IIIa assemblea ecumenica europea – Sibiu (Romania) 4-9 settembre 2007

Per capire come si è arrivati alla IIIa assemblea ecumenica europea di Sibiu, in Romania, svoltasi dal 4 al 9 settembre 2007, occorre ripercorrere le tristi vicende delle separazioni delle chiese cristiane nel corso dei secoli.
All’anno 1054 si fa risalire la prima separazione, quella fra chiese d’oriente e chiese d’occidente, con la nascita della chiesa ortodossa e quella cattolica. Con le 95 tesi appese da Martin Lutero alla porta della chiesa di Wittenberg in Germania prende avvio la riforma protestante, attorno alla metà del XVI secolo. Già quattro secoli prima, però, Pietro Valdo, contemporaneo di S. Francesco, aveva avviato il movimento religioso che oggi si chiama Chiesa Valdese e aderisce alle chiese della riforma.
Secoli di scomuniche, anatemi ed anche guerre e sangue, perfino dentro il Santo Sepolcro a Gerusalemme, non erano facili da superare, e solo lo Spirito Santo poteva riuscire in questa impresa. Spirito Santo che soffiò abbondante in Papa Giovanni XXIII che indisse quel Concilio Ecumenico Vaticano II° che era destinato a portare una grande trasformazione nella chiesa cattolica. Dal Concilio nasce una visione profondamente diversa delle altre chiese cristiane e può prendere finalmente avvio il cammino ecumenico: simbolo di tale nuovo corso è il famoso abbraccio, nel 1967, fra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora. Con la dichiarazione del 1965 Nostra Aetate, sulle relazioni della chiesa cattolica con le religioni non-cristiane, si era poi aperto anche il dialogo interreligioso, che Giovanni Paolo II° ha sviluppato, a partire dal 1986, con gli incontri di Assisi delle religioni per la pace.
Pionere, in Italia, del cammino ecumenico è stato senz’altro il SAE, Servizio Attività Ecumeniche, che con Maria Vingiani e il teologo Luigi Sartori, scomparso di recente, hanno garantito un continuo dialogo e una sincera amicizia fra le chiese cristiane in Italia.
L’ecumenismo è proseguito per decenni tramite il lavoro di commissioni teologiche miste dalle quali, però, sono scaturite ben pochi passi avanti. Il salto di qualità si ha a Vancouver, in Canada, nel 1983, quando la CEC, Conferenza delle Chiese Europee, intuisce che parallelamente al lavoro delle commissioni teologiche occorre avviare anche quello che fu chiamato “processo conciliare di impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”. Se infatti il cammino verso la piena unità delle chiese è ancora lungo e faticoso, nulla impedisce che da subito i cristiani lavorino assieme, uniti, sui grandi temi della fede, quelli che San Paolo ricorda nella lettera ai Romani, al capitolo 14, così esprimendosi: “17Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”.
È così che sulla base del comune impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato la CEC, cui non aderisce la chiesa cattolica, e la CCEE, Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee della chiesa cattolica, decidono di organizzare la prima assemblea ecumenica dei cristiani d’Europa a Basilea, in Svizzera, nel maggio del 1989, mettendo a tema “Pace nella giustizia”. Circa 700 delegati di tutta Europa, in gran parte laici e giovani ma anche vescovi, preti e religiosi, affrontano con passione i temi assegnati e producono un documento finale di grande incoraggiamento e sostegno ai cristiani impegnati nella pace. Pochi mesi dopo crollerà il muro di Berlino: di quell’avvenimento così scrisse nel 1991 Giovanni Paolo II° nella Centesimus Annus “Sembrava che l’ordine europeo, uscito dalla seconda guerra mondiale, … potesse essere scosso soltanto da un’altra guerra. È stato, invece, superato dall’impegno non-violento di uomini che, mentre si sono sempre rifiutati di cedere al potere della forza, hanno saputo trovare di volta in volta forme efficaci di rendere testimonianza alla verità”. Quella forza nonviolenta, quella capacità di rendere testimonianza, fu certamente sostenuta e incoraggiata dal documento finale di Basilea.
Quando poi, all’inizio degli anni ’90, scoppia nel cuore dell’Europa la terribile guerra nella ex Jugoslavia, i cristiani sembrano smarriti ed incapaci di parlare con una sola voce di pace e nonviolenza, tanto che nella seconda assemblea ecumenica a Graz, in Austria, nel giugno del 1997, il Vescovo di Banja Luka, con la voce rotta dall’emozione, fece una straordinaria confessione di peccato ammettendo che le chiese cristiane avevano tradito il Vangelo non opponendosi alla guerra ed anzi spesso giustificandola, lasciando i cristiani andare in guerra ad uccidersi l’un l’altro. Il documento finale di Graz, dove il tema era “Riconciliazione: dono di Dio e sorgente di vita nuova”, risente fortemente della situazione nell’ex Jugoslavia e assume impegni e azioni di grande spessore in ordine alla giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, “incoraggiando il disarmo e lo sviluppo di una gestione nonviolenta dei conflitti … e la completa eliminazione delle armi nucleari”, chiedendo la cancellazione dei debiti dei paesi poveri e misure immediate per “invertire l’attuale tendenza verso la distruzione ecologica e l’esaurimento delle risorse mondiali”. Frutto di Graz è anche l’impegno a sottoscrivere una carta comune dei cristiani d’Europa, sottoscritta poi a Strasburgo nel 2001 col nome di “Charta Oecumenica”, e la decisione di individuare una giornata all’anno, in Italia il primo settembre, dedicata alla salvaguardia del creato.
La terza assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania, 4-9 settembre 2007) prevedeva la presenza attiva solo dei delegati, circa 1500, ma è stata seguita anche da alcune migliaia di cristiani che hanno voluto recarsi nella bellissima città romena per sostenere ed incoraggiare il lavoro dei delegati. Il clima ecumenico verso Sibiu era stato rovinato dal recente documento della Congregazione per la Dottrina della fede: di questa ferita si è fatto carico il massimo esponente della chiesa cattolica presente a Sibiu, il card. Kasper, che ha riconosciuto che il dolore che tale documento aveva provocato alle altre chiese era anche il suo dolore e che occorreva guardare avanti sapendo che il cammino sarà difficile ma consapevoli anche che ”all’ecumenismo non c’è alternativa”.
Il documento finale di Sibiu, se guardato alla luce di queste difficoltà appare accettabile e in qualche modo ricuce lo strappo operato, ma se guardato alla luce delle immense sfide cui l’umanità è posta innanzi in ordine alla giustizia, la pace e la salvaguardia del creato appare un passo indietro rispetto a Graz. Non c’è un impegno comune dei cristiani per mettere al bando almeno le armi di distruzione di massa (nucleari, chimiche, batteriologiche), non c’è un rifiuto del sistema militare e l’assunzione di mezzi nonviolenti, non c’è un chiaro impegno a cambiare il modello di sviluppo che produce miseria e distruzione dell’ambiente. Molto più incisiva è apparsa la proposta del Vescovo di Terni Vincenzo Paglia, responsabile per l’ecumenismo della conferenza episcopale italiana, che nel suo intervento a conclusione dell’assemblea ha proposto un impegno dei cristiani d’Europa per mettere la guerra fuori dell’ordinamento giuridico.
In definitiva, se ancora a livello di capi delle chiese c’è resistenza ad accelerare il cammino verso la piena unità, nella base il desiderio di sentirsi una sola chiesa è molto forte e sempre più radicato: il grido “Unitade, Unitade” che aveva caratterizzato la visita in Romania di Giovanni Paolo II° qualche anno fa è risuonato nuovamente nella Piazza Uniri di Sibiu, dove centinaia di cristiani hanno unito le mani per chiedere ai capi delle Chiese cristiane di accelerare il cammino verso la piena unità. Speriamo che questo grido non rimanga inascoltato.
Siamo ripartiti, sia chi da tanti anni è impegnato nel cammino ecumenico,sia chi vi si accostava per la prima volta, con le stesse convinzioni che il Card. Kasper ha espresso nel suo intervento di apertura all’assemblea di Sibiu: “viviamo in chiese separate. … Questo è contro la volontà e il mandato di Gesù. … è una contraddizione alla volontà di Gesù perciò una espressione del peccato. … All’ecumenismo non c’è alternativa responsabile … La questione dell’unità deve inquietarci; essa deve ardere dentro di noi. … Noi ci conosciamo ancora troppo poco, e per questo ci amiamo ancora troppo poco”.

Insieme sulle strade della fede

Viaggio di conoscenza e amicizia in occasione della III assemblea ecumenica europea

Anche se la terza assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania, 4-9 settembre 2007) prevedeva la presenza attiva solo dei delegati, i cristiani d’Europa erano invitati a parteciparvi organizzando nelle proprie comunità assemblee preparatorie e preghiere ecumeniche,ma anche pellegrinaggi di amicizia con le comunità cristiane di Romania, per poi ritrovarsi a Sibiu nei due giorni conclusivi. È così che una quarantina di persone provenienti dalle diocesi di Pesaro, Fano, e Urbino ma anche da altre città come Ancona, Senigallia, Arcevia, Ascoli Piceno e perfino Bologna, Roma e Novi Ligure, hanno deciso di recarsi in Romania per sostenere l’impegno ecumenico e rafforzare i legami di amicizia con le comunità cristiane di quel paese.
Il gruppo ha avuto la fortuna di essere accompagnato da tre romeni: Iosif, prete di rito greco-cattolico ma residente ad Arcevia, Constantin, diacono ortodosso residente a Pesaro e Gianina, fresca sposa ortodossa di un italiano cattolico di Monteguiduccio. La loro presenza ha facilitato di molto il gruppo negli incontri avuti. La visita ai numerosi monasteri della Moldova e Transilvania (Agapia, Humor, Voronet e Nocrich, dove vivono centinaia di monache, e quello di Neamt, maschile) ci ha colpito sia per la bellezza dei luoghi e gli affreschi delle pareti esterne che, soprattutto, per l’enorme presenza di monache e monaci, in un paese che uscito dagli anni bui del comunismo sembra vivere una stagione di grandi vocazioni monacali e sacerdotali. L’accoglienza è stata ovunque calda e fraterna. Non sono mancate le occasioni di incontri anche con le comunità protestanti, soprattutto di lingua tedesca come quella di Medias, e con quella greco cattolica, a Brasov e a Medias. Commovente l’accoglienza ricevuta da quest’ultima comunità: sotto una pioggia incessante ci hanno aspettato in duecento per più di un’ora, ci hanno accolto con grande amicizia e abbiamo potuto celebrare assieme nel bellissimo rito orientale di S. Giovanni Crisostomo. Al termine buonissimi dolci e bevande hanno rafforzato ulteriormente l’amicizia e la vicinanza con una comunità che vive momenti non facili ma sembra assai viva e ricca di vocazioni.
Dalla fine del comunismo ad oggi la Romania sta vivendo momenti di grande trasformazione, accentuati dalla recente entrata nella Unione Europea. Ci auguriamo che il popolo romeno sappia trovare una strada propria alla crescita economica e allo sviluppo industriale in cui si è avviata, riuscendo a coniugare tradizione e innovazione, città e campagna, sviluppo e salvaguardia del creato senza ripercorrere i tragici errori dell’occidente opulente. Ciò è importante anche in ordine alla fede, il cui più importante nemico è oggi rappresentato da un consumismo ed individualismo che rischia di minare alla base i valori di solidarietà, sobrietà e condivisione che legano ancora fortemente il popolo romeno.
Infine anche nella stessa Sibiu abbiamo vissuto momenti bellissimi di amicizia e vicinanza fra tutti i cristiani d’Europa: il grido “Unitade, Unitade” che aveva caratterizzato la visita in Romania di Giovanni Paolo II° qualche anno fa è risuonato nuovamente nella Piazza Uniri di Sibiu, dove centinaia di cristiani hanno unito le mani per chiedere ai capi delle Chiese cristiane di accelerare il cammino verso la piena unità. Speriamo che questo grido non rimanga inascoltato.
Siamo ripartiti, sia chi da tanti anni è impegnato nel cammino ecumenico,sia chi vi si accostava per la prima volta, con le stesse convinzioni che il Card. Kasher ha espresso nel suo intervento di apertura all’assemblea di Sibiu: “viviamo in chiese separate. … Questo è contro la volontà e il mandato di Gesù. … è una contraddizione alla volontà di Gesù perciò una espressione del peccato. … All’ecumenismo non c’è alternativa responsabile … La questione dell’unità deve inquietarci; essa deve ardere dentro di noi. … Noi ci conosciamo ancora troppo poco, e per questo ci amiamo ancora troppo poco”.
Questo viaggia ci ha aiutato a conoscerci un po’ di più e ad accrescere quindi l’amore vicendevole e il desiderio di sincera unità.