

L’Assemblea delibera all’unanimità. nei seguenti casi:

1. modifiche del presente Statuto;

2. richiesta di adesione di nuove Chiese come membri del Consiglio Regionale;

3. pubblicazione di documenti ufficiali riguardanti temi particolarmente delicati in materia di etica e di teologia, fatta a nome del Consiglio.

Eventuali questioni procedurali e organizzative sono, invece, decise a maggioranza. Il voto è espresso in modo palese, fatta eccezione per le elezioni di persone.

L’Assemblea, ove lo ritenga opportuno, può operare attraverso Commissioni da essa costituite e formate dai membri delle diverse delegazioni. Può autorizzare, all’unanimità, la partecipazione ai propri lavori di osservatori e consulenti.

Art. 7 (cfr. Art. 1 Regolamento di attuazione)

Il Comitato di presidenza opera collegialmente e si compone di quattro membri appartenenti a Confessioni diverse, con le funzioni di Presidente, Vicepresidente, Segretario e Tesoriere.

I membri del Comitato restano in carica per due anni e sono rieleggibili.

Il Comitato:

– porta ad esecuzione le decisioni assunte dall’Assemblea;

– coordina le iniziative delle Commissioni;

– rappresenta il Consiglio nelle sedi istituzionali;

– garantisce il rispetto dello Statuto.

Art. 8 (cfr. Art. 2 Regolamento di attuazione)

Le Commissioni sono l’organo operativo del Consiglio.

Esse:

– danno pratica attuazione alle finalità del Consiglio delle Chiese, ai programmi annuali e alle iniziative indicate e richieste dall’Assemblea;

– in collegamento con il Comitato di Presidenza, si danno metodi e tempi di lavoro ed agiscono nell’organizzazione di incontri e/o manifestazioni.

Art. 9

Il Consiglio si sostiene con il contributo ordinario delle Chiese aderenti fissato a maggioranza dall’assemblea. Può ricevere offerte e sussidi straordinari finalizzati al sostegno delle proprie attività ecumeniche.

Art. 10

Le Chiese che intendano aderire al Consiglio devono inoltrare al Comitato di Presidenza apposita domanda firmata dal proprio legale rappresentante, indicante nome ufficiale, sede pubblica e riconosciuta, nonché dichiarazione di accettazione dello Statuto. Verificata la documentazione il Comitato di Presidenza sottopone la domanda all’Assemblea del Consiglio che delibera all’unanimità.

Art. 11

Le variazioni al presente Statuto sono deliberate all’unanimità dall’Assemblea, previo assenso formale ricevuto dalle Chiese aderenti al Consiglio.

Norma finale

Il presente Statuto entra in vigore a seguito dell’approvazione formale delle Chiese componenti il Consiglio.

Regolamento

 

Art. 1. Comitato di Presidenza (Cfr. art. 7 Statuto).

I membri del Comitato di Presidenza (CdP) sono eletti dall’Assemblea, secondo le modalità di cui agli artt. 4 e 6 dello Statuto. Essi agiscono a servizio e in rappresentanza dell’intero Consiglio e non delle singole Chiese di appartenenza.

Il Cdp opera collegialmente ed attua le deliberazioni assunte dall’Assemblea.

Le elezioni di tale organismo hanno luogo, a cadenza biennale, nel mese di giugno, durante la prima riunione dell’Assemblea dopo la festa di Pentecoste.

Le competenze dei membri del CdP sono le seguenti:

a) Il Presidente:

– convoca e presiede i lavori dell’Assemblea;

– rappresenta il Consiglio di fronte alle istituzioni civili ed ecclesiali e ne è il portavoce;

– firma la documentazione e corrispondenza ufficiale.

b) Il Vicepresidente:

– esercita le competenze del Presidente in sua assenza;

– ha funzione di collegamento tra il CdP e le Commissioni del Consiglio.

c) Il Segretario:

– redige il verbale dell’Assemblea ed introduce gli eventuali emendamenti per la sua approvazione;

– cura il disbrigo della corrispondenza assieme al Presidente;

– tiene i rapporti con i vari membri del Consiglio.

d) Il Tesoriere:

– cura la contabilità;

– tiene i rapporti con gli Istituti di credito;

– promuove il reperimento di offerte e sussidi straordinari finalizzati al sostegno delle iniziative ed attività ecumeniche e ne propone l’accettazione al CdP.

Art. 2 Commissioni (Cfr. art. 8 Statuto)

Nel Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche operano, su mandato dell’Assemblea, quattro Commissioni con competenze propositive ed operative.

Ogni membro può far parte al massimo di due Commissioni.

Ogni Commissione individua al proprio interno un moderatore.

Tali organismi possono avvalersi, se necessario, di esperti convocati dal moderatore.

Le competenze delle Commissioni sono le seguenti:

a) Commissione teologico- pastorale- culturale:

– esamina e propone all’Assemblea orientamenti ed iniziative a carattere teologico, pastorale e culturale;

– organizza incontri a carattere ecumenico-culturale;

– esamina e propone soluzioni per le eventuali situazioni di incomprensioni e divergenze tra le Chiese membro.

b) Commissione liturgica:

– cura e coordina la preparazione delle celebrazioni ecumeniche con particolare attenzione alle diverse sensibilità, discipline e tradizioni.

c) Commissione informazione e comunicazione:

– prepara e propone materiali per la migliore conoscenza delle Chiese membro;

– propone ai mezzi di comunicazione sociale notizie su avvenimenti della vita delle Chiese e dell’Ecumenismo;

– segnala alle Chiese del Consiglio eventuali pubblicazioni o notizie inesatte sulla loro fede e vita e collabora con esse per le opportune rettifiche e la diffusione di una corretta informazione al riguardo.

d) Commissione pace, giustizia e salvaguardia del creato:

– propone e organizza incontri per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato condividendo le diverse sensibilità dottrinali, etiche e sociali al riguardo;

– raccoglie e studia materiali di approfondimento o di diffusione riguardanti il rapporto tra testimonianza di fede ed impegno sociale;

– promuove e favorisce tutte le iniziative dirette al rispetto della libertà, della dignità e dei diritti fondamentali della persona umana.

ATTO DI COSTITUZIONE

Il giorno 10 giugno 2011 si sono riuniti i rappresentati delle seguenti chiese cristiane delle Marche per apporre la loro firma a questo statuto e regolamento del Consiglio delle Chiese cristiane delle Marche:

S.E. Mons. Edoardo Menichelli

Chiesa cattolica delle Marche _____________________________________________

Padre Joan Radu

Chiesa ortodossa romena _____________________________________________

S.E. Gennadios Zervos

Patriarcato di Costantinopoli ______________________________________________

Pastore Michele Abiusi

Chiesa Avventista del settimo giorno ______________________________________________

Pastora Maria Bonafede

Moderatora della Tavola Valdese ______________________________________________

Rev. Jonathan Boardman

Chiesa Anglicana ______________________________________________

Pastore Raffaele Volpe

Chiesa Battista U.C.E.B.I. ______________________________________________

Pastore Marco Sammartino

Chiesa Evangelica Apostolica in Italia ______________________________________________

Pastore Giuseppe Mascari

Chiesa Evangelica Pieno Vangelo Marche ______________________________________________

Diacona Alessandra Trotta

Chiesa Evangelica Metodista _____________________________________________

 

Le Marche rilanciano la via dell’ecumenismo

Le Marche rilanciano la via dell’ecumenismo 

Istituito il Consiglio regionale delle Chiese cristiane 

Cattolici, ortodossi e protestanti delle diverse denominazioni, dopo un cammino di preparazione di tre anni, si sono incontrati a Loreto per siglare la nascita del nuovo organismo.

E’ nato ufficialmente il «Consiglio delle Chiese cristiane delle Marche».

Si tratta di un organismo interecclesiale che si pone come riferimento del cammino ecumenico e luogo d’incontro, conoscenza e solidarietà tra cristiani, per «testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo». La cerimonia di firma dello statuto si è tenuta lo scorso 10 giugno presso il Centro Giovanni Paolo II di Loreto-Montorso, sede da alcuni anni del Meeting ecumenico europeo di giovani di diverse confessioni cristiane.

Il documento rappresenta il punto d’arrivo di un lungo percorso di preparazione, durato circa tre anni e condiviso da tutti i rappresentanti delle dieci comunità cristiane presenti nelle Marche.

Particolarmente significativo è stato il contributo dei direttori degli Uffici per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso delle tre diocesi della metropolia pesarese: don Vincenzo Solazzi (Fano-Fossombrone- Cagli-Pergola), don Mario Florio e don Giorgio Paolini (Pesaro), don Giuseppe Righi e don Fabio Pieroleoni (Urbino-Urbania- Sant’Angelo in Vado).

In occasione dell’evento erano state invitate anche le autorità civili, i rettori ed alcune personalità accademiche delle università della regione.

Ad aprire la giornata è stato l’arcivescovo di Loreto Giovanni Tonucci che ha sottolineato il ruolo di accoglienza del santuario lauretano. La cerimonia, intervallata da brani di musica medievale e celtica e dalla recitazione di testi di autori delle diverse confessioni cristiane, è proseguita con numerosi gesti simbolici tra cui l’innalzamento di una croce «ecumenica» formata da quattro aste, su cui erano stati impressi i nomi delle Chiese presenti.

Quindi l’arcivescovo di Ancona- Osimo, Edoardo Menichelli, ha voluto rinnovare ai presenti l’invito alla tavola rotonda ecumenica che si terrà nel capoluogo dorico sabato 10 settembre, in occasione del 25° Congresso eucaristico nazionale.

La lettura dei primi tre articoli dello Statuto del Consiglio ha preceduto l’apposizione delle firme che si sono avvicendate nel seguente ordine: l’esarca ortodosso Gennadios Zervos (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli); l’arcivescovo Edoardo Menichelli (Chiesa cattolica delle Marche), padre Ioan Radu (Chiesa ortodossa romena); la pastora Maria Bonafede (moderatora della Tavola valdese); il pastore Michele Abiusi (Chiesa avventista del settimo giorno); il reverendo Jonathan Boardman (Chiesa anglicana); il pastore Raffaele Volpe (Chiesa battista); il pastore Marco Sammartino (Chiesa evangelica apostolica in Italia); il pastore Giuseppe Mascari (Chiesa evangelica pieno Vangelo Marche); la diacona Alessandra Trotta (Chiesa evangelica metodista).